Domenica 04 Ottobre 2026
Al convegno "Monaci sullo Stretto" i risultati degli studi sul sito, ancora in corso


Nuove ricerche a San Pietro e Paolo d’Agrò: quanta altra storia c'è ancora da scoprire?

di Redazione | oggi | ATTUALITÀ

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Il convegno in abbazia

Un pubblico attento ed interessato ha partecipato all’evento “Monaci sullo Stretto-Nuove ricerche ai Santi Pietro e Paolo d’Agrò, organizzato nell’abbazia di Casalvecchio Siculo nell'ambito del Festival del Paesaggio culturale bizantino delle Aree Interne, organizzato da Bria – Byzantine Route International Association e dal laboratorio Eche Lab – Università Mediterranea di Reggio Calabria, con un ampio e qualificato partenariato nazionale e internazionale, per celebrare le Giornate europee del Patrimonio 2026, ossia la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa, promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata per l’Italia dal Ministero della Cultura. Il tema dell’edizione 2026 è “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”. La tappa di Casalvecchio Siculo è stata organizzata da Archeoclub Area Jonica con il patrocinio del Comune di Casalvecchio Siculo, del Parco archeologico di Naxos-Taormina, della Comunità ellenica dello Stretto e dell'Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neoellenici “Bruno Lavagnini”. Nino Santoro, vicesindaco di Casalvecchio Siculo ha portato un indirizzo di saluto a nome dell’Amministrazione comunale, ricordando quanto la sinergia con Archeoclub abbia sostenuto e promosso il complesso dell’abbazia e della sua storia. Il prof. Daniele Macris ha porto un saluto in qualità di presidente della Comunità Ellenica dello Stretto, che ha sponsorizzato l’evento, e di studioso della Grecità nell’area del Messinese, di cui ha ricordato il prolungarsi ben oltre l’esperienza del monachesimo medievale. Ha moderato l’evento Ketty Tamà, presidente di Archeoclub Area Jonica, che ha ribadito quanto la sussidiarietà con il Parco di Naxos e l’Amministrazione comunale abbia favorito recenti iniziative di promozione del territorio come la creazione del Museo immersivo, la nuova segnaletica ed il posizionamento della statua del monaco Gerasimo, del maestro Enico Salemi, nell’area della cavea. “Come ci sforziamo di fare da anni - ha sottolineato Tamà - abbiamo tenuto fede alla promessa di fare della divulgazione la nostra stella polare”.

Il prof. Mario Re, segretario dell’Istituto siciliano di Studi bizantini e neoellenici, ha portato i saluti della presidente, Renata Lavagnini, di cui ha riferito la soddisfazione nel concedere il patrocinio alla prestigiosa iniziativa. Re ha ripercorso la vicenda di Bartolomeo da Simeri a partire dalle fonti agiografiche, in particolare la Vita (bios), in parallelo all’omelia dedicata al santo dall’intellettuale della corte normanna, Filagato da Cerami. Si è poi soffermato sulla fondazione – per volere di re Ruggero II – del Santissimo Salvatore de Lingua Phari, in cui il santo era stato coinvolto poco prima della sua morte, al confronto con i documenti e con il Tipico di Messina, conservato alla Biblioteca regionale universitaria e composto dal discepolo di Bartolomeo, Luca da Rossano, che dopo la morte del maestro si trovò a rivestire la carica di primo Archimandrita. Antonino Tranchina, ricercatore di Storia dell’arte medievale all’Università di Napoli “Federico II”, ha tracciato un profilo della chiesa del Salvatore, costruita sulla Zona Falcata e distrutta da un incendio, a metà Cinquecento. Le fonti iconografiche hanno permesso di coglierne la somiglianza con i Santi Pietro e Paolo di Itala e di Agrò. Tranchina ha presentato i risultati della sua indagine a Itala, la cui chiesa ritiene coeva al cantiere della penisola sul porto, del secondo quarto del XII secolo; ha poi illustrato come i Santi Pietro e Paolo di Agrò rappresentino un ulteriore esito di questo momento e il punto di connessione con le culture artistiche del Mediterraneo crociato e con i saperi matematici del tempo, applicati all’architettura. 

Marie Ange Causarano, professoressa associata di Archeologia medievale all’Università di Messina, ha mostrato i risultati del progetto che conduce dal 2024, in convenzione con il Parco archeologico di Naxos-Taormina. In particolare, la mappatura delle cortine murarie esterne e l’analisi del materiali ha permesso alla studiosa di argomentare due fasi costruttive: l’una corrispondente al perimetrale nord, l’altra al resto della chiesa, che risulta svilupparsi coerentemente intorno ai ‘nodi archeologici’ delle angolate e dell’innesto della teca absidale al corpo trinavato. L’indagine include i resti del monastero, che si sviluppano a sud della chiesa, sullo sperone che si protende verso il greto della fiumara. Nei prossimi mesi si prevedono ulteriori prospezioni e analisi che avranno come oggetto i corpi di fabbrica e i materiali. Roberto Cobianchi, professore ordinario di Storia dell’arte medievale dell’Università di Messina, ha offerto le sue conclusioni, valorizzando le nuove acquisizioni e gli spunti di metodo emersi dalla ricerca sui vari materiali: le testimonianze scritte, tra convenzioni letterarie e corrispondenza alla realtà storica; l’indagine sul perduto, con l’incrocio tra fonti di varia natura; il contributo degli studi alla comprensione degli spazi che rivelano tuttora il fascino del sapere architettonico, ma che furono pensati come luoghi di esperienza del sacro attraverso immagini e arredi, oggi scomparsi, ma destinati originariamente alla pratica rituale e all’espressione del sentimento religioso.


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