Letojanni colpita da un microburst: il fenomeno spiegato dal meteorologo - VIDEO
di Redazione | oggi | ATTUALITÀ
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Tettoie scoperchiate, lastre di copertura che volano via, tavoli e sedie sbalzati a metri di distanza, sdraio sbattute in spiaggia, vasi rotti. È il bilancio di quanto accaduto questa mattina a Letojanni, durante il maltempo che ha colpito la zona jonica. In un primo momento è stato ipotizzato che una tromba marina si fosse abbattuta su quel tratto di costa, provocando ingenti danni in particolare ad uno stabilimento balneare e ad un ristorante situato a pochi metri, entambi al centro del paese. Successivamente, invece, è emerso come il fenomeno che si sia verificato questa mattina sia un microburst. A confermarlo è il meteorologo Daniele Ingemi, dopo aver analizzato i danni provocati nella zona colpita e in quelle limitrofe, le immagini di quei momenti e i dati ricavati nella ore successive. «Il microburst è una forte corrente d’aria fredda discendente che si instaura all’interno di un sistema temporalesco che ha raggiunto la fase di maturazione - spiega Ingemi - apportando forti rovesci di pioggia e anche grandinate. Corrisponde ad una colonna d’aria in rapida discesa che quando incontra la superficie del suolo perpendicolarmente tende a espandersi orizzontalmente (divergenza) in tutte le direzioni. Molto spesso la violenta espansione, paragonabile ad un improvviso scoppio (in inglese burst), produce un vortice rotante o un anello di vento entro il quale si generano dei flussi di vento lineare ad elevata velocità ma di opposte direzioni, con notevoli turbolenze e componente piuttosto irregolare e rafficata. I microburst sono all’origine dei violenti colpi di vento che molto spesso accompagnato il passaggio di un intenso fronte temporalesco, specie durante il periodo primaverile ed estivo». A conferma di ciò, Ingemi ha rilevato come la pressione sia aumentata improvvisamente con raffiche di vento a 103 km/h da sud-est, concentriche rispetto alla direzione del temporale: «Alle 11:04 il vento da est ruota a sud-est e s’intensifica di colpo, raggiungendo una media di 69 km/h e una raffica istantanea sui 103 km/h e, nello stesso minuto, la pressione sale di quasi 2 hPa (da 1013,31 a 1015,41 hPa). Tutto in pochi istanti. Questo è il contrario di quello che succede in una tromba marina o in un tornado, in quel caso la pressione crolla perché l’aria viene risucchiata verso l’alto. Qui invece la pressione aumenta. Questi fenomeni sono estremamente localizzati - evidenzia il meteorologo - perché la colonna d’aria che scende dal temporale è stretta (di solito 1-4 km di diametro). Quando tocca terra si apre a ventaglio, ma la zona di massima intensità rimane molto piccola. A pochi chilometri di distanza si può non sentire quasi nulla, mentre al centro si registrano danni gravi, come quelli ai lidi di Letojanni». Come si forma un microburst?
«I microburst si formano a seguito dell’intenso scompenso che si crea all’interno del temporale (che sia una cella singola o un complesso sistema multicellulare) fra “updraft” (forte corrente ascendente che alimenta il cumulonembo) e “downdraft” (forte corrente discendente che si localizza nell’area delle precipitazioni) - prosegue Ingemi - e nella maggioranza dai casi sorgono da nubi cariche di pioggia e forti rovesci, la cui temperatura è più bassa rispetto all’ambiente circostante. Si innesca cosi un “gradiente termico” (una significativa differenza termica) che fa aumentare la pressione nella nube temporalesca, causando un conseguente “gradiente barico” (differenza di pressione) fra la zona temporalesca e le aree circostanti. Tale differenza barica genera un intenso e turbolento flusso d’aria verso l’esterno che serve a bilanciare la pressione. In genere, in presenza di fortissimi “updrafts” l’aria trasportata dalle correnti ascensionali riesce a raggiungere la parte sommitale del cumulonembo (l’incudine), ghiacciandosi e divenendo molto più pesante e gelida rispetto le masse d’aria circostanti. Si forma cosi una sacca d’aria molto fredda e pesante che con il supporto della forza gravitazionale tende a ridiscendere molto rapidamente verso la base del cumulonembo, impattando col suolo tramite le precipitazioni. Una volta raggiunto il terreno le forti raffiche di vento originate divergono dal punto di impatto determinando delle forti e alle volte violente raffiche di vento con velocità e direzione mutevole a seconda delle zone. Questi sono i classici microburst che si manifestano dentro le fitte bande di pioggia e grandine che dalla base della nuvola temporalesca cadono verso il suolo. Nella maggior parte dei casi i microburst si presentano con maggiore vigore sul bordo avanzante del temporale, precedendo e accompagnando il muro di pioggia».













