Domenica 10 Maggio 2026
Accusate a Catania di aver plagiato il fondatore dell'hotel facendogli cambiare testamento


L'eredità dell'Excelsior Palace di Taormina: a processo moglie e nuora del patron Ponte

di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ

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L’Excelsior Palace di Taormina è uno dei riferimenti di Taormina

Un testamento modificato che fa esplodere una guerra tra eredi per la gestione di un famoso albergo, sulla quale adesso si aprirà un processo. Non è una fiction ma la realtà, con al centro la vicenda dell’Excelsior Palace Hotel di Taormina, per la quale sono finite sul banco degli imputati Letizia La Tona e Rosa Maria Castorina, moglie e nuora del fondatore dell’impero, Enzo Ponte. Il gup Pietro Antonio Currò del Tribunale di Catania le ha rinviate a giudizio con l’accusa di circonvenzione di incapace aggravata e il processo si aprirà l’1 ottobre davanti la Prima Sezione penale monocratica. Il procedimento verte sul testamento firmato il 6 ottobre 2016 davanti un notaio di Acireale da Enzo Ponte, morto a Taormina il 13 giugno 2023, all’età di 92 anni, con il quale ha revocato quello precedente del 2007 incrementando le quote dell’asse ereditario nei confronti delle due donne. Secondo l’accusa, La Tona e Castorina, 78 e 58 anni, «in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, si procuravano un profitto consistente nel farsi includere nel testamento del 2016, perché «abusavano dello stato di vulnerabilità emotiva ed incapacità fisica e psichica in cui si trovava in concreto la persona offesa che, ancorché non interdetta o inabilitata all'epoca dei fatti, era soggetto anziano di 86 anni, fisicamente impossibilitato a deambulare, isolato socialmente ed affettivamente in quanto anche privato di telefono cellulare per sentire i figli autonomamente». Moglie e nuora hanno presentato al notaio un certificato medico, redatto il 4 ottobre 2016 da un medico del Policlinico di Messina, che secondo la Procura era idoneo ad indurlo in errore circa la reale capacità di Enzo Ponte, attestante «un modico stato depressivo e lievi deficit della memoria a breve termine che tuttavia non compromettono la capacità di critica e di giudizio e la capacità di intendere e di volere». 

 

La modifica della volontà testamentaria ha comportato un vantaggio per le posizioni di La Tona e Castorina - è l’accusa - perché la prima ha visto accrescere la propria quota dell'asse ereditario da 1/4 (che le sarebbe spettato con il testamento del 2007) a 1/3 (in virtù della quota spettante al coniuge superstite) e nella gestione delle società alberghiere si è passati dal precedente testamento in cui era stato previsto il lascito delle stesse al figlio Roberto Ponte al nuovo con il quale anche la totalità delle quote societarie è finito in comunione tra gli eredi. Dunque le due donne hanno potuto conservare la governance delle società, controllando i 5/9 dell'asse ereditario e la maggioranza delle quote delle società alberghiere di cui era titolare il fondatore. Per la Procura di Catania «deve escludersi che Ponte Enzo possedesse la capacità testamentaria al momento in cui è stato redatto il testamento del 6 ottobre 2016» e la circonvenzione di incapace è aggravata dall’aver approfittato di persona che per età e condizioni di salute non poteva difendersi e dall’avergli procurato un danno patrimoniale di rilevante gravità. Letizia La Tona e Rosa Maria Castorina sono difese dagli avvocati Tommaso Autru Ryolo e Antonello Scordo, le parti civili Roberto e Rosalia Ponte dagli avvocati Salvatore Liotta e Fabio Ambrosio.

La nota degli avvocati Autru Ryolo e Scordo
«Rappresentiamo da un lato il dispiacere per i potenziali danni di immagine, dall’altro la certezza delle buoni ragioni delle nostre assistite, prof.ssa La Tona e dott.ssa Castorin - commentano i legali difensori - le quali, con la consueta fiducia, attenderanno la definizione del procedimento sorto a seguito della ennesima iniziativa delle controparti. In ciò confortate, come i difensori, dalle precedenti decisioni adottate in sede giudiziaria e dalla netta ed a loro favorevole presa di posizione dello stesso Ufficio della Procura della Repubblica di Catania che ha già ritenuto in più occasioni l’assoluta insussistenza di responsabilità, richiedendo dapprima l’archiviazione e successivamente il proscioglimento».


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