Domenica 31 Maggio 2020
Riscossione Sicilia chiede le somme a 133 enti siciliani per un totale di 42 milioni


Imu e Tarsu non pagate, pignoramenti per i Comuni di Castelmola e Alì

di Redazione | 05/07/2016 | ATTUALITÀ

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Riscossione Sicilia, società incaricata di gestire la riscossione dei tributi e delle altre entrate nella regione, stringe la morsa sulle pendenze erariali dei Comuni siciliani. Secondo i dati dell’ultimo report, aggiornato al 29 giugno e aggregato dei nove uffici provinciali, sono ben 133 i Comuni siciliani che hanno pendenze per somme mai versate relative a Imu e Tarsu su immobili comunali e per altre pendenze fiscali e erariali, come i pagamenti di tasse di possesso di automezzi, per un totale di 42,8 milioni di euro. Tra le amministrazioni coinvolte, che in pratica rischiano di vedersi pignorati i soldi dal conto corrente della tesoreria comunale, anche dieci Comuni della Città metropolitana di Messina, tra cui Alì e Castelmola: il debito nei confronti di Riscossione Sicilia ammonta nel primo caso a 105.994,03 euro, mentre l’Ente molese ha in sospeso due cartelle da 33.723,05 euro e 33.998,77 euro, per un totale di 67.721,82 euro. “Non è accettabile che i Comuni chiedano le tasse ai cittadini, ma poi non onorino i loro debiti con l'Erario, così come non onorano i debiti con i privati – ha dichiarato Antonio Fiumefreddo, amministratore unico della società partecipata della Regione –. Negli anni il malgoverno delle città ha distorto il modello istituzionale democratico. Sia chiaro che non si può continuare così, ma i sindaci abbiano il coraggio, che poi sarebbe un obbligo di legge, di dichiarare il dissesto anziché indebitare ulteriormente i Comuni e quindi i cittadini stessi”. Già a gennaio l’allora cda di Riscossione Sicilia aveva avviato i pignoramenti nei confronti di circa 180 Comuni e 400 enti tra pubblici e privati: scuole, aziende ospedaliere, teatri, sindacati, enti di formazione professionale. I debiti degli enti pubblici verso la società di riscossione siciliana ammontano a poco meno di 70 milioni. Alcuni Comuni, come Taormina (163mila euro) hanno pagato quasi tutto e subito, altri hanno avviato la rateizzazione (con l’effetto di bloccare l’iter di pignoramento) versando le rate più o meno con puntualità; altri ancora hanno approvato delibere di impignorabilità in quanto le somme richieste vengono ritenute fondamentali. 


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