Giovedì 25 Febbraio 2021
I fondi destinati alla democrazia partecipata spesi senza alcun coinvolgimento


S. Teresa, sindaco e dirigente decidono al posto dei cittadini

di Andrea Rifatto | 30/11/2018 | ATTUALITÀ

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La dirigente Gambadoro e il sindaco Lo Giudice

“Spendere almeno il due per cento delle somme trasferite con forme di democrazia partecipata, utilizzando strumenti che coinvolgano la cittadinanza per la scelta di azioni di interesse comune, pena la restituzione delle somme”. Un obbligo per i Comuni siciliani, previsto dalla Legge regionale 5/2014, che nella quasi totalità dei casi scelgono ogni anno di lanciare un sondaggio per chiedere alla cittadinanza come impiegare le somme, se ad esempio per attrezzare un’area giochi o per implementare la rete wi-fi, piuttosto che organizzare una gita per anziani o acquistare beni. A S. Teresa, però, ciò non è mai avvenuto, anche se a Palermo risultano inviate le attestazioni di rendicontazione di spesa con forme di democrazia partecipata del 2% delle risorse di parte corrente assegnate dall’Assessorato Autonomie locali. Dai documenti pubblicati lo scorso febbraio dalla Regione abbiamo appreso che ad esempio per il 2016 il Comune ha dichiarato di aver speso con forme di democrazia partecipata 99mila 348 euro, rispetto al minimo obbligatorio di 16mila 052. Visto che di sondaggi, incontri pubblici o comunque iniziative tese a raccogliere le proposte dei santateresini non ne abbiamo mai visti, siamo andati a chiedere in municipio in che modo siano state impiegate queste somme. Dopo non poche difficoltà, visto che per due volte la dirigente dell’Area Finanziaria-Amministrativa-Affari Generali, Rosaria Gambadoro, ci ha negato l’accesso agli atti dopo due richieste per iscritto, rilasciati solo dopo l’accoglimento del ricorso da parte della segretaria comunale, siamo venuti a conoscenza che il 29 settembre del 2017 il sindaco Danilo Lo Giudice e la dirigente Gambadoro hanno dichiarato al Dipartimento regionale Autonomie locali di aver utilizzato 49mila euro per la festa della Primavera 2016, 4mila 148 euro per il pranzo degli anziani (senza specificato l’anno ma presumibile si tratti sempre del 2016) e 46mila 200 euro per la Notte Bianca 2016. Come forma di democrazia partecipata adottata è stata sbarrata nel modulo la casella “consultazione cittadinanza” e anche la casella “altro”, con aggiunta a penna la specifica “Comitati di quartiere”.

Nessuno ha però mai interpellato la cittadinanza chiedendo in che modo spendere quei 16mila 052 euro previsti come minimo e che l’Amministrazione ha deciso di portare a 99mila 348 e per quanto riguarda i Comitati di quartiere di discussioni su come impiegare questi fondi non vi è traccia nei verbali delle assemblee del 2016 e del 2017, così come diversi componenti ci hanno confermato che durante le stesse, alle quali partecipano anche gli amministratori, non è mai stato affrontato l’argomento né è stato chiesto loro di farsi portavoce con i cittadini interpellandoli sull'utilizzo dei fondi. Il sindaco Danilo Lo Giudice, a cui abbiamo chiesto spiegazioni, sostiene che le indicazioni su come spendere le somme siano giunte dai Comitati e che interpellare tutta la cittadinanza risulti difficile, anche ad esempio tramite l’app che a suo dire non raggiungerebbe tutte le fasce della popolazione. Secondo la circolare regionale 13/2017 gli adempimenti propedeutici per la corretta attuazione dell’obbligo di spendere le somme sono: individuare la modalità per il coinvolgimento della cittadinanza, al fine di acquisirne la volontà in ordine alla destinazione delle risorse; tenere conto dell’indicazione fornita dalla cittadinanza nella predisposizione del bilancio comunale; realizzare la finalità di spesa individuata con il coinvolgimento della cittadinanza, adottando i relativi atti gestionali. Le modalità di coinvolgimento della cittadinanza non sono specificate dalla norma regionale e possono essere adottate tenendo conto della dimensione demografica e avvalendosi eventualmente delle moderne tecnologie per acquisire in tempo reale le indicazioni dalla cittadinanza, in ogni caso, si dovrà procedere all’adozione di apposite deliberazioni che promuovano e disciplinino la concreta partecipazione dei cittadini alla decisione. Nelle delibere con cui la Giunta di S. Teresa ha deciso di organizzare le manifestazioni finanziate con quei fondi non vi è traccia di indicazioni giunte “dal basso” tramite la democrazia partecipata e gli eventi in questione (Festa Primavera, Notte Bianca e pranzo anziani) costituiscono degli appuntamenti che il Comune organizza puntualmente di propria iniziativa e non certamente su indicazione dei cittadini, senza contare che il primo decreto con il quale sono stati assegnati i Comuni i trasferimenti di parte corrente per l’anno 2016 è del 21 settembre 2016, dunque quanto la Festa della primavera (aprile) e la Notte Bianca (agosto) erano già state archiviate e dunque i santateresini non potevano certamente chiederne la realizzazione mesi dopo. Lo stesso copione si è ripetuto per il 2017 e, a quanto pare, anche per l’anno in corso, visto che proprio in queste settimane gli altri comuni jonici stanno chiedendo ai propri cittadini come spendere le somme della democrazia partecipata del 2018. A S. Teresa no, decidono sindaco e dirigente.


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