Domenica 01 Febbraio 2026
Ugl Salute e Cgil commentano la scelta di aggregare il reparto al Policlinico di Catania


Ccpm Taormina con Catania, i sindacati: "Continuità positiva ma è uno scippo annunciato"

di Redazione | oggi | ATTUALITÀ

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La decisione è stata assunta dalla Regione

Prime reazioni dei sindacati alla decisione della Regione di aggregare la Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale “San Vincenzo” di Taormina alla Cardiochirurgia per adulti del Policlinico universitario “Rodolico-San Marco” di Catania. «Da quanto si apprende, il Ccpm non chiude e continuerà ad operare all’ospedale di Taormina - dice Ugl Salute Messina - una notizia che accogliamo con soddisfazione, poiché garantisce la continuità di un servizio fondamentale per la comunità e per i piccoli pazienti che il centro accoglie quotidianamente. «Andando oltre ogni campanilismo - afferma Fabrizio Denaro, segretario provinciale Ugl Salute - in sanità la priorità assoluta sono i malati: garantire il diritto alla salute significa assicurare livelli adeguati di assistenza, qualità e sicurezza. Proprio per questo riteniamo doveroso porre l’attenzione sul tema centrale, che è la capacità di mantenere nel tempo gli stessi elevati standard che hanno reso il Ccpm un presidio di eccellenza. Il nodo, infatti, non è la continuità formale del servizio, che non è in discussione, ma la tenuta degli standard costruiti negli anni grazie a competenze specifiche, a un’organizzazione consolidata e a un forte radicamento territoriale». Una preoccupazione condivisa anche da Tonino Sciotto, segretario Ugl-Utl Messina, che sottolinea come «mantenere formalmente aperto il presidio non è sufficiente se non vengono garantite le stesse condizioni organizzative e professionali che ne hanno determinato l’eccellenza. In sanità le scelte devono essere valutate esclusivamente in funzione della tutela dei pazienti e della sicurezza delle cure». Ugl evidenzia inoltre una criticità di fondo: un servizio ospedaliero di tale rilevanza, fisicamente e logisticamente insediato nella provincia di Messina, viene ricondotto all’area di Catania. Una scelta che solleva interrogativi sulla coerenza della programmazione sanitaria regionale e che rischia di rappresentare un ulteriore depotenziamento della sanità messinese, le cui ricadute vengono inevitabilmente scaricate sull’intera comunità, in termini di qualità dell’assistenza e sicurezza delle cure. «È doveroso evidenziare, anche se con rammarico, che nonostante l’impegno di pochi rappresentanti politici e sindacali, tra cui Ugl Salute, che si è fatta promotrice di una mozione del Consiglio comunale di Messina, la vicenda del Ccpm ha registrato una maggiore attenzione a livello nazionale, anche grazie all’intervento di personalità pubbliche che hanno più volte richiesto il mantenimento del presidio, mentre a livello locale il tema è stato a lungo percepito come distante dalle priorità della città di Messina – concludono Denaro e Sciotto – rinnoviamo la richiesta di un confronto reale e strutturato sul futuro della sanità messinese, affinché le scelte strategiche non siano il risultato di decisioni episodiche o contingenti, ma di una programmazione chiara, condivisa e orientata alla tutela dei pazienti, alla qualità delle cure e alla sicurezza dei servizi, evitando che situazioni come quella del Ccpm possano ripetersi in futuro».

«Siamo di fronte a un'operazione di gattopardismo sanitario e alla cronaca di uno scippo annunciato» commentano Pietro Patti (segretario generale Cgil Messina), Antonio Trino (segretario con delega alla Sanità Fp Cgil Messina) e Guglielmo Catalioto (coordinatore provinciale medici Fp Cgil) - se i flussi informativi trasmessi al Ministero non verranno rettificati, porteremo il dossier in Procura e alla Corte dei Conti, perchè non permetteremo che la salute dei cittadini e delle cittadine e la dignità dei nostri professionisti siano merce di scambio per logiche di potere». Secondo il governo regionale il Policlinico “Rodolico-San Marco” di Catania vanta una maggiore casistica con 926 ricoveri contro i 336 del “Papardo” di Messina, ma la Cgil sostiene che secondo i flussi ufficiali delle schede di dimissioni ospedaliere in possesso del sindacato, nel 2024 la Cardiochirurgia del “Papardo” ha trattato 361 pazienti chirurgici contro i 334 del “Rodolico” di Catania: nonostante ciò, l’Assessorato alla Salute ha trasmesso al Ministero dati che la Cgil definisce inverosimili, con oltre 900 pazienti attribuiti a Catania e un ridimensionamento forzato per Messina. «Abbiamo già denunciato che questi numeri gonfiati erano propedeutici a giustificare il trasferimento del Ccpm a Catania - spiega Trino - si è tentato di sminuire l'eccellenza messinese ignorando deliberatamente i periodi di fermo tecnico per lavori e il blocco dell'attività di elezione tra luglio e settembre 2025. Nonostante questi ostacoli, Messina produce più di Catania». Il sindacato evidenzia, inoltre, che il 30% dei piccoli pazienti di Taormina proviene dalla Calabria: «Spostare il polo a Catania significa desertificare la mobilità attiva - avverte Catalioto - per un genitore calabrese, Catania non è più un approdo di prossimità. Questo allungamento dei tempi di trasporto, oltre a creare seri rischi, spinge l'utenza verso gli ospedali di altre regioni con un danno erariale enorme per la Sicilia». Per Patti «questo scippo è il risultato amaro di precise scelte politiche - incalza - Messina viene svuotata delle sue eccellenze  e si va contro un diritto alla salute che era stato garantito prevedendo due centri proprio per evitare trasferimenti record verso Palermo». La Cgil ha già richiesto l'accesso agli atti e un'audizione urgente in Commissione Salute all’Ars.


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