Venerdì 30 Ottobre 2026
Proclamato contro la decisione di trasferire il personale alle società partecipata


Taormina, dipendenti comunali e sindacati sul piede di guerra: il 9 novembre sarà sciopero

di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ

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L'assemblea sindacale in municipio

Sarà sciopero al Comune di Taormina, dove sindacati e dipendenti sono decisi a dare battaglia per contestare la decisione dell’Amministrazione comunale di trasferire parte del personale alle società partecipate. L’astensione dal lavoro è stata decisa all’unanimità nel corso dell’ultima assemblea sindacale, indetta dalle sigle Fp Cgil, Uil Fp, Csa Fp e Ugl Fp, rappresentate dai segretari Antonino Trino, Livio Andronico, Pietro Fotia e Giovanni Panebianco, allo scopo di manifestare contro una scelta non condivisa sin da principio dalle parti sociali e dai lavoratori. Un'assemblea particolarmente partecipata, alla quale ha assistito anche il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Composto, nel corso della quale sono emerse tutte le preoccupazioni dei lavoratori rispetto a un percorso che presenta ancora numerose criticità di natura giuridica, contrattuale, organizzativa e occupazionale. Ieri i sindacati hanno ufficializzato l’indizione dello sciopero per lunedì 9 novembre, quando i dipendenti comunali si fermeranno per l’intera giornata lavorativa. La comunicazione è stata inviata alla prefetta di Messina, alla Commissione di Garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, al sindaco, al segretario generale, al responsabile del Settore Risorse Umane del Comune e per conoscenza al presidente del Consiglio comunale, all’assessore regionale delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, al Dipartimento regionale delle Autonomie Locali. Una decisione assunta dopo la dichiarazione dello stato di agitazione con la richiesta di attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione del conflitto, trasmessa il 6 ottobre alla Prefettura che però non ha convocato le parti per l'espletamento del tentativo di conciliazione. «La decisione di proclamare lo sciopero - scrivono i sindacati - arriva dopo settimane di iniziative sindacali e richieste di confronto che, purtroppo, non hanno consentito di superare le preoccupazioni legate al trasferimento del personale comunale alle società e agli organismi partecipati. Una vicenda sulla quale, sin dall'inizio, abbiamo chiesto chiarezza e soprattutto garanzie. Non siamo contrari a una riorganizzazione dei servizi comunali, ma riteniamo che qualsiasi scelta dell'Amministrazione debba necessariamente partire dal rispetto dei lavoratori e dei diritti che gli stessi hanno maturato nel corso degli anni. Non possiamo accettare che dipendenti che hanno prestato servizio per anni alle dipendenze del Comune si ritrovino, dall'oggi al domani, in una condizione di incertezza rispetto al proprio futuro lavorativo». 

Le questioni sul tavolo e la nota dell’Ispettorato del Lavoro
Le questioni posto sono riguardano il mantenimento dei diritti giuridici, economici e previdenziali acquisiti, la salvaguardia dei livelli occupazionali, la continuità del rapporto di lavoro e, soprattutto, la previsione di clausole che garantiscano ai lavoratori la possibilità di rientrare nell'Ente di provenienza, nel rispetto della normativa vigente e in relazione ai posti che dovessero rendersi disponibili nella dotazione organica comunale. A confermare la fondatezza delle preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali c’è il riscontro fornito dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro, interessato della questione a seguito di una specifica richiesta avanzata dalla Uil Funzione Pubblica, che chiarisce un aspetto tutt’altro che secondario: “In caso di future eccedenze di personale o crisi aziendale di società partecipate, i lavoratori beneficiano di ammortizzatori sociali e procedure di mobilità tipiche del settore privato, ma non conservano il diritto automatico al riassorbimento (reinternalizzazione) in Comune, a meno che non vi siano esplicite clausole di rientro originarie”. «Ecco perché continuiamo a chiedere garanzie precise e scritte - evidenziano le sigle sindacali - non è affatto vero che, una volta trasferiti alle società partecipate, i lavoratori potranno automaticamente rientrare al Comune qualora dovessero verificarsi difficoltà economiche, organizzative o occupazionali. Il riscontro dell'Ispettorato del Lavoro evidenzia una realtà ben diversa da quella che ci è stata rappresentata dall'Amministrazione comunale. Ed è proprio questa la ragione per cui insistiamo affinché vengano previste, prima di qualsiasi trasferimento, esplicite clausole di salvaguardia e di rientro nell'Ente di provenienza. Su quest'ultimo punto riteniamo indispensabile che vengano assunti impegni precisi, messi nero su bianco, attraverso un accordo che offra ai dipendenti garanzie concrete e non semplici rassicurazioni. Quanto emerso durante l'assemblea sindacale del 26 ottobre scorso conferma, del resto, quanto sia diventata delicata questa situazione. Abbiamo ascoltato lavoratori preoccupati, in alcuni casi profondamente sfiduciati, che hanno manifestato apertamente il proprio disagio, anche sotto il profilo psicofisico, per una vicenda che continua a lasciare troppe domande senza risposta. Sono persone che hanno dedicato anni di lavoro al Comune di Taormina e che oggi chiedono di sapere cosa accadrà al loro futuro professionale. Crediamo che questo disagio meriti attenzione e rispetto, non possa essere liquidato con qualche rassicurazione e, soprattutto, non debba essere sottovalutato dall’Amministrazione. Dietro ogni dipendente ci sono una famiglia, responsabilità e anni di sacrifici. Non si può pensare di affrontare una riorganizzazione di questa portata senza tenere conto delle conseguenze che determinate scelte possono avere sulla vita delle persone».

