Taormina, il caso Cicala non è chiuso. Prt: "La coerenza deve valere prima di tutto"
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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De Luca è stato esperto del sindaco dal 2023
La difesa del sindaco di Taormina Cateno De Luca, che ha respinto le dimissioni, non chiudono il caso di Roberto Cicala, presidente di Equità Urbana Spa, al centro di una bufera politica per il maxi pignoramento da 439.000 euro notificatogli un anno fa per debiti Iva degli anni 2010-2014, come ha spiegato lo stesso Cicala, legati alla sua società “Swift”, fondata nel 1998 e cancellata nel 2021, che si occupava di riparazione e manutenzione di computer e periferiche. Un debito legato all'attività imprenditoriale privata che però permane ancora oggi, mentre Cicala ricopre incarichi pubblici e in particolare nel campo della lotta all'evasione ed elusione fiscale. Dunque motivi di opportunità avrebbero dovuto portare ad attendere la regolarizzazione della sua posizione prima assegnarli ruoli legati alla politica. In città il gruppo Progetto Ricostruzione Taormina ritiene che, al di là delle ricostruzioni personali, rimanga un punto politico, perché una funzione così delicata richiede coerenza istituzionale e scelte che non aprano zone d’ombra: «La riscossione vive di credibilità - rimarca Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione e presidente di Prt - chi la guida deve essere inattaccabile sotto il profilo della regolarità tributaria e se quest’ultima è una bandiera rivolta ai cittadini, allora la coerenza deve valere prima di tutto per le nomine apicali della società che deve riscuotere. Non è un attacco personale: è una questione di credibilità istituzionale». Cicala ha spiegato di aver chiesto la rateizzazione per alcuni debiti, la rottamazione per altri e la dismissione per altri ancora ritenuti non correttamente iscritti a ruolo e che nulla in questi anni è stato nascosto. Di certo, però, l’opinione pubblica non era a conoscenza del pignoramento e al di là del fatto che non si tratta di debiti riguardanti tributi comunali, chi viene posto al vertice di una società che si occupa di riscossione e lotta all’evasione non può essere, per una questione di coerenza, debitore nei confronti dello Stato. Progetto Ricostruzione Taormina ricorda di avere già contestato in sede politica e pubblica, anche con una segnalazione alla Corte dei conti, la sostenibilità dell’impianto economico di Equità Urbana, per via di un business plan lacunoso, costi sottostimati e ricavi proiettati in modo poco attendibile nel tempo: «Sono criticità che, se non affrontate con serietà, rischiano di trasformare la partecipata in un problema strutturale per il Comune e in un costo indiretto per i cittadini - evidenzia il gruppo - proprio perché queste criticità non riguardano una sola società, ma il modello complessivo delle partecipate create nel 2025, riteniamo che la risposta non possa essere solo comunicativa: servono controlli veri e per questo abbiamo depositato una mozione per istituire-rafforzare il controllo analogo del Comune di Taormina sulle proprie partecipate, oggi ritenuto carente: reporting, accesso ai dati, obiettivi e verifiche periodiche, per riportare trasparenza e responsabilità dove oggi c’è troppa discrezionalità». Prt chiede coerenza: «Partecipate orientate a servizio e trasparenza, non a potere e consenso; numeri solidi, controlli reali, responsabilità verificabili. Perché quando si moltiplicano le “scatole” senza rafforzare i controlli, non è solo Taormina a perdere: perde credibilità l’idea stessa di buona amministrazione».













