Sabato 21 Febbraio 2026
Il dossier di Legambiente sui due comuni e gli schemi di costruzione della litoranea


"Schema 'suicida' sui lungomari di Santa Teresa e Furci. E i pennelli danneggeranno..."

di Redazione | oggi | ATTUALITÀ

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Le piazze esistenti prima del ciclone

Un capitolo del dossier “Il ciclone Harry-Cronaca di un disastro annunciato e della gestione fallimentare del litorale jonico” riguarda i comuni di Santa Teresa di Riva e Furci Siculo. Il sistema di costruzione dei lungomari, sorti negli Anni ’70 e parzialmente modificati negli anni Duemila con strutture a sbalzo, viene classificato come schema “suicida”: «La strada lungomare è stata realizzata direttamente sulla spiaggia e “arricchita” da piste ciclabili e piazzole protese verso la battigia - scrive l’associazione ambientalista - durante il ciclone queste infrastrutture hanno agito da incudine contro il martello delle onde, provocando crolli strutturali del tutto prevedibili: le mappe del Pai indicavano già queste aree come zone a rischio elevato (R4)». Il dossier cita il crollo di gennaio 2025 di 140 metri di lungomare santateresino (porzione realizzata nel 2004) e contesta gli interventi di ripristino: «Harry è stato solo la scintilla di una vulnerabilità costruita nel tempo - viene sottolineato - l’opera nel giro di pochi mesi è stata ricostruita con tanto di piazzale belvedere e scivoli in cemento che si protendono sulla residua spiaggia. La strada, le piazzole e gli scivoli per le barche, nel giro di pochi mesi sono stati ricostruiti occupando la residua spiaggia. La responsabilità dei danni del gennaio 2025 venne attribuita ai ritardi nel rilascio delle autorizzazioni per l’attuazione di un progetto che prevede la realizzazione di 14 pennelli in scogli lavici in mare e il ripascimento con la sabbia del torrente Savoca per un volume complessivo di 253.490 metri cubi, per un importo di circa 8 milioni di euro». Riferimento ai lavori di salvaguardia della costa consegnati ieri. E qui Legambiente Sicilia lancia l’allarme.

I pennelli di Santa Teresa di Riva dannifici per Furci Siculo” 
«Questo intervento rischia di ripercuotersi negativamente sul litorale adiacente, cioè di Furci Siculo - viene sostenuto - i pennelli, infatti, hanno la funzione di catturare e di bloccare il trasporto litoraneo della sabbia e questo blocco di sedimenti verrà ad incidere sul bilancio sedimentario del litorale sottoflutto spostandovi l’erosione». Nel dossier si rileva poi come il lungomare furcese paraonde con la passeggiata a sbalzo in cemento armato, realizzato in parte nel 2007 (tratto centrale) e in parte nel 2022 (tratti a sud e nord), «è stato contrabbandato come opera di difesa con una sagomatura inferiore tondeggiante “studiata” per respingere le mareggiate senza che possano riversare acqua e sabbia sul marciapiede e sulla strada». Ma il ciclone ne ha distrutti 320 metri.

 I lidi balneari: rischio d’impresa o carico pubblico? 
«Harry ha distrutto le strutture fisse dei lidi situate in zone R4 (rischio molto elevato) del Pai Coste della Regione - scrive ancora Legambiente - l’attuale occupazione del demanio marittimo è frutto di una pluridecennale deregulation e di mancanza di pianificazione, che negli ultimi anni è stata più volte censurata dal Consiglio di Stato, dalla Corte di Cassazione e anche dalla Corte Costituzionale per le proroghe generalizzate, in palese violazione delle disposizioni europee e nazionali. Mentre oggi si corre ai “ristori”, la domanda etica e legale resta: se un imprenditore ignora coscientemente un rischio segnalato e decide di non rimuovere le strutture in inverno, perché la collettività dovrebbe risarcirlo? È urgente verificare la reale amovibilità di queste strutture e se la loro permanenza invernale sia compatibile con le norme del Pai Coste. Il profitto è privato, ma i costi dei ristori sono pubblici: è giusto così?».


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