Mercoledì 07 Dicembre 2022
Tanti documenti da presentare e in pochi potranno accedere al minimo contributo


S. Teresa, un calvario burocratico per avere 500 euro: commercianti delusi dal Comune

di Andrea Rifatto | 22/04/2020 | ATTUALITÀ

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Il centro di S. Teresa con i negozi chiusi da marzo

Più che ricevere la tanto decantata boccata d’ossigeno dal Comune con un contributo economico utile ad alleviare i disagi, commercianti e imprenditori di Santa Teresa di Riva rischiano di rimanere soffocati dai documenti e dai requisiti richiesti per accedere alle risorse. Il bando che assegna un contributo fisso di 500 euro alle attività costrette alla chiusura dai Dpcm del Governo, cifra risibile che servirà a ben poco, contiene infatti richieste e limiti che riducono la platea dei beneficiari, scoraggiando anche chi potrebbe rientrarci perché costretto a fare i conti con una modulistica niente affatto semplice e intuitiva, con allegati a dir poco inutili. A disposizione vi sono 63mila 557 euro ricavati dalla sospensione del pagamento allo Stato della quota capitale del mutuo per l’acquisto del Palazzo della Cultura, somma sufficiente a coprire le prime 127 domande che saranno poste in graduatoria a fronte di almeno 400 imprese attive nella cittadina jonica tra quelle che hanno dovuto abbassare le saracinesche da oltre un mese. Dunque neanche un terzo di esse riuscirà a ricevere il bonus, visto che le uniche risorse messe finora a disposizione non basteranno e l’Amministrazione non ha ancora impegnato altri soldi del bilancio comunale. A poter beneficiare del beneficio sono le attività costituite entro l’11 marzo, iscritte alla Camera di Commercio, attive, senza procedure fallimentari e contenziosi con il Comune. Ma l'eccesso di burocrazia ha già creato malcontento. 

Il primo requisito da rispettare da titolari e soci è avere un Isee (che fa riferimento al 2018) non superiore a 30mila euro, soglia superabile facilmente se si possiedono beni immobili; poi bisognerà presentare la visura camerale non antecedente a tre mesi e se l’azienda opera in locali in affitto dovrà produrre il contratto di locazione registrato; necessaria anche la dichiarazione Iva 2020 relativa al 2019, il cui termine ultimo di presentazione è stato prorogato dallo Stato dal 30 aprile al 30 giugno (dunque diversi imprenditori saranno costretti a rivolgersi subito al proprio commercialista per trasmetterla all’Erario) e il registro dei beni ammortizzabili, dei corrispettivi o delle fatture emesse per le imprese costituite nel 2020, per la rilevazione degli investimenti in beni strumentali effettuati nel 2019 e nel 2020 e per dimostrare l’eventuale calo di fatturato. A ciascuna attività verrà attribuito un punteggio tra 1 e 5 per ogni , fino a un massimo di 16, in base a valore Isee, presenza di dipendenti, costi di affitto, fatturato e investimenti. Il bando resterà in vigore fino all’11 maggio, termine perentorio per la presentazione della domanda all'indirizzo di posta elettronica comunesanteresadiriva@pec.it. “Se per ottenere un contributo da 500 euro dobbiamo presentare tutti questi documenti e sostenere anche dei costi preferiamo rinunciarci - commentano parecchi commercianti - siamo tutti con l’acqua alla gola e così si complicano le cose”. In altri comuni, come ad esempio Roccalumera, il contributo viene concesso a tutti (1.000 euro a testa ma le imprese beneficiarie son "solo" 98) sulla scorta di un’autocertificazione sull’avvenuta chiusura dell’attività e sull’assenza di contenziosi con l’Ente, mentre l’Amministrazione di Furci ha annunciato di voler stanziare 30mila euro per aiutare commercianti e artigiani ma non ha ancora stabilito chi potrà usufruirne e quali requisiti siano necessari. In entrambi i casi si tratta comunque di fondi derivanti da altre economie di spesa e non dalla sospensione di mutui: somme che anche Santa Teresa non avrebbe difficoltà a individuare rapidamente nel proprio bilancio da quelle voci non utilizzate in questi mesi e che non verranno intaccate neanche nei prossimi. Basta volerlo.


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