Lunedì 18 Gennaio 2021
La struttura non è stata mai attivata. L'Amministrazione ci spera ancora


Tegola sul Comune di Furci, la Regione revoca il finanziamento per il Centro handicap

di Andrea Rifatto | 11/10/2020 | ATTUALITÀ

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La struttura di via Spinelli, mai aperta

Una struttura che sarebbe dovuta essere un fiore all’occhiello nell’offerta di servizi socio-assistenziali per soggetti in difficoltà, come disabili e anziani, ma che non è mai entrata in funzione rimanendo perennemente chiusa. Per il Centro handicap di Furci Siculo arriva una “mazzata” che potrebbe essere letale. L’Assessorato regionale della Famiglia ha infatti revocato il finanziamento da 250mila euro concesso nel 2012 al Comune per un intervento di “realizzazione e adeguamento strutture per servizi di attività sociali e socio assistenziali in coerenza con la normativa 328/2000”, assegnato a valere sulle risorse del Po Fesr Sicilia 2007/2013 in seguito a un progetto presentato tramite il Pist 17. Un’operazione dal costo di 305mila 556 euro, di cui 250mila dalla Regione e 55mila 556 di cofinanziamento suddiviso per 27mila 778 ciascuno tra il Comune di Furci e la “Comunità e Servizio società cooperativa sociale”, partner privato con cui è stata siglata una convenzione per la gestione del Centro di via Antonio Spinelli. I lavori, per una spesa di 177mila euro, sono stati conclusi a metà 2014 ed è stato disposto anche l’acquisto di arredi per 20mila euro. Ma le porte non si sono mai aperte. Adesso è arrivata anche la “mannaia” da Palermo, che ha tagliato il contributo ordinando al Comune di restituire la prima anticipazione di finanziamento liquidata a luglio 2014, pari a 160mila 962 euro, mentre i restanti 85mila 914 euro sono stati disimpegnati dal bilancio della Regione. Nel decreto di revoca viene ricostruito come a fine 2016 e poi nel 2017 l’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Sebastiano Foti, ha approvato il quadro economico finale, senza però inviarlo all’Assessorato, chiedendo per due volte la proroga del completamento delle operazioni. La pratica è stata nel frattempo trasferita all’Unità di controllo Po Fesr del Dipartimento, che ha svolto una prima visita sui luoghi del 9 ottobre 2017, attestando che la struttura “pur essendo completa di trova in stato di incuria”, e una seconda il 30 maggio 2019, rilevando che “la struttura è funzionale ma, in atto, non risulta in uso”. Ad ottobre 2017 e poi a giugno 2019 è stato quindi comunicato al Comune l’avvio del procedimento di revoca del finanziamento, al quale l’attuale Amministrazione ha replicando spiegando che la consegna alla “Comunità e Servizio” non è avvenuta a causa di atti vandalici e ritardi burocratici, allegando alla nota anche la convenzione per la gestione. Ma per la Regione “l’operazione non è stata funzionante né posta in uso dai destinatari entro il 31 gennaio 2017, come previsto dalle norme in materia di spesa comunitaria” e le giustificazioni del Comune “non sono accettabili visto che l’attuazione dell’attività connessa al progetto doveva essere predisposta in tempi debiti”. Da qui la revoca delle somme. “Stiamo valutando di fare ricorso contro il decreto - afferma il vicesindaco Daniela Mercurio - un provvedimento di questo tipo causerebbe un grave danno all’Ente. Puntiamo a discuterne prima con l’Assessorato regionale della Famiglia (martedì ci sarà un incontro a Palermo) e poi vedremo se rivolgerci al Tar o al presidente della Regione”.


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