Roccalumera, ecco il piano contro l'evasione Tari: si indaga su 2.600 immobili "sospetti"
di Andrea Rifatto | ieri | ATTUALITÀ
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Amministratori, esperto e dipendenti comunali
«Adesso sarà ancora più difficile uscire in paese e confrontarsi con i cittadini, ma la mancata riscossione dei tributi è la principale causa di dissesto finanziario dei Comuni, compreso Roccalumera». Il sindaco Giuseppe Lombardo presenta così l’avvio di un’imponente azione di lotta all’evasione, che parte dalla tassa rifiuti con la presentazione dello studio finalizzato alla bonifica della banca dati e all’inserimento di tutti gli immobili non dichiarati o dichiarati in maniera parziale o infedele. Un’analisi del tax gap redatta da Roberto Cicala, esperto a titolo gratuito nominato il 14 agosto e messosi subito al lavoro. Dall’indagine è emerso che gli immobili registrati al Catasto sono 8.218, di cui 905 non producono reddito o a destinazione particolare, dunque quelli suscettibili di produrre rifiuti scendono a 7.313: solo 685, però, sono dichiarati con dati catastali (poco meno del 17%), mentre per altri 3.411 il Comune non conosce tali informazioni e i restanti 3.217 edifici non sono neanche presenti nella banca dati della tassa rifiuti. Secondo lo studio redatto dal dottor Cicala, dunque, escludendo 600 immobili non suscettibili di produrre rifiuti, bisogna verificare la tassazione di 2.617 immobili, ossia quasi un terzo del totale. «Abbiamo dato priorità alla Tari e con le bollette del 2025 invieremo una scheda con un questionario da compilare con i dati catastali - ha spiegato Lombardo - che dovrà essere riconsegnato entro 60 giorni: in caso di mancata, errata o infedele risposta da parte dell’utente sarà applicata una sanzione di 500 euro. Poi passeremo alle verifiche su Imu e Cup (suoli pubblici, passi carrabili, e pubblicità)». Al suo fianco anche i componenti dell’Area Economico-Finanziaria, ossia la responsabile Rossella Rigano e la dipendente Roberta Pidoto. L’esperto ha spiegato come gli accertamenti per omesso versamento partano dal 2019: «Già dal 2004 l’utente ha l’obbligo di dichiarare i dati catastali di un immobile ai fini tributari - ha ricordato - altrimenti al Comune manca lo strumento per controllare. Stiamo facendo un passo avanti per verificare l’omessa dichiarazione, utilissimo ai fini del dissesto per aumentare la capacità di entrata e quindi coprire i debiti. Un lavoro già svolto a Santa Teresa di Riva (non per dissesto), Messina e Taormina, scovando tante utenze sconosciute». Le operazioni di aggiornamento e conseguente inserimento di immobili suscettibili a produrre rifiuti poiché non inseriti o inseriti in modo non corretto, consentiranno anche l’emissione di accertamenti per omessa dichiarazione con il 100% di sanzione: gli incassi saranno portati a credito per gli anni successivi e consentiranno di abbassare ulteriormente le tariffe oltre che migliorare il servizio, ad esempio nuovo personale addetto allo spazzamento e alla pulizia delle zone pubbliche, l’installazione di strumenti per evitare l’abbandono di rifiuti nelle zone meno trafficate come i torrenti o lungo le strade che portano alle frazioni. Le previsioni finali sono di accertare almeno il 14,62% di utenze non dichiarate e almeno altre 1.200 utenze da tassare come pertinenze o locali cantina-magazzino: secondo l’analisi tax-gap, il gettito da rimettere a credito nelle tariffe future al momento dell’incasso è di 266.601 euro per anno di imposta non ancora prescritto (per un totale di 1.599.610 euro per tutti gli anni), oltre ad un importo di 79.880 euro (479.283 euro per gli anni non ancora prescritti) di sanzioni per anno da rimettere nel bilancio per una più rapida fuoriuscita dal dissesto finanziario. Aumentare la platea dei contribuenti può inoltre consentire già nel 2026 una riduzione in bolletta del 19,67%, di cui il 10,65% legato alla regolarizzazione dei nuclei residenti, il cui valore di mancato gettito è di 144.376 euro per anno.