Archeoclub "riscopre" la chiesetta bizantina di Sant'Alessio: un tesoro storico da salvare
di Redazione | oggi | ATTUALITÀ
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I partecipanti alla visita
Un edificio di culto oggi privato, poco conosciuto ma che probabilmente costituisce la chiave di lettura dell’intera storia del comprensorio jonico legata alla presenza basiliana sul territorio. È la chiesetta bizantina che si trova nella frazione Santa Margherita di Sant’Alessio Siculo, lungo la Statale 114 nei pressi del castello alessese. I resti sono stati “riscoperti” in occasione dell’evento “Chiese Aperte”, promosso da Archeoclub d’Italia e Conferenza Episcopale Italiana con lo scopo di dare visibilità per un giorno agli edifici sacri italiani meno conosciuti e in genere non aperti, con una visita guidata organizzata da Archeoclub Area Jonica. Oggi rimane solo una porzione della chiesetta e nell’abside sono ancora visibili tracce di affreschi con diverse figure in preghiera: secondo diversi studiosi locali apparteneva ad un monastero, probabilmente agostiniano, e in particolare Giuseppe Lombardo di Scifì ha ipotizzato che potrebbe essersi trovato proprio lì il luogo in cui nel 1116 l’abate Gerasimo incontrò Ruggero II, ottenendo la donazione per la ricostruzione dell’abbazia dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò a Casalvecchio Siculo. Il fabbricato adiacente alla chiesa, con lo stemma della Trinacria ben visibile, chiamato dai paesani “Dazio”, era una vecchia caserma borbonica adibita al controllo del transito delle merci ed alla repressione del contrabbando. In questo luogo, secondo Carmelino Puglisi, era posizionata “La Catena” (tanto che la stessa contrada, una volta frazione di Forza d’Agrò, era denominata contrada Catena) posta trasversalmente all’asse viario, che costringeva i viandanti al pagamento di un “Diritto di Barriera”. Al termine della visita, il gruppo si è recato anche a Forza d’Agrò per verificare le condizioni di un altro edificio a rischio crollo, la chiesa di San Sebastiano, situata a ridosso del castello forzese ed oggi ridotta ad un rudere. Anche lì resiste, quasi per miracolo, la traccia di un affresco di un Cristo. “Riteniamo che le istituzioni debbano fare il possibile per salvare entrambe le chiese, anche per l’importanza storica che rivestono - afferma Ketty Tamà, presidente di Archeoclub Area Jonica - la nostra associazione dà la disponibilità a fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per agevolare questo percorso».













