La vecchia cava di gneiss a Savoca: Comune e Distretto minerario condannati dal Cga
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Il sito di contrada Mandrazzi
Parzialmente ribaltata in appello la sentenza del Tar di Catania che nel luglio 2023 ha rigettato il ricorso del 2011 della “Sicobit” sulla richiesta di risarcimento, presentato contro il Comune di Savoca e il Distretto minerario di Catania, finalizzato ad ottenere il pagamento dei danni subiti dall’azienda dopo l’annullamento dell’autorizzazione all’attività nella vecchia cava di gneiss. Il Cga di Palermo ha accolto in parte le richieste avanzate in secondo grado e ha condannato Comune e Distretto minerario, in solido tra loro e in parti uguali, a pagare alla “Sicobit” l’importo di 126.000 euro a titolo di risarcimento danni, cifra da rivalutare anno per anno oltre interessi, oltre a 7.000 euro di spese del doppio grado di giudizio. I giudici hanno ritenuto «incontestato che l’appellante non ha potuto svolgere attività estrattiva nella cava di gneiss di contrada Mandrazzi per il periodo 13 agosto 2008-29 luglio 2009» e riconosciuto «il danno ingiusto e il nesso di causalità tra quest’ultimo e il provvedimento illegittimo», mentre non hanno riconosciuto altre voci di danno, pretese a titolo di lucro cessante come la rinuncia a importanti commesse o a gare pubbliche, risultate sprovviste di prova, così come sprovviste di supporto probatorio sono state giudicate altri voci di danno (immagine, perdita di clientela e perdita dell’avviamento industriale). La “Sicobit”, difesa dagli avvocati Andrea Scuderi e Giuseppe Sciuto, chiedeva a Comune (difeso dall’avvocato Cecilia Nicita) e Distretto (difeso dall’Avvocatura dello Stato) un risarcimento di ben 1.260.000 euro per mancato guadagno nel periodo di chiusura della cava, corrispondenti all'estrazione di circa 126.000 metri cubi di inerti. Un dato contestato dal Distretto minerario di Catania, con richiamo alle statistiche annuali fornite dall’interessata, alle caratteristiche orografiche della cava e alle difficoltà dei collegamenti interni, indicando il dato di 2.500 metri cubi (pari a 6.000 tonnellate) come più realistico. Il Cga ha quindi ritenuto equo ridurre il guadagno stimato, riferibile al periodo di fermo forzato della cava, al 10% dell’importo vantato, pari a 126.000 euro alla data del 30 luglio 2009. La vicenda nacque il 3 luglio 2008, quando il Comune rilevò la mancanza della distanza minima di 500 metri tra la cava e i nuclei abitati, accertando che fosse invece di 221 metri, oltre alla presenza di una situazione di pericolo per l’accesso al sito tramite un alveo torrentizio. Il 13 agosto 2008 il Distretto minerario annullò l’autorizzazione del 1996, all'epoca rilasciata alla società "Geico", con la sospensione immediata dei lavori di estrazione, ma poi nel 2009 il Cga di Palermo accolse il ricorso della “Sicobit” e annullò i provvedimenti di entrambi gli enti. Due anni dopo la società si rivolse al Tar per chiedere i danni per la preclusione dell’attività dal 13 agosto 2008 al 29 luglio 2009 e in primo grado, nel 2023, i giudici avevano rigettato il ricorso stabilendo che «non può essere riconosciuta la responsabilità delle Amministrazioni coinvolte, in quanto le stesse sono incorse nel cosiddetto errore scusabile, determinato dalla oggettiva complessità della situazione di fatto che ha avuto origine dalla perizia effettuata dal Comune, in forza della quale è risultata una distanza minore dei 500 metri richiesta dalla legge» e dunque la richiesta di risarcimento non era stata accolta perchè «non è stato fornito alcun riscontro probatorio in ordine al dedotto esercizio del potere amministrativo in spregio alle regole di correttezza, imparzialità e buona fede ed alla sussistenza dell'elemento soggettivo nella forma del dolo ovvero della colpa grave». Il commento dell’Amministrazione comunale
«Le richieste della società, se fossero state integralmente riconosciute da parte dei giudici - commenta l’Amministrazione comunale di Savoca - avrebbero potuto determinare un'esposizione complessiva in capo all’Ente superiore ai due milioni di euro, considerando anche interessi e rivalutazione». «Per Savoca è un risultato che ci permette di guardare al futuro con maggiore serenità - dichiara il sindaco Massimo Stracuzzi - per anni abbiamo dovuto accantonare risorse importanti per fronteggiare un rischio potenzialmente enorme. Oggi quel rischio è finalmente circoscritto e quantificabile. Ogni euro che riusciremo a liberare, completati gli adempimenti necessari, vorrei che tornasse alla nostra comunità. Dietro un bilancio non ci sono soltanto numeri: ci sono persone verso le quali abbiamo il dovere di dare servizi migliori e opportunità. La sentenza riguarda il passato. Adesso guardiamo al presente. Da oggi si apre un nuovo capitolo. Il Comune rispetterà le sentenze e farà fino in fondo ciò che gli compete. Ma allo stesso modo pretenderà, senza esitazioni, il rispetto rigoroso delle regole a tutela del proprio territorio e della propria comunità. Voglio che Savoca smetta di vivere con lo sguardo rivolto a vicende nate quasi vent'anni fa - prosegue Stracuzzi - chiudiamo il passato, facciamo chiarezza sul presente e restituiamo a Savoca le risorse che merita. È alle risorse disponibili che dobbiamo pensare quando decidiamo quale futuro costruire per Savoca». L’assessora al Contenzioso, Simona Gentile, dichiara: «Eravamo ben consapevoli che ci potesse essere il rischio di una riforma della sentenza di primo grado, ma alla fine abbiamo ottenuto un buon risultato, in quanto la riforma è stata solo parziale con un esborso di denaro notevolmente ridotto rispetto alle richieste della Sicobit. Di fatto alla società è stato riconosciuto solo il 10% di quanto chiesto. Con questa sentenza del Cga Sicilia si mette un punto su una vicenda alquanto spiacevole per il Comune di Savoca che durava da tantissimi anni. Condivido il pensiero del sindaco: da oggi si riparte con l’obiettivo di garantire sempre e soltanto il bene di Savoca e della comunità savocese».













