Martedì 12 Maggio 2026
Alla fondatrice della società, che gestisce la struttura a Furci, tocca il 50% delle quote


Storia di un Centro medico conteso: il Tribunale dà ancora ragione alla socia estromessa

di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ

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Il Centro medico di Furci Siculo

Una donazione avvenuta in un momento di scarsa lucidità, poi annullata dal tribunale, le ha fatto perdere l’azienda. La battaglia legale intrapresa per riavere la quota del 50% ha visto più giudici darle ragione, ma finora non è riuscita a rientrarne in possesso. È la storia di Domenica Barbara, che da anni lotta per avere metà delle quote della società “Ippocrate Srl”, fondata nel 1998 insieme al marito Giacomo Savoca, che gestisce l’omonimo centro medico a Furci Siculo. Una vicenda raccontata nel gennaio 2025 anche dalla trasmissione televisiva “Le Iene” di Italia 1. Adesso un nuovo provvedimento le dà ragione, visto che il giudice monocratico Carmela Barbaro della Seconda Sezione civile del Tribunale di Messina ha rigettato l'opposizione al precetto presentata dalla società, notificatole nel febbraio 2023 per eseguire la sentenza del 2022 della Corte d’appello di Messina che ha condannato la “Ippocrate Srl” alla restituzione alla Barbara, assistita in questa battaglia dall’avvocato Nunzio Condorelli Caff, della somma di 32.500 euro con interessi e della titolarità della quota del 50% di partecipazione alla società. Una decisione arrivata in quanto la stessa sentenza ha annullato la donazione del 50% delle quote sociali effettuata nel maggio 2007 da Domenica Barbara ai coniugi Leonardo Racco (nel 1998 nominato direttore tecnico e poi divenuto socio al 50%) e Luciana Lombardo, in qualità di genitori esercenti la potestà sulla figlia minore Mariagrazia Racco, che all’epoca aveva otto anni. Donazione alla minore poi annullata per la riconosciuta incapacità di intendere e di volere della donna, così come due atti di dazione per 30.000 e 2.500 euro alla “Ippocrate” effettuati a gennaio e febbraio 2007. 

Secondo la società, assistita dall’avvocato Antonino Mazzei, la sentenza della Corte d’Appello di Messina non costituirebbe titolo esecutivo idoneo a supportare alcun precetto tendente alla restituzione del 50% delle quote sociali, se non solo dopo il suo passaggio in giudicato non ancora intervenuto visto che dal 2022 pende un ricorso per Cassazione; inoltre il capitale sociale originario di 10.000 euro sarebbe andato perduto e ricostituito esclusivamente con apporti dei soci Racco-Lombardo, sicché Domenica Barbara avrebbe perduto la qualità di socio. Nel settembre 2022, infatti, un mese dopo la sentenza d’appello, il capitale è stato aumentato a 100.000 euro e oggi la proprietà della società risulta per il 77,98% di Leonardo Racco, per il 16,5% della moglie Luciana Lombardo e per il 5,51 % della figlia Mariagrazia Racco. Aumento di capitale che ha portato la quota di Domenica Barbaro al 5%, ma che è stato sospeso nel 2024 dal Tribunale delle Imprese di Catania. 

La giudice ha invece confermato la provvisoria esecutività della sentenza, stabilendo che «ove si negasse, la Barbara sarebbe di fatto privata dei diritti di socio per tutta la durata del giudizio di legittimità, con rischio di concentrazione del controllo esclusivo della società da parte del nucleo familiare Racco-Lombardo, con possibilità di adozione di delibere pregiudizievoli per Domenica Barbara (come gli aumenti di capitale già deliberati nel 2022, impugnati dall’opposta proprio per tale ragione)». Inoltre «escludere l'esecutività della statuizione di restituzione delle quote sociali significherebbe consentire al nucleo familiare Racco-Lombardo di consolidare il controllo esclusivo sulla società, adottando delibere in assenza della socia al 50%, in violazione dei diritti di quest'ultima riconosciuti dalla sentenza». Rigettando l’opposizione al precetto, il Tribunale ha condannato la “Ippocrate Srl” al pagamento di 9.139 euro di spese processuali in favore di Domenica Barbara. Lo scontro legale continuerà adesso fino in Cassazione.


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