Mercoledì 24 Luglio 2024
In secondo grado non riconosciuti tutti i risarcimenti. L'ultima parola in Cassazione


Abitazioni di Santa Teresa invase dalla fogna: in appello condanna ridotta per il Comune

di Andrea Rifatto | 29/12/2023 | ATTUALITÀ

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Le abitazioni danneggiate nel 2009

In primo grado era arrivata una pesante condanna per l’ente, ora in appello la sentenza è stata parzialmente riformata ma a dire l’ultima parola sarà la Cassazione. C’è il verdetto di secondo grado della vicenda riguardante le abitazioni di Santa Teresa di Riva che nel 2009 furono invase dalla fognatura a causa delle acque nere e bianche che esondarono da un vecchio canale di scolo delle Ferrovie dello Stato risalente al 1879, che da Torrevarata arriva alla spiaggia passando a fianco dei fabbricati, e allagarono due immobili sulla via Regina Margherita di proprietà di Antonina Rigano, Salvatore Turnaturi e Maria Francesca Garufi. Nel 2019 il Tribunale di Messina ha condannato il Comune a pagare 76mila 929 euro tra risarcimento danni per l’omessa custodia del canale di scolo, mancato godimento degli edifici, spese legali e consulenze, l’ente ha impugnato la sentenza e adesso la Corte d’appello ha accolto parzialmente le richieste dell’Amministrazione comunale, difesa dall’avvocato Santi Delia, e ha riformato in parte il verdetto riducendo le somme a versare ai privati. Il collegio della Seconda Sezione civile, composto da Antonino Zappalà (presidente), Vincenza Randazzo e Maria Grazia Lau (consiglieri), ha ritenuto infondati due motivi dell’atto di appello e confermato la sentenza di primo grado relativamente alla responsabilità del Municipio per i danni agli immobili (“risulta provato che il canale di scolo, la cui custodia era in capo al Comune, ha causato il danno e il Comune, cui incombeva l’onere probatorio, non ha provato che tali danni sono stati causati dal caso fortuito”) e l’obbligo di eseguire i costi per alcuni lavori “necessari per ripristinare la vivibilità e salubrità dei locali e rientranti tra i costi relativi ai danni provocati dall’allagamento”. 

Accolte invece le tesi dell’avvocato Delia in merito alla condanna del Comune al pagamento di 28mila 840 euro per il mancato uso degli immobili danneggiati, “per mancata allegazione e prova del danno (mancato godimento dell’immobile diretto o indiretto)”; per i giudici, tra l’altro, “l’assenza del danno-conseguenza emerge dalla relazione del consulente tecnico d’ufficio che ha rilevato come gli immobili presentassero già prima dell’alluvione problemi di ammaloramento, infiltrazioni d’acqua prolungate nel tempo che certamente non possono essere imputabili all’allagamento seppur violento e perdurato per più giorni, gravi lesioni strutturali, con uno degli immobili non possiede i requisiti tali da considerarsi abitabile” escludendo qualsiasi forma di risarcimento per il suo mancato uso. La sentenza ha quindi rigettato la domanda di condanna al pagamento del danno per mancato uso delle abitazioni e ha confermato nel resto il verdetto del 2019, condannando il Comune a pagare alle famiglie Rigano-Turnaturi-Garufi due terzi delle spese processuali di primo grado pari in totale a 8mila 469 euro, le spese del ctu e due terzi delle spese processuali dell’appello, liquidate complessivamente in 6mila 946 euro. I proprietari delle abitazioni, assistiti dall’avv. Maurilio Scafidi, hanno presentato adesso ricorso in Cassazione e l’Amministrazione comunale si è costituita rinnovando l’incarico all’avvocato Santi Delia e impegnando la somma di 4mila 022 euro. Già nel 2011 il Comune era stato condannato a realizzare un tratto di condotta delle acque bianche in via Roma, nel quartiere Torrevarata, e i lavori sono costati 530mila euro.


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