Limina ricorda Nino Siligato, giovane partigiano caduto nella lotta per la Liberazione
di Redazione | oggi | ATTUALITÀ
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Siligato morì a 24 anni
In occasione dell’anniversario della Festa della Liberazione, Limina ricorda Nino Siligato, giovane partigiano caduto nel 1945. Domenica 26 aprile, in Piazza XXV Aprile, sarà scoperta una targa in suo ricordo, su iniziativa dell’Anpi Messina Jonica e dal Comune di Limina. Alla Società Operaia di Mutuo Soccorso, alle ore 10, si svolgerà la Festa del tesseramento “Verso una nuova Resistenza”, per mantenere alta l’attenzione sui valori repubblicani e democratici della nostra Costituzione; seguirà alle ore 11 “La riproposta di un impegno” nel nome di Nino Siligato, con gli interventi di Peppino Restifo, vicepresidente dell’Anpi provinciale di Messina, Angela Maria Trimarchi, presidente dell’Anpi Messina Jonica “Francesco Garufi” e del sindaco Filippo Ricciardi. Nino Siligato, nato a Limina nel 1920, avrebbe voluto fare il sarto, ma poi decise, era il 1938 e aveva 18 anni, di arruolarsi volontario nella Regia Marina e divenne sottoufficiale. Il Corso a Pola e poi gli imbarchi, sulla "Amerigo Vespucci" prima e sulle navi da battaglia poi. Un breve periodo nel IV Gruppo sommergibili nel marzo del 1942 e, quindi, l'imbarco sull'incrociatore "Eugenio di Savoia". Su questa nave Siligato partecipa, il 14 e 15 giugno, alla battaglia di Pantelleria, meritando la Croce di guerra al valor militare. È il 4 febbraio del 1943 quando il giovane sergente viene sbarcato e assegnato al Deposito di La Spezia, dove resta sino all'armistizio dell’8 settembre 1943. Nel marasma generale, lontano da casa, il giovane accetta di entrare a far parte della X Flottiglia MAS repubblichina, ma quattro mesi dopo diserta. Raggiunta una formazione partigiana operante in Val di Taro, Siligato si distingue subito per il suo coraggio, tanto che gli è affidato il comando della Compagnia esploratori della Brigata "Cento Croci" della Divisione "Val Taro". Delle imprese di "Nino" (così lo chiamavano gli amici a Limina e questo fu il suo nome di battaglia), parla diffusamente un sacerdote - don Luigi Canessa - nel libro Sedici mesi di guerriglia sugli Appennini liguri-emiliani."Nino" "trascinò i suoi uomini in epiche gesta" - com'è scritto nella motivazione della massima ricompensa al valore - sino al 20 gennaio del 1945. Quel giorno, reduce da una rischiosa, vittoriosa azione contro le truppe tedesche condotta in collaborazione con paracadutisti alleati, "Nino" si precipitò in soccorso di un gruppo di partigiani caduti in un'imboscata dei nazifascisti a Codolo. Fu falciato da una raffica, durante il generoso tentativo di recare aiuto ai compagni. La Brigata "Cento Croci" prese da quel giorno il nome di "Nino". Ad Antonino Siligato, dopo la Liberazione, hanno intitolato strade i Comuni di Messina e di Limina. Il Consiglio comunale liminese ha deciso, nel 2004, di affidare allo scultore milazzese Ettore Giulio Resta la realizzazione di un monumento di bronzo, che è stato collocato nelle adiacenze di piazza XXV Aprile. Per il coraggio dimostrato fu decorato nel 1948 con la Medaglia d’oro al valor militare dal presidente della Repubblica, con questa motivazione: «Dopo l'8 settembre 1943 fu tra i primi a intraprendere la lotta partigiana, divenendo combattente di terra come lo era stato sul mare. Assunto il comando di un plotone partigiano trascinò i suoi uomini in epiche gesta che cinsero la sua fronte con l'aureola dell'eroismo. Prescelto per un'audace azione di collaborazione con paracadutisti alleati, la portava a termine senza esitazione benché febbricitante e mentre con i suoi compagni era sulla via del ritorno, veniva attaccato di sorpresa da forze nazifasciste. Cadeva mortalmente colpito nel generoso tentativo di portare aiuto ad un gruppo di partigiani che era per essere sopraffatto dal nemico. Magnifico esempio di valore, di ardimento e di abnegazione»













