Sabato 22 Settembre 2018
La denuncia di Legambiente Sicilia. Criticità in particolare a Giardini e Letojanni


Depurazione, irregolarità in cinque impianti tra Jonica e Alcantara

di Andrea Rifatto | 18/01/2018 | AMBIENTE

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Il depuratore di Letojanni

Ben 324 irregolarità nella depurazione in Sicilia, con 228 su 390 Comuni che non depurano come si dovrebbe e che non hanno ancora reti fognarie. E cinque di questi ricadono nella riviera jonica e nella valle dell’Alcantara È quanto denunciato da Legambiente, che si è basata sui dati diffusi sul Portale dell’Acqua (www.acqua.gov.it) di #Italiasicura, struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dagli oltre mezzo milione di abitanti non depurati di Palermo sino a comuni più piccoli, l’associazione ambientalista sottolinea come da quando il servizio è stato affidato a privati, i nuovi impianti costruiti in Sicilia si contano sulle dita di una mano e i vecchi sono al limite della loro vita, mentre in cambio i cittadini siciliani pagano depurazioni inesistenti. Ancor più grave è la questione del mancato recupero e riutilizzo delle acque reflue in periodi di siccità, che saranno sempre più gravi e frequenti. Per le inadempienze nell’attuazione della Direttiva l’Italia ha già subito due condanne da parte della Corte di Giustizia Europea, la C565-10 (Procedura 2004-2034) e la C85-13 (Procedura 2009-2034) e adesso l’avvio di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059). “La vastità del fallimento – dichiara Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia – che in ben 27 anni non ha visto nessun adeguamento della Sicilia alle norme nazionali ed europee, richiede che il presidente Musumeci instauri al più presto un tavolo tecnico con le associazioni ambientaliste che da tempo denunciano l’inconsistenza della Regione Siciliana, lasciando fuori tutti coloro che in questi anni si sono occupati del settore. Non c’è più tempo per dare la parola a chi ha fallito nel campo dei rifiuti e delle acque”.

Analizzando la situazione nella zona jonica, in base ai dati del Portale dell’Acqua emergono diverse anomalie che interessano più comuni. A partire dei depuratori consortili di Taormina, che smalriscono i reflui della città del Centauro, Castelmola, Letojanni e Giardini Naxos, soggetti a una procedura di infrazione per quattro violazioni alla Direttiva 91/217/CE concernente il trattamento delle acque reflue urbane: due quelle riscontrate nell’impianto di Letojanni e altre due in quello di Giardini (Taormina e Castelmola) tutte riguardanti il trattamento secondario o equivalente dei reflui. L’impianto di depurazione di Roccalumera, utilizzato anche da Furci Siculo e Pagliara, aveva ricevuto una condanna ed era soggetto a due procedure di infrazione alla Direttiva 91/217/CE, superate grazie ai lavori di adeguamento finanziati con la delibera Cipe 60/2012. Il depuratore di Nizza di Sicilia, a servizio anche dei comuni di Alì, Alì Terme e Fiumedinisi, risulta con una procedura in corso in quanto i risultati del trattamento non sono stati trasmessi e pertanto non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario. per la struttura è previsto un intervento di adeguamento del sistema. Procedura per l’impianto di Gaggi, poichè sulla base delle informazioni disponibili l’agglomerato risulta non conforme all’articolo 4 della Direttiva a causa dei risultati del trattamento non conformi ai requisiti. In quest'ultimo caso le criticità dovrebbero essere superate al termine dei lavori di ampliamento dell'impianto a 7.300 abitanti equivalenti e l’adduzione dei reflui di Graniti e Motta Camastra, in fase di appalto. Sottoposto a procedura di infrazione anche quello di Graniti, poiché i risultati del trattamento non sono stati trasmessi e inoltre le autorità riconoscono che il carico generato in questo agglomerato non riceve un adeguato trattamento secondario. Qui è stata prevista la dismissione dell'impianto ed il collettamento dei reflui all'impianto di depurazione di Gaggi. Risultano invece conformi gli impianti di Scaletta-Itala, Sant’Alessio Alessio Siculo e Francavilla di Sicilia. Quelli degli altri comuni jonici non sono stati classificati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La normativa di riferimento in materia di trattamento dei reflui, la Direttiva 91/271/CEE recepita dall’Italia con il D. Lgs. 152/2006 (e ss.mm.ii, cosiddetto Codice dell’Ambiente), prevede che tutti gli agglomerati con carico generato maggiore di 2.000 abitanti equivalenti (a.e.) siano forniti di adeguati sistemi di reti fognarie e trattamento delle acque reflue, secondo precise scadenze temporali, ormai già passate, in funzione del numero degli abitanti equivalenti e dell’area di scarico delle acque (area normale o area sensibile). Per le inadempienze nell’attuazione della Direttiva l’Italia ha già subito due condanne da parte della Corte di Giustizia Europea, la C565-10 (Procedura 2004-2034) e la C85-13 (Procedura 2009-2034) e adesso l’avvio di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059).


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