Lunedì 17 Giugno 2024
I 17 corpi sono stati analizzati a partire dal 2008 dall'antropologo Piombino Mascali


Mummie di Savoca, arrivano gli esiti degli studi

di Redazione | 02/04/2015 | ATTUALITÀ

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Le mummie conservate nella cripta della chiesa dei Cappuccini

Sono stati resi noti i risultati dello studio condotto sulle mummie di Savoca dall’antropologo Dario Piombino-Mascali, in collaborazione con National Geographic e la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina. Gli esiti delle ricerche, iniziate nel 2008 su input dell’etnologo Sergio Todesco, sono stati pubblicati su una autorevole rivista internazionale di anatomia e rivelano con straordinaria precisione sia i riti di preparazione post-mortem che venivano adottati al tempo ma anche l’estrazione sociale dei defunti, le patologie di cui soffrivano e dunque lo stile di vita. Custodite nella cripta della chiesa del Convento dei Cappuccini, le 17 mummie vestite, vissute tra il XVIII e il XIX secolo, sono i resti di uomini di età matura, fatta eccezione per due soggetti giovani. Di molti non è stato però possibile risalire all’identità. Secondo Piombino-Mascali, beneficiario di un fondo di ricerca dell'Expeditions Council di National Geographic, le mummie sono di persone di rango elevato, non soltanto religiosi, ma anche aristocratici e dignitari, le cui famiglie potevano affrontare le spese relative al trattamento e alla conservazione dei corpi in un luogo ambito. La mummificazione era dunque un segno di appartenenza a una classe agiata della popolazione. Lo studio ha evidenziato che nella cripta, dove si trovavano due stanze di preparazione, o colatoi, con 6 e 10 sedili cavi per il drenaggio dei liquami, necessario per una perfetta conservazione, avveniva il primo passo per la mummificazione, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di mummificazione naturale. Dopo il drenaggio, i corpi venivano trattati con sale e aceto, a volte riempiti di frammenti di tessuti, foglie di alloro e altri vegetali per mantenere la forma del corpo. Gli esami paleoradiologici hanno permesso di appurare che al momento del decesso i soggetti avessero un’età matura: da ciò si deduce come le aspettative di vita, nel luogo e nel periodo esaminati, fossero, per le classi più agiate, piuttosto alte. Così come alto era il tenore di vita: le patologie rilevate nel corso dello studio sono infatti gotta e DISH, malattie dovute a una dieta molto ricca. La prima è detta anche “malattia dei re” perché causata da dieta ipercalorica, ricca di proteine animali e alcol, che anche prelati e dignitari di Savoca dovevano consumare in quantità, insieme agli zuccheri, il che spiega le infezioni dentali e la perdita dei denti. Anche la DISH è una patologia che si ricollega allo status e al tenore di vita elevato, perché determina la crescita a dismisura di ossificazioni della colonna e propaggini extraspinali, a causa di un’alimentazione particolarmente ricca. I nobili savocesi imbalsamati nella cripta soffrivano inoltre di artropatie: la presenza di segni di osteoartrosi (degenerazione della cartilagine nelle giunture) conferma l’età avanzata dei corpi. L’alluce valgo riscontrato su altre mummie indica invece una moda del tempo: l’uso prolungato di scarpe a punta.
Le mummie di Savoca, danneggiate da un atto di vandalismo nel 1985, quando vennero imbrattate con della vernice verde, sono state successivamente restaurate e sono oggi meta di visitatori italiani e stranieri. Dopo il restauro una decina sono state ricollocate in casse di compensato con la parte a vista chiusa da una lastra di plexiglas ed esposte l’una sopra l’altra a gruppi di tre. Altre sono riposte nelle originarie casse funebri in legno, alcune con finestre di vetro da cui si osservano i corpi. Tutte le fasi dello studio sono state seguite fino al 2014 dall’ex vicesindaco e assessore alla Cultura Cettina Pizzolo, soddisfatta per l’esito delle ricerche: “Possiamo finalmente dire di avere riconquistato un pezzo della nostra identità e vorremmo condividerlo”.

Più informazioni: mummie savoca  dario piombino mascali  sergio todesco  


COMMENTI

Fabrizio Sergi | il 03/04/2015 alle 10:17:22

Chi di competenza dovrebbe attivarsi in tempi brevi a ricollocare le mummie nelle caratteristiche nicchie. Vogliono incrementare il turismo e preservare le tradizioni lasciando sempre i lavori a metà?

Massimo Cicala | il 03/04/2015 alle 20:32:00

Le tre età delle Mummie di Savoca: a) La beata (in)consapevolezza, b) il "che-ce-ne-frega-se-le-hanno-fatte-verdi-tanto-semo-ner-benessere" e c) la cauta speranza di salvare quel che ne è rimasto di oggi. Tre modi di averle vissute...mio zio buonanima che da ragazzo con i suoi amici le "visitava" mettendogli un cecio in bocca per udire i rimpalli man mano che scendeva verso l'interno dell'addome. I grossi e grassi anni '80, in cui passò per certi versi sottogamba scommettere sulla cultura e sulla sicurezza delle mummie, ed ecco le pennellate di verde su abiti e resti, in una Savoca che pensava ad altro. E la attuale grande e meticolosa attenzione degli addetti ai lavori, per risalire a vita morte e miracoli, malattie, e abitudini di questi reliquari di vita savocese andata, sotto gli occhi del mondo intero. Sono le "tre al di là" che il destino (invero degli uomini) ha riservati a questi testimoni rattrappiti della storia che fu.

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