"Colpiti da una guerra: mettiamo da parte la politica e restiamo uniti contro l'erosione"
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Il sindaco Matteo Francilia
«È come se ci avesse colpito una guerra ed è il momento di superare ogni campanilismo e ragionare come se fossimo un unico comune, da Giardini Naxos a Scaletta Zanclea. Il problema dell’erosione costiera va affrontato a livello comprensoriale e se non ripristiniamo al più presto i lungomari si blocca l’economia, anche dell’entroterra». Matteo Francilia, sindaco di Furci Siculo, si divide tra il municipio e il lungomare per metà distrutto dalla mareggiata di due settimane fa, cercando di velocizzare tempi e procedure. «Ho appena inviato una lettera alla Regione e all’Autorità di Bacino - ci dice accogliendoci nella sua stanza - chiedendo di poter procedere con il ripascimento della spiaggia prelevando la sabbia dai torrenti sovralluvionati. Siamo in emergenza e non possiamo rimanere schiacciati dalla burocrazia che impone caratterizzazioni e analisi dei sedimenti, la sabbia dei corsi d’acqua da sempre finisce in mare e oggi abbiamo l’urgenza di allungare la spiaggia. Sono pronto a portare anche domani 100 camion di sabbia». Sindaco, cosa ha provato in quelle ore e si aspettava danni così ingenti? Il lungomare “paraonde” inaugurato appena nel 2022: non ha funzionato qualcosa? Come avete affrontato l’emergenza? E come state operando adesso? Teme di più che i fondi possano essere insufficienti o i tempi della burocrazia troppo lunghi? La stagione estiva è compromessa? Lei ha chiesto di agire uniti e biasimato quelli che ha definito “urlatori seriali per recuperare consenso nel dramma che fanno campagna elettorale sulla pelle dei cittadini esasperati”. Le ha risposto stizzito Cateno De Luca. Si aspettava questi toni?
«Ho capito che stavamo vivendo un incubo già dalla prima sera, le onde hanno iniziato ad invadere piani terra e seminterrati che avevamo sgomberato mettendo in sicurezza la popolazione, grazie al buon lavoro di prevenzione della Protezione civile nazionale, regionale e locale. Onde mai viste, talmente devastanti che arrivavano al primo piano. Non mi aspettavo danni così ingenti, ma con il passare delle ore mi sono reso conto che la situazione era critica: abbiamo trovato fondazioni spezzate, sottoservizi divelti dalla forza del mare e oggi non abbiamo più metà lungomare».
«Dal punto di vista tecnico non posso entrare nel merito, la struttura nasce per garantire un maggiore contrasto alle ondate ed evitare l’effetto rastrello e il trasporto di sabbia, ma la violenza del mare è stata devastante e con questi fenomeni anormali basta una lesione per innescare l’effetto sifonamento che genera danni a catena»
«Ho apprezzato l’intervento immediato dello Stato, dalla prefetta alla Protezione civile fino all’Esercito, grazie a loro e con la collaborazione del Consorzio Messina-Catania del raddoppio ferroviario, delle imprese contattate dal Comune e di tantissimi volontari abbiamo superato la prima fase. Nell’immediato abbiamo tolto sabbia e macerie, un lavoro enorme perchè arrivavano al primo piano. Con un “miracolo” abbiamo aperto la prima parte di lungomare e stiamo lavorando per rendere percorribile il tratto distrutto in direzione Messina per liberare la Statale 114 dal doppio senso. Poi si dovrà mettere in sicurezza il muro e infine ricostruire tutto»
«Sono fiducioso perchè vedo una sinergia tra i governi regionale e nazionale, non sono preoccupato per le risorse e sono stato anche a Roma a verificare di persona. Le coperture economiche ci saranno: inutile polemizzare sul Ponte, sono fondi in programmazione per i prossimi anni e sono già dei siciliani, ne servono altri immediatamente ma non togliendoli dal Ponte. Sono più preoccupato per la burocrazia, se non si snelliscono le procedure troppo farraginose rimaniamo impantanati»
«Dipende da quello che faremo nei prossimi giorni, credo nel miracolo e se riusciamo a fare quanto prospettato non è compromessa. Ma ci sono famiglie in ginocchio, se non sistemiamo velocemente ci sarà un collasso economico di tutta la zona»
«Non me l’aspettavo e ci sono rimasto molto male, siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo remare insieme per portarla in porto. In questo momento non ci sono colori politici, urlando contro un telefono non si risolve il problema e non si può speculare sulla pelle dei cittadini».













