Martedì 02 Marzo 2021
Celebrato l'11esimo anniversario dell'alluvione: su una stele i nomi degli scomparsi


Scaletta, una piazza e 16 ulivi per le vittime del 2009: "Un luogo di amore e rinascita"

di Andrea Rifatto | 02/10/2020 | ATTUALITÀ

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L'intervento del sindaco alla cerimonia

Da 11 anni è il luogo simbolo di quella tragedia, ma adesso il ricordo sarà ancora più duraturo. Scaletta Zanclea ha celebrato ieri l’undicesimo anniversario dell’alluvione del 2009, che distrusse parte del paese e uccise 16 persone. Una giornata che ha cambiato per sempre la storia della comunità, che ogni anno non manca di ricordare quei tragici momenti che hanno segnato per sempre la vita degli scalettesi. Anche ieri la celebrazione si è tenuta nel punto dove sorgeva l’abitazione di Carmela Cacciola, lungo la Statale 114 a fianco del torrente Foraggine, luogo simbolo perchè qui vi fu il maggior numero di vittime: il Comune ha realizzato adesso una piazzetta abbellendo l’area e mettendo a dimora 16 alberelli di ulivo, lo stesso numero dei morti a Scaletta nel 2009, installando al centro una stele con i nomi di tutte le 37 vittime dell’alluvione. Il corteo, partito dalla chiesa Madonna del Carmelo con l’Amministrazione comunale, le Forze dell’ordine e diversi cittadini, ha raggiunto il torrente Foraggine per un momento di preghiera, celebrato da padre Jean Claude Kunangidi, con la deposizione di una corona di alloro davanti la stele, prima della celebrazione eucaristica in chiesa in suffragio delle vittime. “È sempre difficile trovare le parole giuste per esprimere quello che si prova in questo momento - ha detto il sindaco Gianfranco Moschella nel suo intervento - sono trascorsi 11 anni da quella tragica notte ma il dolore e quelle immagini sono fisse nel cuore e nella mente. Il primo ottobre è sicuramente la giornata più brutta per questa comunità, una pagina di storia atroce per Scaletta, ma anche il momento del ricordo dei nostri concittadini e amici che non ci sono più, il momento per non dimenticare quell’onda di fango e acqua che ha travolto e spazzato abitazioni, ha portato distruzione e fatto sparire nel nulla i sacrifici di una vita e ci si è dovuti reinventare nel lavoro”. Le vittime a Scaletta quel giorno furono Salvatore Scionti, Roberto Carullo, Onofrio Sturiale, Martino Scibilia, Letterio Laganà, Monica Balascuta, Maria Barbera, Elena De Luca, Concetta Cannistraci, Salvatore Pino, Katia Di Pasqua, Carmela Cacciola, Carmelo Ricciarello, Santi Bellomo, Alessandro Sturiale e Ketty De Francesco. 

 

Il primo cittadino ha ricordato come a distanza di 11 anni la situazione sia profondamente cambiata, tante opere sono state fatte e concluse, alcune sono in itinere, altre ancora dovranno iniziare: “Abbiamo una Protezione civile più organizzata, strumenti di prevenzione e previsione, il paese è più sicuro ma il rischio zero non resiste - ha evidenziato - teniamo sempre alta l’asticella della precauzione con gesti semplici e consapevoli, bisogna rispettare la natura senza mai sfidarla, alimentando il concetto di rischio idrogeologico. Il paese ha bisogno ancora di tante opere e la parola ricorrente è ricostruzione, sono state messe in sicurezza le colline, potenziati gli argini dei torrenti, ricostruita la viabilità anche se in forte ritardo, stiamo dando un senso estetico cercando di occultare quelle cicatrici ereditate da quel triste eventi. Questa piazzetta è il caso più eclatante, è il luogo simbolo per amore, speranza, rinascita. Ricostruzione significa anche quella capacità della comunità di rimanere radicata al proprio territorio, riappropriarsi della ordinaria quotidianità, riuscire a programmare il futuro, a stabilire una vita compiuta e gradevole. Questo lo avete sperimentato in tutti questi anni, il fatto che non avete abbandonato Scaletta, con presunzione, anche se c’erano mille motivi per andare via, ha significato che non vogliamo dimenticare quei momenti e volete essere voi a scrivere la storia di Scaletta - ha detto ai suoi concittadini - ritengo che dobbiamo ancora rispettare ed amare questa terra anche se ci è sembrata matrigna, dobbiamo rispettare e amare la gente, la nostra storia, le nostre tradizioni: se questo sarà fatto, sotto la protezione e l’occhio vigile della Madonna del Carmelo - ha concluso Moschella - riusciremo a progettare un futuro migliore per i nostri figli e a consegnare un paese miglio


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