Taormina, Cicala riconfermato presidente di Equità Urbana: caso chiuso dopo le dimissioni
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Amministratori e funzionari con gli organi della società
Incassata la fiducia del sindaco già due mesi fa, adesso riceve pieno mandato a proseguire da parte dei colleghi. Nessuno stravolgimento all’interno di Equità Urbana Spa, la partecipata del Comune di Taormina che si occupa di lotta all’evasione e riscossione dei tributi. Il Consiglio di Amministrazione, presieduto da Claudio Salvatore Fiume nella qualità di consigliere anziano, ha infatti riconfermato Roberto Cicala alla carica di presidente, chiudendo così il caso esploso a fine aprile, quando aveva rassegnato le dimissioni. Il passo indietro era arrivato dopo la diffusione della notizia del maxi pignoramento da 439.000 euro notificatogli nel 2025, mentre ricopriva la carica di assessore comunale a Messina, per debiti da partita Iva legati alla sua attività lavorativa negli anni dal 2010 al 2014. Una vicenda che ha fatto divampare le polemiche, anche politiche, visto il ruolo svolto a Taormina proprio nel contrasto all’evasione, con contestazioni da più parti visto che motivi di opportunità avrebbero dovuto portare ad attendere la regolarizzazione della sua posizione prima di assegnarli ruoli legati alla politica. Adesso il Comune di Taormina, socio unico della partecipata, ha designato nuovamente Roberto Cicala per il ruolo di presidente e nel corso dell’Assemblea dei soci è intervenuto l’assessore con delega alle Partecipate, Giuseppe Sterrantino, evidenziando come il dimissionario sia in possesso dei requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza prescritti dalla legge e dallo Statuto. Dunque il Cda (dal quale non si era dimesso), composto oltre che da Claudio Fiume anche da Francesca Panteoro, ha nominato nuovamente Roberto Cicala come presidente, autorizzandolo anche allo svolgimento del ruolo di direttore generale facente funzioni, che non comporta la corresponsione di compenso aggiuntivo. Cicala aveva spiegato di aver chiesto la rateizzazione per alcuni debiti, la rottamazione per altri e la dismissione per altri ancora ritenuti non correttamente iscritti a ruolo e che nulla in questi anni è stato nascosto. L’opinione pubblica, però, non era a conoscenza del pignoramento e al di là del fatto che non si tratta di debiti riguardanti tributi comunali, chi viene posto al vertice di una società che si occupa di riscossione e lotta all’evasione non dovrebbe essere, per una questione di coerenza, debitore nei confronti dello Stato.













