Giovedì 25 Febbraio 2021
Archeoclub, che ha scelto il sito per "Chiese aperte", punta a scoprirne la sua storia


Sant'Alessio, il restauro della chiesa Madonna del Carmelo potrebbe riservare sorprese

di Redazione | 19/05/2020 | ATTUALITÀ

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La chiesa Madonna del Carmelo

Potrebbero riservare sorprese i lavori di restauro attualmente in corso nella chiesa Madonna del Carmelo di Sant’Alessio Siculo, situata nel quartiere storico sotto il Capo. L’attuale edificio di culto venne realizzato nel XVII secolo, con ogni probabilità in un periodo vicino al 1655, data presente in un quadro anch’esso dedicato alla Madonna del Carmelo (rubato nel 1991, ritrovato dopo due settimane e definitivamente trafugato nel 2013) e da atti di donazione alla chiesa che risalgono allo stesso periodo. La prima particolarità di questa chiesa è che probabilmente… sono due le chiese. Infatti, secondo gli studi del prof. Stefano Bottari, al proprio interno si trova la chiesa bizantina dedicata a San Nicola dei Greci, realizzata intorno all’VIII secolo: il primo edificio si trovava probabilmente nell’attuale area della sagrestia, intercluso tra la chiesa e due casette private, ed è ancora visibile il prospetto posteriore con oculo e una piccola porzione del muro nord, entrambi interrati nell’orto retrostante; altra particolarità è che la chiesa sorge nell’area in cui nel XII secolo si trovava un monastero che forse ospitò, nel 1116, l’incontro tra il conte normanno Ruggero II e l’abate Gerasimo, all’esito del quale il normanno decise di finanziare la ricostruzione dell’antico monastero dedicato ai Santi Pietro e Paolo di Casalvecchio. Sfaccettature e dubbi che potranno essere fugati dai lavori in corso, che potrebbero consentire anche di confermare l’esatta data di “battesimo” dell’edificio alla Madonna del Carmelo. 

Su questa strada si stanno muovendo il Comune e Archeoclub Area Jonica-Messina, che ha scelto proprio la chiesa di Sant’Alessio per la manifestazione nazionale “Chiese aperte”, che in collaborazione con la Cei promuove luoghi sacri generalmente meno conosciuti, quest’anno con la conoscenza “a distanza” del bene (vista l’emergenza in atto) attraverso documentazione storica e fotografica, mentre ad ottobre è prevista la visita sui luoghi. “Abbiamo scelto questa chiesa perché attendiamo che ci dica molto sulla nostra storia - spiega Filippo Brianni, presidente di Archeoclub Area Jonica-Messina - ringrazio l’assessore Virginia Carnabuci ed il parroco don Luciano Zampetti per la collaborazione indispensabile in questa difficile fase. Un grazie particolare al referente del progetto, il nostro segretario Mimmo Costa e a Ketty Tamà per l’indispensabile ausilio in termini di conoscenza e di aiuto anche multimediale”. Le schede e le foto della chiesa sono già state inserite nell’apposita sezione “Chiese aperte” dei sito di Archeoclub (www.archeoclubditalia.org) nonché su Izi.Travel.it, con un contributo audio di Tamà destinato a fare parte di un progetto di mappatura, anche attraverso la tecnologia Qr code che Archeoclub sta conducendo a Sant’Alessio in collaborazione con l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Foti e la Pro Loco presieduta da Maria Biondo. L’idea è quella di contribuire all’evoluzione di una nuova tipologia di turismo, plasmato su “viaggiatori” che intendono vivere, quasi gustare, i luoghi visitati. In questo senso, diventa importante stimolare la ricerca sulle caratteristiche culturali del territorio, le curiosità e le tradizioni che lo caratterizzano. Insomma una fruizione dei beni culturali più attenta e piacevole anche per stimolare una fruizione turistica più sostenibile e utile. 


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