Giovedì 28 Maggio 2020
L'associazione "Amici di Onofrio" ha consegnato a Giovanni il Premio Zappalà


Impastato a S. Teresa: "Le idee di Peppino sono vive, senza memoria non c'è futuro"

di Andrea Rifatto | 10/11/2018 | ATTUALITÀ

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D'Arrigo, Impastato, Caminiti e Lombardo alla consegna

“Il nostro futuro va costruito sulla memoria e abbiamo il dovere di prendere per mano i giovani e metterli a contatto con la storia”. Parole di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978 a Cinisi, che sintetizzano l’intervento al Palazzo della Cultura i S. Teresa di Riva in occasione dell’incontro organizzato dall’associazione “Amici di Onofrio Zappalà” per la consegna del Premio Zappalà 2018. “A 40 anni da quell’atroce delitto non potevamo non incastonare nel nostro percorso una figura che forse come poche altre, ancora oggi, grida sdegno e rabbia verso una società corrotta e prepotente - ha ricordato il presidente dell’associazione Antonello D’Arrigo – e la figura di Peppino Impastato ha molte affinità con Onofrio e non potevamo non coglierle riconoscerle”, mentre il vicepresidente Natale Caminiti ha sottolineato come vada respinta antimafia di facciata che lucra sulle vittime per seguire la vera lotta alla mafia sulle orme di Peppino. Ad un’affollata platea, Giovanni ha spiegato come l’obiettivo della famiglia e degli amici di Peppino non sia solo il suo ricordo ma soprattutto far comtinuare a vivere le sue idee: “Mio fratello è stato erede del movimento contadino degli anni ’40, della strage di Portella della Ginestra che ha bloccato il rinnovamento, la prima strage di Stato consumata con la complicità delle istituzioni - ha esordito Giovanni - è stato pioniere della nuova fase di lotta alla mafia, con il giornale, la radio, il Circolo Musica e Cultura e le sue battaglie da militante comunista e battitore libero, per l’ambiente e la difesa del territorio, contro lo Stato che si piegava alla mafia. Negli anni ‘60 credevamo che la mafia fosse qualcosa che ci facesse stare bene, perché non ci mancava nulla, ma la morte di nostro zio, fatto saltare in aria, ci ha fatto capire davvero cosa fosse questo fenomeno. Se questa è la mafia – disse allora Peppino – io mi batterò tutta la vita contro”. E così fece, in una famiglia dove la convivenza con un padre appartenente a Cosa nostra non fu certamente facile.

 

Giovanni Impastato ha ricordato i tentativi di depistaggio sull’assassinio, “ma dopo le istituzioni ci hanno aiutato ad arrivare alla verità” e la figura di mamma Felicia, “che non si è mai fermata e ha avuto il coraggio di rifiutare la logica della vendetta contro Tano Badalamenti, proposta dai nostri parenti americani, che lei al processo ha voluto guardare negli occhi senza odio o rancore ma con umiltà a razionalità”. Sua l’idea di aprire Casa Memoria a Cinisi, per far sì che le future generazioni possano conoscere la figura di Peppino. “Questo Paese va cambiato e sono fiducioso che ce la possiamo fare” ha concluso Impastato. L’Amministrazione comunale è intervenuta con il vicesindaco Gianmarco Lombardo, che ha sottolineato l’importanza della memoria soprattutto per consentire ai giovani di conoscere il loro passato per non ripetere gli stessi errori in futuro e con l’assessore alla Cultura Annalisa Miano, che ha annunciato l’intitolazione dell’Help center a Felicia.  All’incontro hanno partecipato anche i Sikilia, con una breve esibizione in rcordo di Peppino. Giovanni Impastato, durante la sua permanenza a S. Teresa, ha incontrato anche gli studenti della scuola media e dei licei. Durante gli incontri ha inoltre presentato il libro “Oltre i Cento Passi”, che in maniera molto approfondita e con dovizia di particolari non parla solo di Peppino e Felicia ma offre una visione a 360 gradi di quello che è oggi l’impegno nel portare avanti la loro memoria.


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