Sabato 27 Maggio 2017
La storia della donna vissuta a S. Teresa di Riva all'inizio del Novecento


Concettina Ricciardi: devota di Cristo in odore di Santità

di Salvatore Coglitore | 16/03/2016 | STORIA

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Concettina Ricciardi e l'abitazione di famiglia

I coniugi Giuseppe Ricciardi e Venera Garufi di S. Teresa di Riva abitavano nella zona di Pozzo Lazzaro. Dopo anni di matrimonio attendevano invano un figlio. Un giorno la madre, trovandosi al Santuario del Tindari, pregando la Madonna promise che se avesse avuto una figlia l'avrebbe offerta alla Chiesa. Fu così che il 31 dicembre 1905 nacque Concettina Ricciardi. Secondo la promessa, appena la bambina poté camminare da sola, la mamma si affrettò a condurla al Santuario del Tindari per ringraziare la Madonna. Il 19 marzo 1906, giorno di San Giuseppe, Concettina fu battezzata. Ben presto la bimba sentì il fascino di Gesù: quando la mamma la portava nella chiesetta di Portosalvo, a Barracca, ad ascoltare la Santa Messa, non faceva un vagito. Tutte le amiche della mamma si accorsero che durante la celebrazione la piccola, sebbene ancora lattante, teneva le pupille fisse sull’altare. La prima parola che pronunciò fu: “Gesù!”. Così Concettina cresceva con l’amore per il prossimo e verso Gesù. Quando si accorgeva che in una delle tre chiese di S. Teresa vi era qualche indumento da lavare o in disordine si offriva di sistemare ogni cosa. A casa adoperava dei fazzoletti di seta per pulire statuette o altri oggetti sacri. Imparò ben presto a vincersi e a mortificare i sensi. Il papà spesso, tornando da Messina, dove lavorava, portava alla piccola dolciumi e giocattoli vari, ma Concettina, per amore di Gesù e della Vergine, sapeva astenersene. Accettava sempre con un sorriso e con un bacio per il buon papà i dolcini, ma poi li posava nell’armadio e aspettava una occasione propizia per farli giungere a chi ne avesse bisogno. All’età di sette anni Concettina si ammalò gravemente. In mezzo alle preoccupazioni dei suoi restò sempre serena e sopportava con gioia i dolori della malattia epidemica. Tra le compagne che frequentavano la dottrina cristiana era la più assidua e la più diligente. In casa aveva un arazzo della Madonna del Rosario: Concettina lo baciava così di frequente che venne a formarsi una macchia sulla tela. Nel 1915, dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, pregava per tutte le vittime. Intanto il papà si ammalò e il 23 agosto del 1915 morì. Concettina restò da sola ad accudire la mamma, anche lei ammalata.



All’età di 18 anni Concettina Ricciardi si fidanzò e il 26 settembre del 1932 sposò G. Rigano, un giovane medico che prometteva di esserle compagno fedele e di renderla felice. In occasione del matrimonio, alle famiglie del quartiere Pozzo Lazzaro vennero distribuiti tanti gelatini realizzati dal vicino bar di Carmelo Parisi “‘u Bossu”. Ma la felicità e la vita coniugale durarono poco, solo otto anni: furono anni di sacrifici, di spine, di pene e di atroci sofferenze. Amò lo sposo sempre, anche quando si vide offesa nei suoi affetti. Non si permise mai una parola, un cenno, un gesto che rinfacciasse al marito la sua infedeltà. Quando la abbandonò definitivamente, per emigrare in Australia contro la volontà di lei, Concettina si chiuse nel dolore, cercando uno sfogo ed un conforto solo nella preghiera. Otto mesi di malattia, inchiodata in un letto di dolore, ne fecero una martire nel più pieno significato della parola. Alcune piaghe si aprirono nel suo corpo, le sofferenze erano atroci ma in tutta la malattia non emise un lamento. Soffriva con gioia insieme a Gesù sofferente. Il dolore, anzi, le era da stimolo a sublimi elevazioni. Alla sua casa era un continuo pellegrinaggio di amici e parenti che venivano a visitarla. Tutti partivano dal suo letto con un motto sulle labbra: “E’ una santa!”. Più di una volta Concettina si vide fatta segno a predilezioni del cielo. Un giorno disse alla mamma di aver visto la Vergine del Carmelo che era venuta ad avvolgerla col suo manto e due giorni prima di morire vide San Giuseppe. Il 3 marzo del 1940, alla presenza di alcuni parenti, tra cui il cappuccino Padre Giampietro da S. Teresa (alias Giuseppe Rigano), Concettina Ricciardi, prima di morire, disse: “Quando sarò lassù manderò sulla terra una pioggia di rose”. La notizia della sua morte si diffuse a S. Teresa di Riva, in tutti i paesi viciniori ed anche a Messina. Una voce unanime si levò: “E’ morta una santa!”. Il suo corpo rimase fresco, il volto sereno, nessun rigore cadaverico, fu vestita del suo abito di terziaria carmelitana. Centinaia di persone vennero a contemplarla sul letto di morte. I funerali si svolsero a Barracca, nella chiesetta di Portosalvo, alla presenza di centinaia di persone. Il suo corpo riposa nel cimitero di S. Teresa di Riva ed ogni anno in occasione dell’anniversario della sua morte si notano ancora oggi tanti pellegrinaggi e la tomba è sempre ricoperta di fiori. 


