Venerdì 03 Aprile 2026
Un fenomeno non nuovo a Forza d'Agrò, borgo adesso diviso dopo il terremoto giudiziario


Il viziaccio ventennale delle false residenze e il ruolo della "vecchia volpe guarneriana"

di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ

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Già nel 2006 ci fu un'indagine

«Un fenomeno che purtroppo non appare affatto nuovo né inusitato per alcune piccole realtà meridionali”. Era il 2012 e a scriverlo era il giudice Giovanni Albanese del Tribunale di Taormina, nella sentenza di primo grado con la quale condannava quattro persone per il reato di falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sull’identità o su qualità personali proprie o di altri, commesso a Forza d’Agrò in occasione delle elezioni amministrative del 2006. In appello, nel 2016, quella vicenda scaturita da un esposto presentato dieci anni prima si chiuse con la prescrizione. Ma quel fenomeno, a Forza d’Agrò, non è mai sparito e anche nelle successive tornate elettorali si è manifestato in tutte le sue forme, sfacciatamente, senza alcuna remora, da parte di chi pur non avendo legami o interessi in paese improvvisamente, nel periodo precedente la consultazione elettorale, decide di trasferire la propria residenza solo per partecipare al voto. Un modus operandi ormai consolidato, con “basisti” locali che forniscono l’appoggio e reggono le fila dell’operazione. Due anni fa, però, la situazione è sfuggita di mano e si è tentato di far “impiantare” nuovi forzesi anche nei pollai e nei ruderi, come raccontammo nelle settimane prima del voto. Il paese si ritrova con una parte di cittadinanza incredula dinanzi alle decisioni della magistratura e l’altra che si attendeva da tempo una risposta dello Stato, ritenendo che si fosse ormai superato ogni limite. La voglia di parlare è poca, a parte qualche “sfogo” social, e ci si chiede adesso cosa accadrà dentro e fuori il Palazzo. La maggioranza di governo si ritrova “orfana” del suo capo e a reggere le sorti del Comune è ora la vicesindaca Cristina Santoro, mentre l’opposizione riflette su come agire e sarebbe intenzionata a chiedere le dimissioni del sindaco Bruno Miliadò, dopo aver chiesto già all’indomani delle elezioni l’annullamento della consultazione che vide sconfitta Melina Gentile. In quell’occasione il sindaco evidenziò che molte richieste di residenza fossero state bocciate dalla Polizia locale e che non fosse possibile fare il processo alle intenzioni e stabilire come avessero votato gli elettori. 

Le accuse alla "vecchia volpe guarneriana"
La Procura riconosce che la pratica delle "residenze portate" nel 2024 sia propria di entrambi gli schieramenti politici, sia di quello a sostegno della candidatura di Bruno Miliadò sia di quello che supportava Melina Gentile, ma ritiene sia stato messo in piedi un gruppo criminoso organizzato con un modus operandi unitario finalizzato al compimento di falsi, avendo appurato nel corso delle indagini che già diversi mesi prima delle elezioni erano stati pianificati i falsi spostamenti di residenza che sarebbero stati funzionali al raggiungimento della vittoria elettorale per lo schieramento del sindaco uscente. Per gli inquirenti, infatti, Miliadò ha utilizzato indebitamente il potere politico di cui disponeva indirizzando l'attività istituzionale svolta per ottenere maggior voti possibili e, comunque, più della fazione avversaria e sfruttando la posizione di potere rivestita ordinava agli agenti quali verifiche effettuare e quando effettuarle. Tutto ciò ha comportato per l'accusa l'inquinamento del corretto svolgimento delle elezioni amministrative del 2024, con l'elezione di alcuni candidati (Di Cara e Bondì) e l'aiuto arrivato comunque dai non eletti, in quanto i loro voti hanno comunque contribuito alla vittoria. «Bruno non è uno che si mangia i soldi, ma stai tranquillo che con le mani vuote a casa non se ne va - diceva un dipendente comunale ad un collega mentre la cimice dei carabinieri registrava tutto - perché tu a Bruno non lo conosci, Bruno è una vecchia volpe “guarneriana”,  lui è nel Municipio dal 1975», riferendosi all’ex primo cittadino Giuseppe Guarnera in carica dal 1952. L’epoca del “cavaliere”, esponente del Partito socialista italiano e padrino politico dell’attuale sindaco, che ne ha raccolto l’eredità, si concluse nel 1993 con un arresto per un caso di tangenti. Adesso Forza d’Agrò si chiede se questa vicenda di cronaca segnerà la fine di un’era politica, iniziata nel 2006 con la prima elezione a sindaco di Bruno Miliadò, poi decaduto pochi mesi dopo e rieletto nel 2019, già condannato in via definitiva per falso ideologico e violazione al Testo unico per l’elezione delle amministrazioni comunali.


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