Sabato 15 Maggio 2021
L'Agenzia delle Entrate chiede di pagare l'Iva, il Comune si oppone e fa ricorso


Metanizzazione a Santa Teresa, in municipio arriva una "mazzata" da mezzo milione di euro

di Andrea Rifatto | 13/01/2021 | ATTUALITÀ

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I lavori sono stati effettuati nel 2015

Era ormai questione di giorni e quella “pesante” busta sarebbe arrivata. E così è stato. Nel municipio di Santa Teresa di Riva è infatti giunto un avviso di accertamento da 500mila euro inviato dall’Agenzia delle Entrate di Messina per il mancato pagamento dell’Iva sui lavori di metanizzazione realizzati in paese negli anni scorsi, finiti al centro di un contenzioso che vede coinvolti tutti i 12 comuni del Bacino Sicilia Jonico-Peloritano che hanno partecipato all’operazione gestita dalla società Fin Consorzio. L’Amministrazione comunale ha deciso quindi di affidare un incarico legale all’avvocato Emiliano Covino di Roma, per una spesa di 10mila 500 euro, per opporsi all’avviso di accertamento davanti la Commissione tributaria provinciale, ritenendo di non dover pagare il mezzo milione di euro richiesto per l’Iva al 10% sul finanziamento da 5 milioni concesso dalla Regione nel 2014. Lo scorso luglio era stato notificato l’invito a comparire per l’accertamento con adesione in contraddittorio, che consente di usufruire di una riduzione delle sanzioni di un terzo del minimo previsto, e l’Amministrazione comunale aveva dato mandato allo stesso all’avvocato Covino, stanziando 2mila 188 euro, ma evidentemente non è stata raggiunta un’intesa, visto che le tesi di Comune e Agenzia delle Entrate sono opposte e tutti gli avvisi di accertamento sono stati sin qui contestati anche dalle altre amministrazioni locali. La vicenda nasce perché Fin Consorzio ha sempre riportato nelle fatture emesse ai Comuni la dicitura “operazione esclusa dal campo di applicazione dell'Iva per mancanza del presupposto oggettivo ai sensi dell'art. 3 del Dpr 633/1972”, ritenendo di non ricevere un corrispettivo per una prestazione di servizi e dunque non imponibile ai fini Iva. Il dubbio, però, col passare dei mesi dopo l’avvio dei lavori nell’ottobre del 2014, si è insinuato in maniera sempre più forte tra i vertici della società e nel dicembre dello stesso anno è stato posto un quesito all’Agenzia delle Entrate di Roma. Secondo la Fin Consorzio, i 54 milioni di euro di contributo europeo, trattandosi di somme riconducibili a “contributi a fondo perduto”, consentivano di rientrare nel campo di esclusione dell’Iva e le somme erogate dai Comuni non costituivano ricavi e andavano imputate a riduzione dei costi sostenuti per la costruzione degli impianti. Di diverso parere l’Agenzia delle Entrate, che ha spiegato come beneficiari delle risorse sono i singoli Comuni del Bacino mentre Fin Consorzio è il soggetto cui viene rimessa la realizzazione e gestione dell'opera e che quindi non riceve contributi ma un corrispettivo: dunque su tali somme deve applicarsi l’Iva che va versata allo Stato. Sulla scorta di questo parere, dall’ottobre 2015 Fin Consorzio ha addebitato l’Iva nelle fatture inviate ai Comuni, che però le hanno rifiutate per evitare di dover pagare l’imposta tramite il cosiddetto split payment (scissione dei pagamenti). Importi che qualora i ricorsi non vadano a buon fine si rischia di dover versare adesso, a carico della collettività.


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