Raddoppio ferroviario, Rfi pubblica i dati ambientali: esulta il Comitato Beni Comuni
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Un punto campionamento acque a Sant’Alessio
«Questo primo risultato dimostra che la pressione dal basso funziona, ma nessuno pensi che ora calerà il silenzio: leggeremo e analizzeremo ogni documento, confronteremo i monitoraggi con ciò che i cittadini vivono ogni giorno. Questo è solo l’inizio: la nostra strada è fatta di vigilanza civica, ma anche di proposte concrete». Esulta il Comitato Jonico Beni Comuni, che insieme a diversi cittadini si occupa da molti mesi del raddoppio ferroviario Giampilieri–Fiumefreddo, accogliendo con soddisfazione la pubblicazione dei dati ambientali relativi ai cantieri, come chiesto da tempo ma finora senza risultati. Solo dopo l’ennesima richiesta ufficiale, infatti, sono stati pubblicati sul Portale Osservatori Ambientali del Ministero dell’Ambiente (come previsto dalla normativa) i report di sintesi non tecnica, relativi alle fasi ante operam e in corso d’opera, come comunicato al Comitato con una nota firmata dall’ingegnere Michele Martinelli, responsabile Progetti Sicilia orientale di Rete Ferroviaria Italiana. Pubblicati il tracciato della linea, la localizzazione dei punti di monitoraggio e i contenuti dello stesso, finalizzato a verificare l’insorgere di eventuali effetti negativi sull’ambiente prodotti dalle attività di cantiere e verificare l’efficacia delle misure di mitigazione previste nel progetto ambientale della cantierizzazione (rumori e vibrazioni, atmosfera, acque sotterranee, acque superficiali, vegetazione, flora e fauna). «Ci sono voluti 12 mesi di insistenza, quattro Pec, due incontri, comunicati, sollecitazioni continue - dichiarano i membri del Comitato Beni Comuni - ma alla fine abbiamo ottenuto ciò che dovrebbe essere garantito per legge: il diritto dei cittadini a conoscere ciò che accade sul proprio territorio». Fin dall’inizio, il Comitato ha scelto di non subire passivamente un’opera calata dall’alto, ma di trasformarla in un’occasione per ripensare radicalmente la mobilità, la sostenibilità e la coesione sociale della riviera. Per farlo, però, è ritenuto indispensabile conoscere l’impatto socio-ambientale dell’opera e vigilare affinché non produca danni irreversibili, condizione minima per salvaguardare il futuro dei territori. «Per un anno l’assenza di informazione ambientale certificata e accessibile ha alimentato nella popolazione la percezione di un impatto potenzialmente irreversibile su ambiente, salute e qualità della vita - evidenziano gli attivisti - e non è una percezione infondata: nessuna opera pubblica costruita nell’ombra, nell’omertà e nel silenzio può portare benefici. Il Comitato lo ha ripetuto senza tregua: trasparenza e partecipazione civica non sono optional, sono l’unico antidoto contro scelte che rischiano di scaricare sulla collettività costi e conseguenze. Intanto, mentre i dati venivano negati, i disagi crescevano, e non solo nelle zone limitrofe ai cantieri: mezzi pesanti che attraversano i paesi della riviera, rischi per sicurezza, inquinamento atmosferico e acustico, cittadini lasciati senza risposte. Per oltre un anno il Comitato ha chiesto - come previsto dalla legge - di accedere ai dati che avrebbe dovuto detenere l’Osservatorio ambientale, l’ente tenuto a divulgarli. La risposta? Rimpalli, silenzi, responsabilità negate. La trasparenza, di fatto, è stata ostacolata». I promotori ricordano che l’ingegnere Martinelli e l’allora Commissario di Governo, l’ingegnere Filippo Palazzo, incontrati a Palermo nel luglio 2025, «ci rimandarono all’Osservatorio Ambientale che a sua volta ci rimandò ad Rfi, sostenendo che i dati fossero “di sua proprietà”. E tutti ci dissero che noi cittadini, anche se avessimo letto quei documenti, non li avremmo capiti e avremmo generato “pericoloso allarmismo”. Ma pericoloso per chi? Il pericolo che noi denunciamo riguarda la nostra salute, non certo la loro tranquillità. E mentre ci ripetevano il solito “Siamo qui per rassicurarvi!”, ribadiamo che l’unica rassicurazione è la trasparenza totale, quella che si conquista insieme, non quella che ci concedono dall’alto». Il Comitato ricorda che i sindaci hanno la responsabilità primaria della tutela della salute dei cittadini: «Eppure siamo stati lasciati soli - concludono - a difendere un diritto elementare: sapere cosa accade nei cantieri che stanno trasformando i nostri territori». La sfida urgente, che procede parallelamente alla vigilanza sugli impatti ambientali, è ora quella di ripensare radicalmente la mobilità dei nostri territori. Continueremo a vigilare, a denunciare e a proporre». I documenti possono essere consultati ai seguenti link:













