Giovedì 25 Febbraio 2021
Dossier di Legambiente. Mezzi vecchi, tagli ai servizi ma aumentano le tariffe


Guasti, ritardi, treni lumaca: la Messina-Catania-Siracusa quarta linea peggiore d'Italia

di Andrea Rifatto | 17/12/2016 | ATTUALITÀ

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Negli ultimi 15 anni i treni si sono ridotti addirittura del 41%

La linea ferroviaria Messina-Catania-Siracusa è la quarta peggiore d’Italia. Lo sancisce la campagna “Pendolaria” lanciata da Legambiente, che come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, ha svolto una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia e la lista delle 10 peggiori linee. Tanti sono i disagi che vivono ogni giorno coloro che si muovono lungo i 180 km della linea che collega Messina a Siracusa, passando per Catania, attraversando tre capoluoghi di provincia, località turistiche e porti, il più importante aeroporto del Mezzogiorno e molti importanti centri costieri. Su questa linea la velocità media è di 64 km/h e negli ultimi 15 anni i treni si sono ridotti addirittura del 41% e viaggiano meno veloci. Per fare un esempio, è come se tra Firenze e Bologna, fossimo ancora nel 1980, senza Frecce e Italo, né una linea veloce. Un esempio dei problemi che vive chi viaggia sulla linea è lo stato di degrado delle stazioni. Nel corso dell’ultimo anno la linea è rimasta chiusa per tre mesi per lavori di ammodernamento. Si tratta della velocizzazione di circa 47 km a binario semplice tra Bicocca e Augusta, parte della tratta Bicocca-Targia. Malgrado in alcune tratte i lavori si siano conclusi i disservizi rimangono anche perché, come spesso avviene in Sicilia, quello che interessa è aprire cantieri. Nessuno sta pensando a come aumentare la velocità, frequenza o tipologia dei treni in circolazione. Proprio sul tratto non interessato dai lavori, Catania-Messina, sono stati frequenti anche nel 2016 i casi di guasti ai treni e alla linea con conseguenti ritardi, anche di due ore, e soppressione delle corse.

Guasti tecnici, ritardi imprecisati, sovraffollamento che mettono alla prova ogni giorno quei cittadini che utilizzano il treno per raggiungere il luogo di lavoro o studio. E mentre cresce ancora l’offerta del servizio ad alta velocità (+276% dal 2007 sulla Roma-Milano), le condizioni in molti casi continuano a peggiorare per chi si muove sulla rete secondaria, sugli intercity e sui regionali dove invece si sono ridotti i treni (in 15 Regioni) o sono state aumentate le tariffe (in 16 Regioni). Tutte le tratte dell’isola sono scomode e inefficienti, a danno dei cittadini, soprattutto i pendolari che sono letteralmente massacrati, e dei turisti, con solo 429 corse regionali in tutta la regione (sono 2.300 in Lombardia). Senza contare che in Sicilia all’aumento delle tariffe per il 7,7%, è corrisposto un taglio del 12,1% ai servizi offerti. “Se vogliamo davvero cambiare il nostro stile di vita è innegabile che invece di tagliare occorre investire sulle ferrovie. Sempre più persone, infatti, preferirebbero il treno all’auto o al pullman, ma in Sicilia la strada è ancora tutta in salita” commenta Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia.

La situazione per chi si muove in treno in Sicilia è sicuramente la peggiore d’Italia. I cinque milioni di abitanti dell’Isola hanno rispetto a questo servizio meno diritti degli altri cittadini italiani, ma a pagarne le conseguenze sono anche i turisti, che si trovano di fronte a situazioni indegne di un Paese civile che fa parte dell’Unione Europea. Per fare un esempio, ogni giorno le corse dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429 contro le 2.300 della Lombardia, una differenza di 5,3 volte, ma a livello di popolazione la Lombardia conta “solo” il doppio degli abitanti siciliani (10 e 5 milioni). E la situazione sta peggiorando. Sulla Messina-Catania-Siracusa gli unici interventi programmati, ma solo in parte finanziati, sono infrastrutturali, come la tratta Giampilieri-Fiumefreddo, il cui raddoppio per 42 km è previsto dal contratto di programma di Rfi già dal 2000. Si tratta di un’opera dal valore di 2,27 miliardi di euro, già finanziata nel 2005 con 1,9 miliardi, ma che dopo le varie progettazioni, i vari studi di fattibilità, è ancora ferma. Ma il problema è che si continua a ragionare, a Roma come a Palermo, al Ministero delle Infrastrutture come in Regione Siciliana, come se l’obiettivo sia di aprire cantieri, quando invece serve un progetto per migliorare il servizio lungo le linee ferroviarie siciliane, con treni finalmente nuovi e veloci, moderni e puntuali. Altro che il Ponte sullo Stretto.

La Sicilia è inoltre al terzo posto in Italia per vecchiaia dal parco rotabile, con circa 23,2 anni di media. Sono numerosi gli esempi in questa regione di convogli troppo vecchi o non più adeguati alle esigenze dell’utenza pendolare. Ad esempio sulla tratta Siracusa-Gela lo stato dei treni è mediocre tanto che gli attuali tempi di percorrenza sono addirittura superiori a quelli di 20 anni fa, come ovvio anche a causa di un’infrastruttura decisamente carente. In più, i treni circolanti tra Modica e Gela molte volte sono sostituiti interamente o parzialmente (solo per un tratto intermedio) da bus, anche a causa di guasti.


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