Lunedì 12 Gennaio 2026
Insediamento del Tribunale e della Commissione storica per il parroco ucciso dai nazisti


Don Antonio Musumeci verso la santità: a Sant’Alessio aperta l’inchiesta diocesana

di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ

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L'arcivescovo presiede il Tribunale

«Un pastore rimasto vicino ai suoi concittadini che non potevano nascondersi durante la guerra, dando la vita per il suo gregge: una testimonianza viva che ancora parla, un testimone credibile e fedele di Gesù». L’arcivescovo di Messina, monsignor Giovanni Accolla, ha tratteggiato così la figura di don Antonio Musumeci, aprendo nella chiesa Madonna delle Grazie di Sant’Alessio Siculo la prima sessione dell’inchiesta diocesana che ha dato il via alla Causa di Beatificazione e Canonizzazione sulla vita, il martirio e la fama del parroco Servo di Dio, originario di Aci Sant’Antonio, ucciso in odio alla fede dai militari nazisti il 14 agosto 1943. Un passo importante di un iter avviato dopo la richiesta dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Sant’Alessio Siculo, con una raccolta di 604 firme, il consenso positivo del Consiglio presbiterale e il parere favorevole della Conferenza episcopale siciliana del 24 febbraio 2025, fino al nulla osta del Dicastero delle cause dei Santi ottenuto lo scorso 1 settembre. Monsignor Giacinto Tavilla, postulatore della Causa, ha chiesto che si desse inizio al processo e monsignor Giovanni Accolla ha proceduto con la nomina e l’insediamento del Tribunale, formato dall’arcivescovo, dal postulatore, da don Giuseppe Maio (delegato episcopale), don Bartolo Saltalamacchia (promotore di giustizia), don Antonio Gugliandolo (notaio attuario) e don Gianfranco Centorrino (notaio aggiunto). La Commissione dei periti storici, esperti in storia ed archivistica, è invece composta da don Paolo Daniele Truscello (presidente), don Alessandro Caminiti (segretario), Erika Gitto, Teresa Schirò e Rosanna Fichera. Tutti hanno prestato giuramento e sottoscritto gli atti alla presenza del cancelliere arcivescovile, don Gianfranco Centorrino. Alla celebrazione, in una chiesa gremita, erano presenti il parroco don Letterio Maiorana; il vicario episcopale per la zona jonica don Ettore Sentimentale; i pronipoti del parroco assassinato dai nazisti, Alberto Cunsolo, Giancarlo Polizzi e Michele Cristaldi; il sindaco metropolitano Federico Basile; il vicesindaco di Aci Sant’Antonio Salvatore Conti; il sindaco di Sant’Alessio Siculo Domenico Aliberti e i colleghi di Forza d’Agrò, Savoca, Casalvecchio Siculo, Antillo, Limina e Roccafiorita; il comandante della Compagnia Carabinieri di Taormina capitano Domenico Tota, il comandante della Stazione Carabinieri di Sant’Alessio Siculo luogotenente Giuseppe Lombardo, il comandante della Polizia locale salvatore D’Agata, l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci con il presidente della Federazione provinciale Lirio Di Salvo e della Sezione alessese Concetto Fleres e gli iscritti, la dirigente dell’Istituto comprensivo Enza Interdonato, associazioni come Anpi e Amici di Onofrio Zappalà e altre realtà del territorio.

«Un momento particolarmente bello che vede una comunità unita per il suo parroco - ha detto nel suo intervento l’arcivescovo - guai a porci davanti questa iniziativa con atteggiamenti giudiziali per vedere se sia santo o meno, il giudizio non esiste. Bisogna porsi davanti una scelta di natura ecclesiale, facendo cammini di comunione con il Signore con la consapevolezza che nasce da un rapporto profondo e intimo con lui, altrimenti non capiremmo mai perché Musumeci ha dato la vita. Alla comunità - ha aggiunto - chiedo di fare conoscere questa figura bella in tutto il comprensorio». Padre Musumeci che fece il suo ingresso in parrocchia il 10 gennaio 1932 e venne ucciso all’età di 44 anni: « Un servo di Dio che dà la prova più alta del suo ministero la mattina del 14 agosto 1943 - si legge nell’editto attraverso cui l’arcivescovo comunicava all’arcidiocesi l’intenzione di aprire la Causa - quando prendendo le difese di alcuni fedeli aggrediti dai militari nazisti durante la loro ritirata viene prima ferito da una granata usata per fare irruzione nella casa canonica e poi finito da due colpi di pistola alla testa». Il 16 agosto i soldati inglesi entrati a Sant’Alessio Siculo trovano il corpo del sacerdote e con alcuni volontari (tra i quali Carmelo Puglisi e Paolo De Joannon) gli danno degna sepoltura sul sagrato della chiesa, con il cappellano militare inglese a celebrare il rito funebre. Due anni dopo, il 26 luglio 1945, la salma viene esumata e portata per le vie della parrocchia in segno di onore e venerazione per il sacrificio della sua vita e poi tumulata all'interno della chiesa. «È in odio alla fede che viene ucciso don Musumeci - ha ricordato monsignor Tavilla - la sua morte è conseguenza della sua fede, il prendersi cura dei più piccoli e fragili e prenderne la loro difesa non può limitarsi ad una sensibilità personale, ma - in continuità con i gesti posti durante il suo ministero - ne è chiara conseguenza. Viene ucciso perché ha levato la sua voce di pace contro la violenza, perché ha cercato di opporsi alla logica di morte per una cultura di vita, perché ha esposto se stesso di fronte alla ben nota barbarie nazista non curante di sé ma per difendere i più deboli e fragili». La seconda sessione dell’inchiesta diocesana si terrà il 27 gennaio in Curia con l’audizione del primo teste, la cittadina alessese Mimma Mastroeni. 



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