Giovedì 20 Giugno 2024
Lettera inviata all'arcivescovo da 210 fedeli dopo l'ennesimo trasferimento


S. Teresa, "Serve un parroco stabile alla Sacra Famiglia per evitare il declino"

di Andrea Rifatto | 26/07/2019 | ATTUALITÀ

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Una celebrazione del vescovo alla Sacra Famiglia

“Dal 2011 a oggi nella nostra parrocchia si sono susseguiti ben sette sacerdoti, tra parroci e viceparroci, con l’impossibilità oggettiva di una “stabilità pastorale”, requisito imprescindibile per l’adeguata progettazione di un cammino di fede comunitario. Le chiediamo di volgere la Sua paterna cura verso la nostra comunità, assicurandole la figura di un parroco stabile, che diventi nostra guida e pastore, aiutandoci a riprendere finalmente un progetto di crescita, duraturo nel tempo, con particolare attenzione per il futuro dei nostri giovani, delle famiglie e delle persone più deboli della comunità”. A scriverlo sono i fedeli della parrocchia Sacra Famiglia di S. Teresa di Riva, in una lettera inviata all’arcivescovo di Messina, monsignor Giovanni Accolla, per manifestare il loro disagio che va avanti da alcuni anni, acuito ulteriormente di recente dopo la partenza del viceparroco don Francesco Giacobbe (titolare è don Ettore Sentimentale, parroco alla Madonna del Carmelo), assegnato alla Parrocchia di Mazzeo. In 210 hanno firmato la missiva recapitata a monsignor Accolla rappresentando tutte le difficoltà nel portare avanti al vita parrocchiale e chiedendo che venga assegnato un sacerdote stabile, perché “la nostra comunità parrocchiale è stata una bella e grande realtà ecclesiale, punto di riferimento nel comprensorio per la qualità e ricchezza del suo cammino pastorale e comunitario, ma negli ultimi anni cede mortificati i suoi talenti e le sue potenzialità, quasi ridotta a ‘chiesa succursale’ e a ‘parrocchia di passaggio’ per i parroci”. Il susseguirsi di sacerdoti “ha comportato disorientamento, disunità, con l’inevitabile dispersione di molti fedeli – scrivono – ciascun parroco, quantunque volenteroso, non ha nemmeno avuto il tempo di conoscere la comunità perché chiamato anticipatamente ad un altro servizio. In tal modo, la comunità si è dovuta continuamente adattare al susseguirsi di stili e carismi pastorali, tutti accolti con rispetto e spirito di comunione, ma assai diversi tra loro, sacrificando soprattutto le esigenze dei giovani che invece, in una società sempre più connotata dalla precarietà, dalla provvisorietà e dalla disgregazione, necessitano di e riferimenti stabili e di percorsi costanti per la loro formazione umana e cristiana. A titolo esemplificativo, da ultimo, i nostri giovani grazie all’amorevole guida di padre Giacobbe, hanno iniziato con entusiasmo e passione un cammino di fede, sostenendo anche progetti ed iniziative di amore verso il prossimo e gli ultimi. Esperienze significative per aprirsi ai più deboli, ai diseredati, ai malati, seguendo il messaggio di Gesù e la dottrina sociale della Chiesa. Questo cammino si è tristemente interrotto”.

“L’avvicendarsi continuo dei parroci ha comportato la chiusura di varie associazioni (Agesci, Acr, Acg, Gi.Fra, Banco Alimentare per citarne alcune), quali espressioni della “multiforme grazia di Dio” per arricchire la comunione ecclesiale e quali spazi di partecipazione attiva dei laici nella Chiesa - evidenziano - la nostra Parrocchia è stata in passato, grazie alla presenza e al servizio di padre Massimo Briguglio, culla di numerose associazioni. Mentre il Magistero della Chiesa, insieme al mirabile insegnamento del Santo Padre Francesco, insiste sempre più sull’importanza del ruolo dei fedeli laici mediante il loro sacerdozio battesimale, avvertiamo, invece, quasi nullo il coinvolgimento e la partecipazione dei fedeli. Ignorati nel nostro ruolo, ci siamo sentiti toppe volte estromessi dalle scelte parrocchiali e della Curia, anche importanti e decisive per la comunità. La nostra Parrocchia è priva di Consiglio pastorale e di Consiglio degli Affari economici già dall’ottobre 2016 in quanto, successivamente al trasferimento di padre Gerry Currò, non si è proceduto più al loro rinnovo.

Nel 2018 si è assistito, senza nulla poter dire, all’alienazione di beni immobili della nostra Parrocchia (uno dei quali amorevolmente donato da un devoto fedele) senza che si sia proceduto al successivo acquisto di un altro bene immobile utile ai fini pastorali così come tra l’altro previsto nel decreto autorizzativo formato da Sua Eccellenza Reverendissima, tutt’oggi presente in bacheca. Non comprendiamo il senso e il progetto pastorale sotteso a tal scelte - prosegue la lettera - ravvisandone solo le ricadute deleterie, sotto gli occhi di tutti. Gli organismi pastorali parrocchiali preposti non hanno di fatto potuto esercitare il loro compito volto alla programmazione partecipata della vita pastorale, in un’ottica di corresponsabilità e comunione ecclesiale. L’assenza di una programmazione pastorale ha scoraggiato le donazioni: si è assistito impotenti al depauperamento del patrimonio parrocchiale. In questi giorni la nostra chiesa è un cantiere aperto per i lavori di ristrutturazione del tetto: auspichiamo che ad essa finalmente sia associata anche una 'ristrutturazione simbolica'. Ci auguriamo che la temporanea chiusura della nostra chiesa non sia l’inizio di una situazione eccezionale che divenga nel tempo una regola con la futura e definitiva mortificazione della nostra comunità, che sommessamente, riteniamo abbia già vissuto una fase abbastanza travagliata e necessita adesso di stabilità. La comunità ha appreso dispiaciuta della partenza e l’avvicendamento dell’attuale viceparroco. Non intendiamo discutere le scelte nel nostro Vescovo e Pastore, certi che esse siano frutto di autentico discernimento e di attenta valutazione, tuttavia, esprimiamo la nostra forte preoccupazione circa la possibilità che, ancora una volta, la nostra comunità possa trovarsi costretta a subire i nefasti effetti della provvisoria destinazione dei parroci".


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