Aggressione al sindaco di Forza d'Agrò, condannato il marito di una consigliera comunale
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Miliadò è attualmente sospeso
Erano mesi “caldi” a Forza d’Agrò, poco dopo la vittoria elettorale che aveva sancito il ritorno sulla poltrona di sindaco di Bruno Miliadò. Lo scontro politico era acceso ma a fine novembre il primo cittadino denunciò un episodio che andava oltre limite, ossia di essere stato aggredito in strada dal marito di una consigliera comunale di minoranza. A distanza di oltre sei anni per quei fatti è arrivata una condanna penale. La giudice di pace Santa Nastasi Nastasi ha infatti condannato l’imputato al pagamento di 800 euro di multa, di 1.150 euro di spese legali e al risarcimento dei danni a Miliadò in separata sede. A giudizio era finito Giuseppe Carciotto, 60 anni, marito dell’esponente di opposizione Giulietta Verzino, in carica sia nella scorsa che nell'attuale consiliatura, denunciato dal sindaco dopo l’accaduto risalente al 26-27 novembre 2019 e poi citato a giudizio a fine 2020 dal giudice di pace. L’uomo era accusato di lesioni personali «perché, aggredendo Miliadò Bruno, gli sferrava pugni sulle guance e sulle tempie - recitava il capo di imputazione - cagionandogli un trauma cranico-facciale e ematoma alla guancia destra e sinistra, lesioni personali guaribili in 10 giorni» e anche per il reato di minaccia per aver detto al primo cittadino «domani mattina ti aspetto sotto casa…» e «domani salirà un'ambulanza e lo dovranno raccogliere con un cucchiaino…». Carciotto è stato difeso dall’avvocato Ettore Cappuccio, mentre Miliadò (attualmente agli arresti domiciliari per l’indagine sulle false residenze e sospeso dalla carica) era rappresentato in qualità di parte offesa dall’avvocato Fabio Di Cara. «Mentre ero intento a parlare al telefono ho notato distintamente che dalle scale antistanti, proveniente dalla villa comunale, saliva il marito della consigliera di minoranza Giulietta Verzino, Giuseppe Carciotto – aveva scritto nella denuncia il sindaco - e tenuto conto che in mattinata avevo avuto un incontro per problemi di carattere lavorativo con il figlio, già facente parte del Servizio civile del Comune, mi sono girato di spalle per evitare di guardarlo; lui mi ha superato di corsa e ponendosi davanti mi ha colpito sulle guance e poi sulle tempie con due pugni sferrati contemporaneamente con entrambe le mani”, accompagnati da insulti con l’accusa di aver fatto licenziare il figlio dal Servizio civile prima di allontanarsi in direzione dell’ufficio postale». Dopo l’aggressione Miliadò si era recato alla guardia medica e poi al Pronto soccorso dell’ospedale di Taormina.













