"Amici di Onofrio Zappalà", l'associazione si ferma dopo 31 anni: "Finisce il sogno"
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Caminiti, Asta, Di Bella e D'Arrigo
«Purtroppo per ogni storia c’è sempre un inizio e inevitabilmente una fine, la nostra avventura si conclude qui». È l’annuncio dell’associazione «Amici di Onofrio Zappalà”, fondata nel 1995 dai compagni di classe del giovane di Sant’Alessio Siculo morto nella strage di Bologna del 2 agosto 1980, che in occasione della 21esima edizione del “Premio Zappalà”, istituito nel 2006 con la presenza annuale di ospiti di rilievo, hanno comunicato la conclusione delle loro attività. Una decisione che ha ammutolito la platea in occasione della consegna del premio di quest’anno, assegnato a Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei Minorenni di Catania e Margherita Asta, figlia e sorella di vittime di mafia. Tra gli ospiti anche Filippo Pennisi (presidente emerito della Corte d’appello di Catania) e Angela Sturiale (funzionaria Ufficio Servizi sociali per minorenni del Tribunale di Messina), mentre il sindaco di Sant’Alessio Siculo Domenico Aliberti e l’assessore di Santa Teresa di Riva Gianmarco Lombardo hanno porto un breve saluto. «Un’avventura che ci ha accompagnato per oltre due decenni e ci ha dato molto più di quanto avremmo mai potuto immaginare - ha detto il vicepresidente dell’associazione, Natale Caminiti - ci siamo spesso fermati a riflettere sul cammino percorso, un cammino che lascio giudicare agli altri ma che è stato certamente ricco di incontri straordinari, abbiamo avuto il privilegio di ospitare donne e uomini di grandissimo valore personale che hanno condiviso con noi la loro storia, la loro esperienza, la loro memoria e spesso anche parte della loro vita. Doni preziosi, che hanno fatto crescere noi come persone e associazione ma che hanno arricchito anche tutti coloro che hanno avuto il privilegio di ascoltarli. Se potessimo esprimere un desiderio sarebbe quello di tornare indietro e ripercorrere ogni passo, ogni volto e ogni emozione che ci hanno condotti fin qui, l’associazione Amici di Onofrio Zappalà e il Premio Zappalà, al di là di ogni valutazione personale, hanno rappresentato uno dei segni più autentici della nostra comunità, hanno custodito la memoria, alimentato il dialogo, costruito relazioni, acceso riflessioni e ne siamo profondamente orgogliosi. Ma il tempo non conosce il cammino a ritroso - ha proseguito Caminiti - ci spinge sempre avanti e ci chiede di accettare il presente e guardare al futuro anche quando il futuro ci mette davanti a decisioni che non avremmo mai voluto prendere. Eventi, circostante e valutazioni generali che abbiamo il dovere di non trascurare ci conducono verso un atto di responsabilità e questa straordinaria avventura finisce qui. Pesa dirlo oggi come 31 anni fa pesava l’emozione di immaginare e proporre la nascita di questa associazione, allora portavamo sulle spalle l’entusiasmo di un sogno, oggi portiamo il peso della fine di quel sogno». Nel corso della serata sono state consegnate le borse di studio a quattro studenti dell’Istituto comprensivo di Santa Teresa di Riva, Domenico Vinci, Daniele Caspanello, Giorgia Principato e Domy Miano e gli attestati di partecipazione a Roberto Crisafulli, Mattia Palella, Elena Brigandì e Luana Lo Giudice. «Sappiamo che questo lascerà amarezza in tanti e la lascia anche in noi, ma non siamo nelle condizioni di continuare con la stessa energia e andare avanti per tirare a campare non appartiene al nostro carattere e alla nostra onestà intellettuale. Ci è sempre piaciuto volare alto, proporre storie e personaggi di un certo livello e non possiamo permetterci di deludere le aspettative di quanti ci hanno onorato della loro presenza, partecipazione, fiducia e stima. C’è un rammarico che porteremo sempre noi - ha detto in conclusione il vicepresidente - non esser riusciti a trovare le persone giuste per affidare il testimone. Avremmo voluto consegnare questa meravigliosa favola a mani capaci di farla continuare ma non ci siamo riusciti. Ed è forse questo il dolore più grande ma nessuno potrà portarci via ciò che abbiamo vissuto. Onofrio non è stato solo un nome da ricordare ma uno di noi e lo sarà per sempre. Quello che abbiamo costruito in 22 anni darà modo a molti di riflettere e ricordare quel nome, ricordare quella storia e raccordare a quei valori che sono stati il nostro punto di riferimento, se così sarà ciò che è stato costruito non finirà avvero, perchè un’associazione può chiudere, un premio può concludersi ma la memoria se ben custodita non conoscerà mai la parola fine». «Potevamo fare di più e ci scusiamo per i nostri limiti e per questa sofferta decisione - ha aggiunto il presidente Antonello D’Arrigo - abbiamo cercato di collaborare sempre con altre realtà e con le istituzioni, a volte ci siamo riusciti a volte no, siamo stati considerati bravi o meno bravi, ma abbiamo parlato sempre un solo linguaggio. Resta il rammarico di non essere riusciti a rintracciare la fidanzata di Onofrio (la danese Ingeborg Aamand che conobbe negli anni ’70 a Sant’Alessio Siculo e con la quale aveva progettato di trasferirsi a Copenaghen, ndc). Noi abbiamo fatto ciò che potevamo, ci sarà chi lavorerà per ricordarlo perchè la riviera jonica non può fare memoria della storia di Onofrio Zappalà».













