Giovedì 02 Aprile 2020
Contestate violazioni per una struttura realizzata sul lungomare nonostante le diffide


Sant'Alessio, il Comune ordina la demolizione di una tettoia davanti un bar-rosticceria

di Andrea Rifatto | 26/03/2020 | ATTUALITÀ

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La tettoia contestata dal Comune

Demolizione della tettoia esterna entro 90 giorni, altrimenti scatterà la procedura di acquisizione al patrimonio comunale. È ciò che ha ordinato il Comune di Sant’Alessio, con un provvedimento firmato dal dirigente dell’Ufficio tecnico, l’architetto Gaetano Faranna, alla titolare del bar-pasticceria-gelateria-rosticceria “La Bella”, locale situato sul lungomare all’angolo con via Dei Pescatori. L’ordinanza impone la rimozione di una tettoia in legno, con copertura in tegole e chiusura laterale smontabile in alluminio e vetri, realizzata nei mesi scorsi davanti l’attività, per una superficie interna di 20 metri quadrati e un’altezza che va dai 3 metri al colmo ai 2,55 metri alla gronda, con una fioriera in legno realizzata lato traversa. Secondo l’Ufficio tecnico, che il 3 marzo ha effettuato un sopralluogo con la Polizia municipale, le opere sono state realizzate su area demaniale in difformità al Regolamento edilizio e in assenza di titolo abilitativo, in contrasto con le norme urbanistiche del Piano regolatore generale in quanto l’area ricade in zona destinata a verde pubblico, dove è consentito realizzare solo attrezzature per il verde e collocare attrezzature sportive. Il Regolamento edilizio prevede poi che le tettoie abbiano altezza massima di 3 metri al colmo e 2,20 alla gronda e non possano essere chiuse, anche con strutture precarie; inoltre la fioriera, realizzata in prossimità dell’incrocio, secondo il Comune crea ostacolo al transito veicolare. Già il 12 novembre la titolare del bar “La Bella” e il progettista-direttore dei lavori erano stati diffidati a non iniziare i lavori e il 27 dicembre la titolare aveva riscontrato la diffida chiedendo di poter completare la struttura amovibile: l’Ente ha risposto il 7 gennaio con una nuova diffida, ma i lavori sono andati avanti comunque e sono stati ultimati. Contro l’ordinanza potrà essere presentato ricorso al Tar. Il provvedimento è stato notificato alla proprietaria e inviato alla Procura della Repubblica, alla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali, al Genio civile, all’Agenzia del Demanio, alla Stazione Carabinieri, alla Polizia municipale e al sindaco.


COMMENTI

Domenico Panico | il 27/03/2020 alle 00:00:36

Questa burocrazia deve essere eliminato se vogliamo andare avanti fate valere la supremazia per cose più grave no alle persone che cercano di lavorare

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