La talpa “Igea” si ferma a Pagliara: trovato un "lago sotterraneo" da prosciugare
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Trivelle e ruspe nel torrente Pagliara
La natura ferma l’uomo e lo costringe a studiare soluzioni per andare avanti rispettandola. Si blocca la talpa “Igea” del raddoppio ferroviario Giampilieri-Fiumefreddo, all’opera da aprile 2024 per realizzare la galleria a doppia canna “Sciglio”, lunga 9,3 km, la più estesa che partendo dalla fermata di Nizza-Alì attraversa i territori di Nizza di Sicilia, Roccalumera, Furci Siculo (sottopassando i torrenti), Santa Teresa di Riva e Savoca, da dove la linea prosegue in viadotto sul torrente d’Agrò fino alla stazione di Sant’Alessio Siculo. A bloccarla un “muro d’acqua” nel torrente Pagliara, dopo quasi 4 km scavati in due anni e mezzo, che ha costretto il Consorzio Messina-Catania Lotto Nord ad un intervento urgente di manutenzione della testa fresante. Nel corso del sottoattraversamento, infatti, in fase di avanzamento della tunnel boring machine si sono riscontrate criticità a causa delle condizioni idrogeologiche rilevate in corrispondenza della camera di scavo, resa inaccessibile a causa di ingenti venute d’acqua non gestibili con gli ordinari mezzi e modalità di mitigazione dello scavo meccanizzato. Nei terreni costituiti da ghiaie e sabbie limose, al km 28,700 della nascitura linea, è stato quindi previsto un intervento di abbattimento temporaneo del battente idraulico, mediante la costruzione di tre pozzi di emungimento sulla sponda destra, con reimmissione in alveo allo scopo di abbattere il livello piezometrico della falda che in progetto era stato calcolato tra 64 e 82 metri sul livello del mare. Ogni pozzo ha una portata di progetto di 30 litri al secondo e si prevede quindi una portata complessiva di circa 90 litri al secondo (circa 7800 metri cubi al giorno): un’operazione di dewatering, termine con il quale si intendono tutte le attività volte a drenare o rimuovere le acque sotterranee o superficiali da un alveo, durante la quale le acque emunte dai pozzi, costituite da acque sotterranee naturali provenienti dal medesimo acquifero alluvionale interessato dall’intervento, saranno restituite al sistema idrogeologico locale mediante immissione nell'alveo del torrente Pagliara a circa 220 metri a valle dell’area di realizzazione dei pozzi, tramite tubazioni già posate nel letto del Pagliara. La qualità delle acque, prima della loro immissione nell’alveo, sarà accertata mediante apposite analisi di laboratorio. Le simulazioni numeriche hanno confermato la fattibilità tecnica della soluzione proposta: il raggiungimento della quota di abbattimento della falda idonea all’esecuzione delle attività in camera di scavo in condizioni di sicurezza richiede, in funzione del valore di conducibilità idraulica considerata, da due giorni a tre giorni in uno scenario di carico idraulico minimo, mentre in uno scenario di carico idraulico massimo le tempistiche richieste possono variare da 10 giorni a più di 40 giorni, a seconda della conducibilità idraulica considerata. Ruspe e trivelle sono già al lavoro per superare l’ostacolo e far ripartire la talpa “Igea”.













