Martedì 02 Marzo 2021
Audizione del procuratore capo della Dda di Messina in Commissione antimafia


L’allarme di De Lucia: “La mafia dell’Est ricicla denaro a Taormina, Giardini e Letojanni”

di Andrea Rifatto | 18/06/2020 | ATTUALITÀ

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L'audizione di De Lucia davanti l'Antimafia

Che il comprensorio taorminese sia pervaso dai clan di Cosa nostra catanese è ormai noto, come rilevato periodicamente dalle relazioni della Direzione Investigativa Antimafia che segnalano la presenza di consorterie legate alla famiglia Santapaola a Taormina, Giardini Naxos e Letojanni. Adesso c’è un altro allarme legato all'esistenza di un altro tipo di criminalità, proveniente da ben più lontano. A lanciarlo è stato il procuratore capo della Direzione distrettuale Antimafia di Messina, Maurizio De Lucia, nel corso dell’audizione di martedì sera davanti alla Commissione parlamentare antimafia, presieduta dal deputato Nicola Morra, sulla situazione della criminalità organizzata in provincia di Messina. Insieme a lui gli aggiunti Vito Di Giorgio e Fabrizio Monaco, che hanno fornito altri chiarimenti. “Esiste un luogo comune, di Messina si è sempre parlato sempre come la provincia babba della Sicilia - ha esordito De Lucia - compresa tra due grandi realtà con una forte infiltrazione della criminalità organizzata, l’area palermitano-nissena che arriva fino al Trapanese con l’insediamento più importante di Cosa nostra e la famiglia Santapaola nell’area catanese. In mezzo questa provincia babba dove le cose non avvenivano o se avvenivano avevano scarsa importanza. La mia esperienza personale di questi tre anni e l’imponente lavoro fatto dalla Dda di Messina negli anni passati mi consente e mi impone di dire che non è assolutamente così, gli interessi, in particolare economici, che sono in gioco nel territorio messinese sono di primo livello. Consideriamo che si tratta di una delle province più grandi d’Italia, su cui insistono 108 comuni con 500mila abitanti, dato falsato dalla realtà perchè forse non tutti nel mondo conoscono Messina ma tutti conoscono Taormina e l’impatto dell’industria turistica nel Messinese fa sì che la popolazione salga a 800-900mila unità per un lungo periodo dell’anno e ciò vuol dire che anche i servizi che vengono richiesti, compreso il servizio giustizia, sono sottodimensionati rispetto alla realtà che meriterebbe un’attenzione molto più importante e impegnativa da parte di tutte le istituzioni”. Il procuratore capo ha spiegato come la realtà criminale del territorio sia anch’essa variegata e può essere divisa in tre aree criminali, quella tirrenica con Barcellona, l’area dei Nebrodi “e altri altri due grossi nuclei assai preoccupanti in città e sulla zona jonica, quella che confina con l’area di Catania con la famiglia Santapaola e i suoi derivati e una serie di altre organizzazioni mafiose che insistono in particolare nei pressi dell’area di Taormina”.

“Vi è un problema nel territorio jonico, la zona di Taormina, Letojanni, tutta a fortissima vocazione turistica - ha spiegato De Lucia - in questo momento è minacciata da una tradizionale pressione catanese su quel territorio ma anche, ed è uno dei problemi di maggiore attualità molto difficile da identificare e processare, da interessi di speculatori che guardano con particolare attenzione alla situazione di crisi economica del paese e anche in Sicilia, a Messina e anche in quelle realtà come l’area di Taormina, dove ci sono alberghi di primissimo livello mondiale e ci sono interessi rispetto ai quali sono in corso in questo momento delle indagini e che non capiamo bene da dove vengono, ma ragionevolmente si tratta di capitali che vengono dall’estero e stanno fluendo verso quelle aree: Taormina e quell’area - ha evidenziato - rischiano di diventare una zona di riciclaggio per organizzazioni mafiose dell’Est Europa”. Qualcosa, ha fatto trapelare il procuratore di Messina, è già emerso, ma le indagini vanno avanti. “Il rischio è che l’impoverimento, che esisteva già prima, conseguente all’epidemia e alla crisi economica che ne segue, renda davvero altissima la possibilità di investimenti di origine occulta su quel territorio, la cui vocazione turistica deve essere invece alimentata per spezzare il circuito negativo ‘denaro sporco che si pulisce’ ma per sviluppare esattamente contrario, cioè enorme occasione di qualità di lavoro in una terra che ne ha grande bisogno”. Maurizio De Lucia ha poi esposto i problemi derivanti dalle carenze degli organici dei magistrati e delle infrastrutture edilizie assegnate agli uffici giudiziari messinesi e dopo la sua relazione sono intervenuti per porre quesiti e svolgere considerazioni e commenti il presidente Morra, i deputati Piera Aiello (M5S) e Walter Verini (PD) e il senatore Mario Giarrusso (Misto).


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