Giovedì 20 Settembre 2018
Controlli di Regione e Ue impongono la restituzione. A rischio i bilanci degli Enti


Metano, irregolarità nell'appalto: revocati 2 milioni di euro a otto Comuni jonici

di Andrea Rifatto | 09/12/2017 | ATTUALITÀ

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Lavori di posa della condotta a S. Teresa

Il gas non è ancora arrivato ma i controlli incrociati di Commissione europea e Regione siciliana sì. Costano care ad otto Comuni jonici le irregolarità riscontrate nelle procedure di affidamento dell’appalto di metanizzazione nei 15 centri del Bacino “Sicilia Jonico-Peloritano”, costituito da Alì, Alì Terme, Antillo, Casalvecchio Siculo, Fiumedinisi, Furci Siculo, Itala, Mandanici, Nizza di Sicilia, Pagliara, Roccalumera, Sant’Alessio Siculo, S. Teresa di Riva, Savoca e Scaletta Zanclea. Dopo la restituzione di 208mila euro imposta al Comune di Fiumedinisi, capofila del Bacino, di cui abbiamo dato notizia nei giorni scorsi, l’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità ha revocato un’altra fetta dei finanziamenti concessi nel 2014 con le risorse del Po-Fesr Sicilia 2007/2013, per un totale di 1 milione 728mila che dovranno essere restituiti entro 30 giorni dalla notifica dei provvedimenti. A stabilirlo sono otto decreti firmati dal dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Energia, Domenico Armenio: tecnicamente si tratta di provvedimenti di accertamento somme in entrata in cui vengono date istruzioni alle amministrazioni locali sulle modalità con cui versare nelle casse della Regione gli importi, già decertificati dalla Commissione europea. Qualora il versamento non venisse effettuato entro il termine prefissato, il Dipartimento provvederà coattivamente alla riscossione. Contro i decreti sarà possibile avanzare ricorso nei modi previsti dalla legge.

A conclusione dell’attività di verifica la Commissione europea ha condiviso le irregolarità riscontrate dalla Regione, che consistono nell’aver qualificato la concessione firmata con l’impresa FinConsorzio come “appalto di servizio” e poi come “concessione di servizio pubblico”, avente ad oggetto servizi riconducibili a quelli speciali, anziché come “concessione di costruzione e gestione”, con la conseguenza che il bando di gara, oltre alla qualificazione Soa relativa ai lavori, avrebbe dovuto richiedere anche la qualificazione Soa per la progettazione e la dimostrazione del possesso dei requisiti del concessionario. Inoltre la Commissione ha riscontrato criticità per la mancata trasmissione da parte del Comune di Fiumedinisi, nella qualità di capofila, della documentazione inerente Durc, certificati di carichi pendenti e casellario giudiziario delle imprese consorziate. Le anomalie sono state comunicate alle amministrazioni locali il 18 gennaio di quest’anno dal Dipartimento dell’Energia, che ha inviato una nota con la quale ha ufficializzato l’avvio del procedimento di rettifica finanziaria da applicare al contributo concesso, che comporta una decurtazione del 5% delle somme finanziate, a causa della definizione insufficiente dei criteri di selezione contenuti nel bando della procedura di gara al termine della quale è stato sottoscritto il contratto con la FinConsorzio, società romana che ha eseguito le opere in cambio della concessione ventennale del servizio di distribuzione del gas e di un indennizzo di 65 milioni di euro al termine del periodo di affidamento. Molti Comuni hanno probabilmente sottovalutato la comunicazione ritenendo che la sanzione avrebbe riguardato solo Fiumedinisi come capofila del Bacino “Sicilia Jonico-Peloritano” e autore del “peccato originale” riscontrato dalla Regione e dall’Ufficio speciale Autorità di Audit dei Programmi cofinanziati dalla Commissione europea. 

Le sanzioni ai Comuni. Il Comune di S. Teresa di Riva, che aveva ottenuto un finanziamento da 5 milioni di euro (a fronte di un progetto da 15 milioni), è quello colpito più pesantemente: deve infatti restituirne 250mila; stessa somma decurtata a Roccalumera, che nel 2014 era riuscita a farsi finanziare 5 milioni sui 12 complessivi dell’intervento realizzato in paese; ad Alì Terme vengono revocati 246mila euro del contributo concesso di 4,8 milioni; Furci Siculo (finanziamento 4,7 milioni) perde 235mila euro; Sant’Alessio Siculo (4,3 milioni) deve rimborsarne 215mila; a Nizza di Sicilia (contributo da 3,9 milioni) sono stati revocati 197mila euro; a Pagliara (3,7 milioni) 186mila e altri 149mila euro a Itala (2,9 milioni). Richieste che rischiano di mandare a gambe all’aria molti Comuni, considerando che quasi tutti sono in difficoltà finanziarie e fanno i salti mortali per chiudere i bilanci, dove reperire queste somme, soprattutto a fine anno, non è certamente facile, o addirittura hanno redatto piani di riequilibrio, se non già dichiarato dissesto. Nell’elenco dei centri a cui la Regione ha chiesto indietro le somme mancano ancora Casalvecchio, Savoca e Scaletta e la cifra totale supererà i 2 milioni di euro. Alì, Antillo e Mandanici, che fanno parte del Bacino, non avevano invece ottenuto contributi comunitari dai fondi del Po-Fesr Sicilia 2007/2013 e quindi dovrebbero rimanere fuori dai “tagli”.

L’operazione metano nella riviera jonica prevede un investimento complessivo di circa 120 milioni di euro, di cui 54 milioni provenienti dai fondi del Po-Fesr Sicilia 2007/2013, ottenuti dai comuni rispetto ai 74,7 richiesti. Nelle sue attività il Bacino “Sicilia Jonico-Peloritano” si è avvalso di un consulente tecnico per il coordinamento delle attività di natura amministrativa, Giuseppe De Lucia della Delegas Srl di San Donato Milanese e di un legale, l’avvocato Carmelo Moschella di S. Teresa di Riva, mentre responsabile unico del procedimento è il geometra Giuseppe Giardina del Comune di Fiumedinisi.

Più informazioni: revoca metano  


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