La costa jonica e l'erosione "Ecco come la "città lineare" ha distrutto la spiaggia"
di Redazione | oggi | ATTUALITÀ
di Redazione | oggi | ATTUALITÀ
666 Lettori unici
Secondo i dati più recenti, il 77% della fascia costiera siciliana è a rischio di erosione, tuttavia prosegue l’avanzata del cemento e negli ultimi 15 anni è stato consumato oltre il 6% del territorio costiero. È quanto denuncia Legambiente Sicilia nel dossier “Cronaca di un disastro annunciato e della gestione fallimentare del litorale jonico”, dove si analizzano cause ed effetti del ciclone Harry e la condizione critica della fascia jonica compresa tra Giardini Naxos e Scaletta Zanclea. Il documento, redatto dall’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina con la collaborazione di Tommaso Castronovo (presidente Legambiente Sicilia), Salvatore Granata (esperto dell’Osservatorio), Enzo Bontempo, Angelo Di Marca e Salvatore Gurgone, è stato presentato a Messina. «La densità edilizia lungo la fascia litoranea, ossia il rapporto tra volumetria costruita e superficie, è di molto superiore alla media nazionale, con punte di oltre i 3.000 abitanti potenziali per kmq in alcuni comuni turistici - si legge nel documento - a fronte di un decremento demografico accertato, continuano ad aumentare consumo di suolo e volumetrie edilizie, segno di un modello urbanistico insostenibile, iniquo e orientato prevalentemente all’estrazione di valore economico e alla capitalizzazione della rendita fondiaria. È da queste premesse che occorre partire per interpretare le cause e gli effetti del ciclone Harry, che ha colpito in particolare la costa jonica siciliana, e per individuare soluzioni efficaci volte a garantire la sicurezza delle popolazioni, la tutela delle economie locali e la resilienza degli ecosistemi costieri. Gli eventi che oggi definiamo “estremi” e “rari” sono destinati, infatti, a ripetersi con crescente frequenza e intensità, imponendo un cambio di paradigma nelle politiche di gestione del territorio e di adattamento ai cambiamenti climatici» Pressione antropica e saturazione costiera Densità reale, saturazione fisica e stress stagionale
Nel dossier viene spiegato come l’attuale saturazione della fascia jonica tra Giardini Naxos e Scaletta Zanclea è l’esito di una metamorfosi radicale avvenuta in meno di un secolo. Le foto aeree del 1954 restituiscono l’immagine di un ecosistema ancora integro: un litorale libero, spiagge profonde alimentate dal costante apporto sedimentario dei torrenti e una resilienza naturale garantita dai sistemi dunali. «Questo equilibrio è stato spezzato dal declino dell’economia agricola collinare - si legge - che ha innescato uno spostamento di massa dell’asse demografico verso la costa, attratto dalla direttrice della Statale 114 e dal nascente polo turistico legato a Taormina. Se i primi nuclei urbani rispettavano l’asse stradale storico, le espansioni successive si sono proiettate aggressivamente verso il mare. Le passeggiate lungomare, nate come spazi di svago, sono state trasformate in veri e propri assi viari intercomunali, spesso ampliati occupando ampie porzioni di arenile. Tale modello urbanistico non ha risposto a reali esigenze abitative dei residenti - come dimostra la crescita slegata dall’andamento demografico stabile - ma alla volontà di massimizzare la rendita fondiaria attraverso la costruzione massiva di seconde case. Il risultato è una “città lineare” che ha cancellato la protezione naturale delle dune: oggi i muri di contenimento delle strade riflettono il moto ondoso, accentuando l’erosione e costringendo all’uso di barriere frangiflutti, che degradano il paesaggio e la qualità dell’acqua». Secondo Legambiente «si è giunti così ad un paradosso economico e ambientale: per difendere ad oltranza l’edificato e le infrastrutture costiere, si distrugge sistematicamente la spiaggia, ovvero la risorsa primaria da cui dipende l’economia turistica locale». Sotto il profilo della legalità, viene sostenuto come «gli ampliamenti dei lungomare realizzati dopo il 31 dicembre 1976 siano in palese violazione della Legge regionale 78 del 12 giugno 1976, che imponeva il divieto di edificazione entro 150 metri dalla battigia per preservare l’integrità dell’ambiente costiero. Questa pressione antropica insostenibile, documentata dai dati di densità e di carico stagionale, rappresenta oggi la sfida principale per la sicurezza del territorio e la sopravvivenza del suo modello economico».
In comuni come Nizza di Sicilia o Furci Siculo, la densità statistica appare bassa (~200 ab./kmq) a causa dell’estensione montana. Tuttavia, se calcolata sulla sola striscia urbanizzata costiera, il valore reale supera spesso i 1.500-2.000 ab./kmq. Giardini Naxos e Santa Teresa di Riva si confermano i “centri di massa” del litorale, con densità stabilmente sopra i 1.000 ab./km², rendendo ogni intervento infrastrutturale estremamente complesso per mancanza di spazio. Letojanni e Sant’Alessio Siculo, pur avendo popolazioni residenti contenute, subiscono l’impatto turistico più violento della riviera, con la popolazione che quintuplica nel mese di agosto.













