Domenica 24 Ottobre 2021
Chiusa la XVII rassegna internazionale a Giardini con la firma di un documento concertato


Archeologia subacquea, ecco la Carta di Naxos per tutelare il patrimonio sommerso - VIDEO

12/10/2021 | AMBIENTE

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I partecipanti alla rassegna

Tutela del mondo sommerso, archeologia preventiva alla luce dei cambiamenti climatici e buone prassi per le autorizzazioni dei lavori in mare (pale eoliche, ricerche minerarie etc.). Sono i temi della Carta di Naxos 2021, documento sottoscritto a chiusura della XVII Rassegna Internazionale di Archeologia Subacquea di Giardini Naxos (7-9 ottobre). A firmarlo, dopo aver concertato attivamente e condiviso tutti i punti, sono stati la Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia (Valeria Li Vigni), la Soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo (Barbara Davidde), il Parco Archeologico Naxos Taormina (Gabriella Tigano), l’Istituto italiano di Archeologia Subacquea (Luigi Fozzati), i rappresentanti di vari istituti esteri e il Comitato italiano dell’ICOMOS - Consiglio Internazionale per i monumenti e i siti, con il suo Presidente, Maurizio Di Stefano. Il documento sarà presentato alle istituzioni regionali e nazionali per dare concreto seguito alle proposte e alle raccomandazioni. “Per la prima volta – spiega la Davidde – le due Soprintendenze del mare hanno sottoscritto un accordo per redigere protocolli e documentazioni a tutela di porti e approdi di mari, fiumi e laghi di tutto il territorio nazionale”. Un’esigenza, quella che ha prodotto la Carta di Naxos, che nasce dalla ventennale esperienza della Soprintendenza del mare siciliana. Lo spiega la Li Vigni: “Serve personale specializzato capace di utilizzare tecnologie specifiche per ricerche e indagini preventive, anche alla luce dei problemi di erosione costiera aggravati dai cambiamenti climatici”.

Nel corso delle tre giornate di studi – durante le quali si sono avvicendati circa 70 studiosi, in presenza e da remoto (persino dall’Australia), i rappresentanza di decine di istituzioni ed enti di ricerca italiani e stranieri - sono stati annunciati nuovi itinerari subacquei in Sicilia realizzati con il supporto della Soprintendenza del mare siciliana. Patrizia Maiorca ha presentato quello già operativo nella Riserva del Plemmirio (Sr), mentre è in fase di studio e allestimento quello fra Naxos e Taormina: “Per i visitatori del Parco amanti delle immersioni – spiega Gabriella Tigano -  oltre ai musei di terra si aggiungerà l’esperienza di un “museo di mare” con i due relitti delle colonne nelle acque di Taormina. I nostri archeologi sono al lavoro da alcuni mesi con i colleghi della SopriMare e con i subacquei sportivi della zona, preziosi alleati nella scoperta e vigilanza dei reperti sottomarini”. Iniziative particolarmente apprezzate da Luigi Fozzati, decano degli archeologi subacquei in Italia: “Per rendere viva l’archeologia sia di terra che di acqua, la fruizione pubblica è una molla per poi garantire la sopravvivenza dei siti, che non possono vivere di se stessi e hanno bisogno di manutenzione”. Fra gli interventi dell’ultimo giorno la ricerca di Gianfranco Purpura (UniPA) sugli aerei della flotta inglese precipitati nelle acque di Cefalù; lo studio di Jonathan Prag (Università di Oxford) sulle iscrizioni latine dei rostri delle Egadi; i naufragi fenici nel Mediterraneo con Timmy Gambin (Università di Malta); mentre sul fronte della tecnologia da Cipro era in collegamento Massimiliano Secci per l’analisi in 3D dei relitti; Alessandro Marroni (Dan Europe Foundation) ha presentato una t-shirt intelligente per monitorare a distanza le funzioni vitali dei sub in immersione; mentre Marcello Conigliaro ha illustrato sistemi di trasformazione, accumulo e distribuzione dell’energia marina. Di archeologia subacquea si tornerà a parlare a Paestum (ottobre 2021) alla Borsa del Turismo archeologico dove è stato istituito il premio dedicato a Sebastiano Tusa; a Malta nel 2022 e con il congresso nazionale in programma a Oristano nel maggio 2023 (appuntamento rimandato per via della pandemia).

La storia dell’Archeologia Subacquea a Giardini Naxos
La ricerca archeologica subacquea comincia precocemente nella baia di Giardini Naxos per iniziativa di alcuni subacquei sportivi, e con il favore della Soprintendenza di Siracusa allora diretta da Luigi Bernabò Brea, convinto sostenitore dell’allora nascente disciplina. Il suo inizio è in straordinaria sincronia con gli scavi sistematici che nel 1961 erano ripresi nel sito della colonia con la conduzione di Paola Pelagatti. Le indagini riguardarono i fondali della baia e delle vicine baie di Isolabella e Mazzarò, successivamente estendendosi a sud sino ad Acitrezza. I giovani subacquei erano coordinati da Franco Papò, ufficiale dell’aeronautica militare, archeologo dilettante e autore di numerosi articoli di carattere divulgativo pubblicati negli anni Sessanta sulla rivista “Mondo Sommerso” con l’obiettivo di suscitare nei subacquei una “coscienza archeologica”. A questo scopo Papò avviò una serie di relazioni fra la cerchia dell’archeologia subacquea ufficiale e quella dei subacquei sportivi. Per questi meriti nel 1983 gli è stato intitolato un premio che nelle diverse edizioni della Rassegna Internazionale di Archeologia Subacquea di Giardini Naxos è stato assegnato a chi si era distinto in vario modo nell’archeologia subacquea. Tra i numerosi premiati si annoverano i nomi di due pionieri, Honor Frost e Gerhard Kapitän.

 

LE DICHIARAZIONI DI DAVIDDE, LI VIGNI E TIGANO

 


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