Giovedì 29 Gennaio 2026
L’Osservatorio sull’erosione delle spiagge analizza cause e conseguenze del disastro


"Lungomare crollato a Santa Teresa? Ha sfidato il mare, si cambi metodo di costruzione"

di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ

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A sud il lungomare di Santa Teresa (2004) si è ribaltato

Il ciclone che ha investito la costa sud-orientale della Sicilia non è stato solo un evento meteorologico estremo, ma una vera e ulteriore prova sperimentale della fragilità del nostro territorio. A dirlo è l’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina, curato da Enzo Bontempo in collaborazione con Legambiente Nebrodi, commentando il crollo del lungomare di Santa Teresa di Riva, costruito dal Comune nel primi Anni ’70 quando la spiaggia era molto più estesa ed alta di oggi, ceduto per quasi la sua intera estensione di 3,5 km. «Le immagini dei danni parlano chiaro - esordisce l’Osservatorio - le infrastrutture civili sono arrivate troppo vicine alla battigia, sfidando un mare che, per sua natura, non si può controllare. Passata la tempesta, è doveroso pensare alla ricostruzione, ma è vitale chiederci: come siamo arrivati a questo punto?». Al primo posto sul banco degli imputati viene posta l'urbanizzazione rigida: si è costruita una "città lineare" parallela alla riva, spesso entro i 150 metri, aggiungendo piazzole e strutture che hanno ridotto la profondità delle spiagge; poi l’occupazione delle spiagge con manufatti destinati alla fruizione balneare, non rimossi a fine stagione; le difese frammentate, con opere realizzate senza una visione d'insieme, finendo spesso per spostare il problema dell'erosione sui litorali vicini; procedure d'emergenza e interessi, ricorrendo a iter speciali che eludono verifiche ambientali serie, alimentando gestioni poco trasparenti delle risorse per il dissesto idrogeologico; infine reiterazione di interventi che riproducono i problemi che si volevano risolvere. 

«È il caso di Santa Teresa di Riva - sostiene Bontempo - dove lo scorso anno, dopo la distruzione di un tratto di lungomare per una normale mareggiata, lo si è ricostruito con le stesse modalità di prima comprese opere rigide protese verso la spiaggia (piazzole belvedere e scivoli). Le immagini post-ciclone sono la nostra "scatola nera": dove la spiaggia era profonda, il mare si è sfogato senza fare danni. Dove ha trovato cemento e ostacoli rigidi, ha distrutto tutto. Quale futuro vogliamo per la ricostruzione? Continuare con lo stesso modello - evidenzia - significa rassegnarsi al prossimo disastro». Per l’Osservatorio sull’erosione delle spiagge è necessario invece un cambio di paradigma: arretrare le urbanizzazioni dove possibile; adattare quelle che non possono essere rimosse; ripristinare l'equilibrio sedimentario favorendo l’afflusso delle sabbie apportate dai torrenti e pianificare gli interventi su area vasta, perché il mare non riconosce i confini comunali. L’Osservatorio sostiene poi come le opere di difesa che partiranno a breve, con la costruzione di pennelli e frangiflutti, sposteranno l’erosione nel vicino litorale di Furci Siculo: «Basta ricordare che dopo l’intervento a Sant’Alessio Siculo (lavori conclusi nei primi mesi del 2024) l’erosione si è spostata sul litorale di Santa Teresa Riva (quelli del gennaio 2025)».


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