Resta la disponibilità al confronto 
«Abbiamo cercato fino a oggi di privilegiare il confronto - sottolineano le parti sociali - avanzando proposte e chiedendo che venissero individuate soluzioni condivise. La stessa proclamazione dello stato di agitazione, seguita dalla richiesta di attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, dimostra che non abbiamo mai inteso sottrarci al dialogo. Tuttavia, a fronte del permanere delle criticità rappresentate e in assenza di risposte e garanzie che riteniamo adeguate, siamo costretti a ricorrere allo sciopero. Ribadiamo che la nostra disponibilità al confronto rimane immutata. Ma il confronto, per essere utile, deve portare a risultati concreti. Non chiediamo privilegi e non intendiamo ostacolare le scelte organizzative dell'Amministrazione. Chiediamo soltanto che venga garantito ciò che riteniamo fondamentale: la tutela dei lavoratori, il mantenimento dei diritti acquisiti e la possibilità di affrontare il futuro con certezze, non con promesse.  Lo sciopero del 9 novembre non rappresenta una scelta contro qualcuno, ma una scelta a difesa dei lavoratori. Ci auguriamo che l'Amministrazione comprenda fino in fondo la gravità della situazione e che si possano finalmente individuare soluzioni condivise, evitando di alimentare ulteriormente un clima di tensione che certamente non giova né ai dipendenti né al buon funzionamento dei servizi comunali. Ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa a tutela dei lavoratori qualora dovessero permanere le criticità rappresentate».

Le dichiarazioni dei sindacalisti
«Abbiamo ascoltato lavoratori profondamente preoccupati per il proprio futuro, persone che dopo anni di servizio si ritrovano a vivere una condizione di incertezza che non può essere sottovalutata. Dietro ogni dipendente ci sono una famiglia, responsabilità e sacrifici. Non si può pensare di trasferire il personale da un Ente a un altro come se si trattasse semplicemente di spostare numeri da una casella all’altra - dichiarano congiuntamente Livio Andronico, Antonio Trino, Piero Fotia e Giovanni Panebinco - non siamo contrari per principio ai processi di riorganizzazione dei servizi pubblici, ma pretendiamo che questi avvengano nella massima trasparenza e, soprattutto, nel pieno rispetto della dignità e dei diritti dei lavoratori. Non possono essere i dipendenti comunali a pagare il prezzo di scelte amministrative sulle quali, fino a oggi, permangono troppe incertezze. Le rassicurazioni verbali non bastano più. I lavoratori hanno bisogno di certezze, non di promesse. Chiediamo garanzie scritte sul mantenimento dei diritti acquisiti, sulla tutela dei livelli occupazionali e sulla possibilità di rientro nell'Amministrazione comunale. Sono condizioni sulle quali non intendiamo arretrare».


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