Domenica 05 Aprile 2020
Lettera del sindaco a procuratore e cittadini: "Quella notte fu una messinscena"


Furto dell’oro a Casalvecchio: "Non si chiudano le indagini, chi sa in paese parli”

di Redazione | 02/07/2019 | ATTUALITÀ

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Il sindaco di Casalvecchio, Marco Saetti

Un doppio appello, alla magistratura con la richiesta di non chiudere le indagini e ai cittadini affinché chi sappia qualcosa parli. A lanciarlo è il sindaco di Casalvecchio Siculo, Marco Saetti, che oggi ha scritto una lettera aperta al procuratore generale della Repubblica Vincenzo Barbaro e ai casalvetini per fare luce sul furto dell’oro di Sant’Onofrio e della Madonna Annunziata dal museo parrocchiale (LEGGI QUI), scoperto la mattina dell’1 febbraio 2017. Dalla sala sparirono circa 800 pezzi per un valore stimato intorno ai 500mila euro ma subito l’episodio apparve strano, in quanto chi agì sembrò aver inscenato un furto che in realtà potrebbe essere stato commesso molto prima. Il sindaco, che sin da subito si indignò per l’accaduto, non ha mai smesso di impegnarsi nella ricerca della verità e adesso ha deciso di scrivere alla Procura e ai suoi concittadini per cercare di arrivare alla risoluzione del caso.

“Sono Marco Saetti, sindaco pro tempore di Casalvecchio Siculo, paese nel quale circa 30 mesi fa venne pianificato e portato a compimento il furto degli 'ori' di Sant’Onofrio e della Madonna Annunziata, spogliando la Comunità non solo di in grande patrimonio ma della sua storia e identità – esordisce nella missiva – Le scrivo, tra l’altro, per rappresentarLe, assieme alla gratitudine per gli sforzi investigativi messi in campo, l’amarezza e il dolore ancora fortemente presenti nella Comunità casalvetina, che mai potrà dimenticare l’accaduto, né sperare che il tempo rimargini la profonda ferita. Non conosciamo lo stato delle indagini, non sappiamo se i numerosi quesiti posti e riportati anche dalla stampa abbiano trovato risposte. Siamo sempre in attesa di uno spiraglio di luce, per questo a nome di tutta la Comunità casalvetina Le chiedo di non chiudere le indagini, di continuare nella laboriosa e difficile ricerca della verità. Lei avrà un quadro molto più completo di quello che abbiamo noi e avrà sicuramente valutato ogni singolo aspetto e dettaglio”

“Desidero trasferirLe una sensazione molto forte presente nella nostra Comunità e forse per chi ha visto la scena del delitto, non del tutto peregrina – continua Saetti – gli ori non sono stati trafugati nella notte tra il 31 gennaio e l’1 febbraio 2017 ma avevano preso il volo prima. I segni di quell’effrazione apparivano una messinscena, tutto in ordine, ogni cosa al suo posto, solo lo scatolone in cui erano contenuti gli ori era stato oggetto di attenzione. Quale sfera di cristallo ha fornito ai ladri le informazioni per colpire con assoluta certezza e trovare immediatamente dove era posto lo scatolone? Sono consapevole del peso di queste affermazioni, ma non posso non esprimere il dubbio che tutta la Comunità ha metabolizzato immediatamente. Se così è, e se gli elementi in Suo possesso suffragassero questa ipotesi, Le rinnovo, ancora con più forza, la richiesta di continuare nelle indagini. Molti sono gli elementi che sfuggono alla semplice casualità. Chi sapeva o poteva sapere che gli ori venivano custoditi in modo non sicuro, l’allarme a protezione del museo era fuori servizio, il sistema di telecamere era fuori servizio, chi sapeva di questa sommatoria di coincidenze? Se nessuno era a conoscenza di questo, allora dobbiamo con cieca fiducia credere che chi ha commesso il furto sia stato favorito dalla fortuna – conclude il sindaco di Casalvecchio - e mi rivolgo, infine, ai miei concittadini, per tornare a ripensare, a ricordare, perché se qualcosa è stata vista, sentita, percepita e magari trascurata perché non ritenuta importante, parli. La Comunità attende un atto di coraggio. Questa è l’ultima speranza per riavere ciò che ci è stato tolto”.

Più informazioni: furto oro casalvecchio  


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