Domenica 22 Febbraio 2026
Il dossier di Legambiente sulle opere di salvaguardia della costa passate e future


"A Sant'Alessio 40 milioni in fumo. E il ripascimento sarà un cavallo di Troia ambientale"

di Redazione | oggi | ATTUALITÀ

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L'attuaile stato della spiaggia

Un ampio capitolo del dossier “Cronaca di un disastro annunciato e della gestione fallimentare del litorale jonico”, redatto da Legambiente Sicilia dopo il ciclone Harry, riguarda il litorale di Sant’Alessio Siculo, comune che da trent’anni lotta contro l’erosione costiera. Un fenomeno che Legambiente ricorda come risalga già ai primi Anni ’80, citando il rapporto dello Studio Volta di Savona del 1988, commissionato dalla Provincia di Messina, (“il tipo di urbanizzazione costiera si può pertanto così riassumere in questa zona: nuova fila di edifici fino alla duna dinanzi all’abitato originario; passeggiata interamente sul corpo di spiaggia, con i piazzali-parcheggi e giardini a mare della passeggiata”), seguito nel 1994 dal verbale della Commissione tecnica regionale, che ribadiva l’urgenza di un cambio di rotta: «Il mantenimento del lungomare e delle piazzette determinerà la scomparsa del litorale sabbioso - veniva sottolineato già allora - e l’intervento di salvaguardia non può che essere compreso nell’ambito di un ampio programma a medio-lungo termine che preveda l’eliminazione di tutte quelle opere che occupano i litorali ed esercitando un’azione di riflessione del moto ondoso, ne esaltano l’azione erosiva accentuando il fenomeno di regressione della spiaggia». Indicazioni, viene ricordato oggi, rimaste lettera morta, scegliendo la “difesa passiva”, consolidando il lungomare a scapito della sabbia e ignorando le due cause reali: il deficit sedimentario dei fiumi e l’irrigidimento della costa. Le opere di salvaguardia del litorale alessese sono costate finora circa 40 milioni di euro, ma attualmente la spiaggia è sparita e bisognerà effettuare un nuovo ripascimento. «La cifra non è un investimento, ma un costo di manutenzione per un modello intrinsecamente fragile -  viene contestato nel dossier - oltre alla barriera sommersa, è stata realizzata una barriera radente al muro della strada con massi cementati che occupa altri 7 metri di spiaggia. Questo ha accentuato l’effetto riflettente e non consente alla spiaggia di riformarsi. Dopo il ciclone Harry, anche la barriera radente è stata danneggiata e la Protezione civile ha previsto la collocazione di nuovi massi sulla spiaggia». 

Legambiente contesta la tesi secondo la quale la barriera sommersa di Sant’Alessio Siculo avrebbe salvato il paese e definisce il maxi ripascimento in programma, previsto con 500.000 metri cubi di materiale di scavo della gallerie ferroviarie, come un “cavallo di Troia ambientale”: «Sotto l’eufemismo del recupero costiero - è la critica - si nasconde la duplicazione di barriere parallele e la realizzazione di cinque barriere ortogonali (pennelli) per “intrappolare” lo smarino delle gallerie ferroviarie. Questo tipo di opere inibisce il trasporto solido verso Nord, esaltando l’erosione nei comuni limitrofi e innescando un circolo vizioso di difese e danni. Come se non bastasse, il progetto, incredibilmente avallato dal Ministero dell’Ambiente, dalla Regione e dalle Commissioni nazionali e regionali Via, prevede l’ulteriore occupazione del tratto di spiaggia ricostruito dopo i versamenti, con la realizzazione di piazzole definite “aree filtro” ma che, nei fatti, estendono il processo di antropizzazione del litorale».


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