Il lungomare di Santa Teresa fatto crollare dalla... burocrazia: "La Regione non ha colpe"
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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I pennelli avrebbero smorzato le onde
Se il litorale santateresino fosse stato difeso dalle opere di salvaguardia della costa progettate in questi anni, il lungomare oggi sarebbe salvo? È la domanda che si pongono tanti cittadini, delusi dai continui ritardi nell’avvio dei lavori finanziati negli anni scorsi dalla Regione con 10,6 milioni di euro e con un appalto integrato per la progettazione e la realizzazione affidato già nel 2021. Il progetto esecutivo prevede 14 pennelli in scogli lavici con una parte emersa ortogonale alla spiaggia ad un metro e un’unghia soffolta, parallela alla battigia, estesa sia a Nord che a Sud a meno due metri sul livello del mare, con dei raccordi alla parte emersa; 15 barriere in materiale sciolto a meno cinque metri sul livello del mare e il ripascimento sulla spiaggia con la sabbia del torrente Savoca. «Stiamo accelerando per avviare i lavori dell'appalto, già assegnato dalla Struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico - aveva detto il presidente della Regione, Renato Schifani, mentre si trovava a Santa Teresa di Riva il 31 gennaio 2025 per l’avvio dei lavori di ricostruzione del lungomare crollato - abbiamo nominato un nuovo direttore dei lavori, a breve si terrà una conferenza di servizi finalizzata a dare il via libera definitivo. Ho preso in mano personalmente la situazione, con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, speriamo di dare inizio, entro marzo, a questa grande opera che i cittadini attendono da troppo tempo». È passato un anno, di cantieri nemmeno l’ombra e il lungomare adesso è crollato quasi interamente. «Avevamo lavorato proficuamente con il sindaco e la Struttura contro il dissesto per l’attivazione delle opere di salvaguardia della costa che erano pronte a partire - ha commentato nei giorni scorsi Schifani, tornato dopo il ciclone Harry - poi motivi procedurali amministrativi, non dipendenti dalla Struttura commissariale contro il dissesto o dal Comune, hanno rallentato l’inizio di questi lavori. Se fossero stati completati, non avremmo assistito a questo scenario - ha ammesso il presidente - ma in questi casi non amo rincorrere responsabilità, ci sarà tempo per verificarle, in questo momento credo in un atto di solidarietà della politica e delle istituzioni per dare esempio ai cittadini che non si litiga sulla pelle degli altri, è il momento della coesione, del fare squadra e sistema». Schifani non ha voluto dunque specificare i motivi di questi ritardi, ma dagli atti emerge come la procedura avviata nel novembre 2022 dal Commissario di Governo per il contrasto del dissesto idrogeologico per il rilascio del Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) si sia conclusa solo il 4 agosto 2025, con la firma del decreto da parte dell’assessore regionale al Territorio e Ambiente. In mezzo una serie di infiniti passaggi burocratici, aggiornamenti, integrazioni e procedure chieste solo all’ultimo istante, come quanto avvenuto il 14 gennaio 2025, quando il Dipartimento regionale dell’Ambiente ha invitato il Commissario di Governo a presentare, entro 30 giorni, istanza di Autorizzazione regionale ex art. 109 del D. Lgs. n. 152/2006, ossia la norma che autorizza l’immersione in mare di materiali di escavo. E poi la conferenza di servizi, una nuova campagna di caratterizzazione dei sedimenti prelevati nel torrente Savoca, verifiche sulla loro compatibilità con quelli della spiaggia, pareri intermedi e pareri finali. «Se avessimo avuto le barriere e il ripascimento - ha commentato il sindaco Danilo Lo Giudice - non avremmo avuto questi danni». Ancora oggi l'iter è in corso per la validazione finale del progetto e non è avvenuta la consegna dei lavori, E oggi, da una spesa di 10 milioni di euro per salvare la costa, ne serviranno almeno 60 per ricostruirla.













