Mercoledì 25 Febbraio 2026
Ministero e Osservatorio non rispondono alle richieste di trasparenza sui lavori


Raddoppio ferroviario, dati ambientali ancora nascosti: Comitati pronti a dare battaglia

di Redazione | oggi | ATTUALITÀ

247 Lettori unici

Il cantiere di Savoca

Perchè il Ministero dell’Ambiente e l’Osservatorio ambientale della tratta Giampilieri-Fiumefreddo continuano a non garantire la trasparenza e l’accessibilità dei dati ambientali del monitoraggio in corso d’opera su aria, acqua, suolo e salute pubblica dei cantieri del raddoppio ferroviario? È quanto continuano a chiedersi il Comitato Jonico Beni Comuni e altre associazioni della zona, che hanno presentato l’ennesima istanza ai due enti visto che le richieste inviate finora non hanno prodotto risposte. Eppure i dati ambientali sono organizzati e gestiti attraverso banche dati informatizzate sviluppate e implementate dagli stessi esecutori del monitoraggio, che potrebbero mettere facilmente a disposizione della popolazione. Ma tant’è. «Un territorio non può essere trattato come una zona da sacrificare - viene evidenziato dai movimenti civici - le comunità locali vivono da mesi in condizioni che nessuna amministrazione dovrebbe tollerare: polveri e fumi che si respirano ogni giorno, rumori e vibrazioni che disturbano anche di notte, camion che attraversano i centri abitati come fossero autostrade, suolo e falde acquifere potenzialmente compromessi, paesaggio e ambiente stravolti. Dati che devono essere pubblici, ma che restano nascosti: una violazione non solo della legge, ma del rispetto dovuto ai cittadini». La richiesta è netta: rendere noti tutti i dati su aria, acqua, suolo, rumore, vibrazioni e salute; i livelli di polveri sottili e gas di scarico; i risultati delle analisi sui contaminanti; la destinazione degli inerti estratti e le modalità di smaltimento; le misure adottate per ridurre gli impatti già evidenti. 

«Nessuno giochi con la salute del territorio - viene evidenziato - queste informazioni non appartengono ai Ministeri né ai proponenti dell’opera: appartengono ai cittadini che vivono qui. Non ci fermeremo davanti a nessun muro di gomma, siamo stanchi di essere ignorati e non accetteremo più risposte vaghe, rinvii o silenzi. Se le istituzioni hanno i dati, li pubblichino. Se non li hanno, dicano perché. E se qualcuno pensa di poter nascondere informazioni che riguardano la salute pubblica, sappia che non resteremo a guardare». Un messaggio chiaro alle istituzioni: «Chiediamo che l’Osservatorio Ambientale renda pubblici immediatamente tutti i dati in suo possesso, il Ministero garantisca controlli indipendenti e non delegati a chi realizza l’opera e siano adottate misure urgenti per proteggere aria, acqua, suolo e salute dei cittadini. Il territorio non è terra di nessuno e non permetteremo che venga trattato come un’area sacrificabile. Se la trasparenza non arriverà spontaneamente, la pretenderemo con ogni strumento democratico a nostra disposizione». I Comitati rivolgono anche un appello forte alle amministrazioni comunali: «È il momento di prendere posizione - sottolineano - governare non significa limitarsi alla gestione dell’ordinario, ma assumersi la responsabilità di proteggere la comunità e ascoltarne le richieste. Chiediamo ai sindaci e ai Consigli comunali di sostenere con decisione questa richiesta di trasparenza, di affiancarsi ai cittadini e di pretendere, insieme a noi, che ogni dato ambientale venga reso pubblico senza ulteriori ritardi. È il momento di schierarsi dalla parte dei residenti: siamo consapevoli che la realizzazione di una grande opera comporta inevitabili disagi e siamo pronti a sopportarli pur sapendo che i benefici saranno limitati, in quanto quest’opera nasce “sul territorio” e non “per il territorio”. Ma ciò che chiediamo alle Amministrazioni oggi è di garantire che questi disagi non si trasformino in rischi per la salute della comunità».


COMMENTI

Non ci sono ancora commenti, puoi essere il primo.

Lascia il tuo commento

Dichiaro di aver preso visione dell'informativa privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196/2003.