Testimonianze sulle sue guarigioni


Ecco alcune notizie sulle intercessioni operate da Concettina Ricciardi verso i bisognosi e i malati. Le testimonianze sono firmate dai diretti interessati ed autenticate. Inoltre esistono numerose lettere firmate, provenienti da diverse parti del mondo, che segnalano grazie ricevute o per chiedere qualche oggetto che appartenne alla defunta.

1) Il sig. Paolo Costa, ammalato di diabete, si era rotto il braccio sinistro. Dopo 50 giorni dall’ingessatura i medici constatavano con la radiografia che, causa il diabete, le ossa non si suturavano: bisognava quindi amputare il braccio. La sposa, Carmelina Gregorio, piena di fiducia nell’intercessione della Ricciardi, mise un pezzettino di stoffa di lei tra le fasce avvolgenti il braccio del marito. Dopo pochi giorni i medici constatavano che il braccio era del tutto guarito. (S.Teresa di Riva, 10/06/1940).

2) Il sig. Bellomo Giuseppe da un mese e mezzo stava a letto con pleurite. La malattia era entrata in una fase stazionaria che impazientiva l’infermo. La figlia si procurava una reliquia della Ricciardi, la porge a papà, pregandolo di pregare con fiducia la santa. Il sig. Bellomo l’accetta e si addormenta con una preghiera sulle labbra. La mattina si sente molto meglio. Giunge il medico per la consueta visita. Stupito esclama: “Se non vi avessi visitato prima, crederei che non siate stato mai a letto”. (S.Teresa di Riva, 17/12/1949).

3) Sono stata inferma per la durata di diciotto anni, narra Rosa Garufi di S.Teresa di Riva, con reumatismi cronici alle gambe e ai fianchi. Ho avuto moltissime visite di valenti medici. Ho eseguito numerosi svariati rimedi prescritti ma senza risultati. Avevo abbandonato ogni speranza di riacquistare la perduta salute. Un giorno mi fu detto di rivolgermi alla Beata Concettina Ricciardi. Non me lo feci ripetere due volte. Ho finalmente ricevuto la tanto sospirata grazia…

4) “Mio figlio, ammalato di pleurite, era in pericolo di morte. Si disperava della guarigione. Animati da fede vivissima nella nuova Santa Concettina Ricciardi abbiamo dato all’infermo un’immaginetta di lei. L’ammalato, un fanciullo di nove anni, la riceveva con gioia e ad ogni istante pregava: Beata Concettina, pregate per me. La buona Beata ascoltò le preghiere, guarì il fanciullo e lo restituì al nostro affetto”. (Sebastiano Giannetto - Grotte fraz. di Furci Siculo, 12 agosto 1941).

5) Un giovane viene condotto in clinica per essere operato. Il caso è complicato: ha una cista alla vescica. I medici dubitavano che l’intervento chirurgico potesse salvare la vita del giovane. La famiglia ne era preoccupatissima. Si dà una fotografia ed una reliquia di Concettina Ricciardi all’infermo, il quale vedendosi perduto, prega con viva fede. Dopo due giorni comincia a migliorare. Il male scompare del tutto senza bisogno d’intervento chirurgico”. (Grazia Scarcella - S.Teresa di Riva, 10-01-1941).

(Alcune notizie sono tratte dall’opuscolo - Alla scuola del calvario - pubblicato a Pompei (Na) del 1942)


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