Giovedì 05 Novembre 2026
Restano in piedi le ordinanze del Riesame che hanno revocato arresti e restrizioni


False residenze Forza d'Agrò, la Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi: tutti liberi

di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ

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Il caso riguarda le elezioni comunali del 2024

Restano tutti in libertà gli indagati principali dell’inchiesta sulle false residenze a Forza d’Agrò. Non hanno infatti superato il vaglio dell’ammissibilità i ricorsi presentati alla Corte di Cassazione dalla Procura della Repubblica di Messina, finalizzati a chiedere l’annullamento delle ordinanze del Tribunale dei Riesame con le quali lo scorso 23 aprile sono stati revocati gli arresti domiciliari al sindaco Bruno Miliadò, al capogruppo di maggioranza Emanuele Di Cara, all'ispettrice capo della Polizia locale Carmela Bartolone, all'ausiliario del traffico Carmelo La Rocca e il divieto di dimora al consigliere di maggioranza Pippo Bondì, ristretti l’1 aprile in applicazione dell’ordinanza di custodia cautelare. La Quinta Sezione Penale della Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, dunque senza entrare nel merito della questione, mentre il procuratore generale ne aveva chiesto l’accoglimento. Le motivazioni si conosceranno nelle prossime settimane. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Tommaso Autru Ryolo, Bonaventura Candido, Corrado Rizzo, Fabio Di Cara, Massimo Brigandì, Francesco Gazzara e Renzo Briguglio, che hanno discusso oralmente i ricorsi davanti agli ermellini presentando corpose memorie difensive per chiedere di dichiarare inammissibili i ricorsi o in subordine di rigettarli perché infondati, confermando l’annullamento dell’ordinanza cautelare del Gip. La Procura riteneva invece che le ordinanze del Riesame contenessero motivazioni illogiche e contraddittorie, in violazione di legge e con vizi di motivazione in ordine alla ritenuta insussistenza delle esigenze cautelari, per la Procura ancora necessarie. Tutti gli indagati restano dunque in libertà e il passaggio in Cassazione non metteva in discussione la permanenza o meno in carica degli amministratori comunali, che avrebbero rischiato una nuova sospensione solo in caso di annullamento delle ordinanze del Riesame.

L’inchiesta è coordinata dalla sostituta procuratrice Francesca Bonanzinga e le indagini sono ancora aperte: nelle scorse settimane i Carabinieri hanno continuato ad interrogare i 72 indagati, molti dei quali si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’accusa contesta ai cinque indagati principali i reati di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico, perché secondo l'accusa avrebbero alterato l'esito delle elezioni del 2024, vinte da Miliadò con 40 voti di scarto, in quanto secondo le indagini condotte dai Carabinieri su 96 richieste di residenza 59 sarebbero false. In primavera il collegio composto dai giudici Maria Vermiglio, Letteria Silipigni e Antonino Aliberti ha invece escluso la sussistenza dell’associazione a delinquere, contestata come strumentale alla rielezione di Miliadò e dei candidati della sua lista, ritenendo che «la circostanza che gli ispettori Orazio Maccarrone e Carmela Bartolone si siano presentati dai Carabinieri per denunciare la gestione delle pratiche di residenza direttamente dal sindaco risulta eccezionalmente sintomatica dell'assenza di un comune programma delittuoso e di stretti legami fiduciari tra Miliadò e gli agenti accertatori». Per il Riesame «non traspare l'esistenza di un accordo tra sindaco, esponenti della maggioranza (Bondì e Di Cara) e gli agenti della Polizia municipale, finalizzato ad attestare falsamente l'effettiva dimora nel comune di Forza d'Agrò di soggetti la cui richiesta di trasferimento di residenza era finalizzata all'esercizio del diritto di voto in occasione delle consultazione elettorali del giugno 2024 in favore dell'Amministrazione uscente, quanto piuttosto l'esistenza di una prassi consolidata, risalente nel tempo e comune ad entrambi gli schieramenti politici».

Più informazioni: false residenze forza d'agrò  


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