Lunedì 01 Maggio 2017
Impregilo rievoca le penali da pagare. Favorevoli e contrari restano sulle loro posizioni


Ponte sullo Stretto: un dilemma da miliardi di euro

di Rosangela Todaro | 06/10/2014 | OPINIONI

905 Lettori unici | Commenti 3

Ritengo sia giusto richiamare l’attenzione su una notizia, battuta dalle agenzie di stampa nei giorni scorsi, che riguarda la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, alla quale è stato dato scarso rilievo. Dopo due anni di silenzio il tema è tornato d’attualità, in seguito ad una dichiarazione rilasciata da Pietro Salini, amministratore delegato della Salini Impregilo S.p.a., società appaltatrice dell’opera, che ha affermato: “Siamo disponibilissimi a rinunciare alla penali se il progetto dovesse ripartire: è un'opera importantissima come vetrina per l'industria del Paese, perché non è solo la costruzione di un ponte, ma un’occasione per dare visibilità a tutta una filiera tecnologica importante, che ci permetterebbe di presentarci al mondo facendo vedere cosa siamo capaci di fare".  
È opportuno ricordare alcune dati. Il ponte di Messina costituisce un opera strategica per completare il Corridoio Europeo n. 1, per il collegamento Berlino–Palermo, ed è inserito tra i progetti prioritari nell'ambito della sviluppo delle reti transeuropee. L’Impregilo è una delle società di costruzioni italiane di maggiore prestigio ed è a capo del consorzio General Contractor Eurolink, che si è aggiudicato l’appalto per la costruzione dell’imponente opera. Lo stesso Consorzio ha presentato ricorso contro il provvedimento del governo Monti con il quale, nel dicembre 2012, è stata messa una pietra tombale sulla realizzazione dell' opera, ed ha chiesto, a titolo di penale, oltre un miliardo di Euro allo Stato italiano, richiesta su cui i giudici non si sono ancora pronunciati. L’ad Salini, durante un recente incontro con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha spiegato quali sono gli intendimenti della società per quanto attiene la realizzazione del ponte. Il premier, dal canto suo, si è riservato di dare una risposta.
Pagare una penale così alta solo per non realizzare l’opera sarebbe assurdo, anche alla luce degli attuali problemi economici del nostro Paese. Si evidenzia che l'investimento pubblico previsto sarebbe modesto, pari a circa 1,5 miliardi di euro, e che il capitale rimanente dovrebbe arrivare da fonti private. Sappiamo che il collegamento stabile sullo stretto di Messina comporterebbe l’impiego di 40mila posti di lavoro per almeno 10 anni, dando una notevole scossa al sistema economico locale, da tempo ormai in profonda crisi.
Negli anni si sono susseguite numerose manifestazioni di cittadini e ambientalisti contrari al ponte, che temono le conseguenze dell’impatto ambientale dell’opera sull’ecosistema delle aree sulle quali dovrebbe sorgere. Si registrano anche dichiarazione possibiliste, come quella dal ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, a Cosenza, la scorsa settimana. L’associazione messinese CittadinanzAttiva ha annunciato, da qualche giorno, che organizzerà una petizione popolare per l’indizione di un referendum consultivo o propositivo sulla costruzione della megaopera. Non pare dunque ancora possibile mettere la parola fine sulla questione. Certamente rappresenta un argomento da non accantonare con leggerezza, che merita la massima attenzione, soprattutto da parte delle istituzioni politiche nazionali e regionali, oltre che quella degli abitanti delle due sponde dello stretto. Vanno valutate e soppesate le molteplici conseguenze della costruzione del ponte di Messina, mettendo da parte i pregiudizi e i luoghi comuni che spesso risultano fuorvianti

Più informazioni: ponte stretto di messina  


COMMENTI

roberto maria moschella | il 06/10/2014 alle 22:35:59

Il tema ponte torna di attualita' con cadenza periodica, cosi' si mantiene vivo il dibattito e magari nel contempo si ottiene una ulteriore inezione di denaro pubblico per le casse della apposita SPA. Credo che nessuno abbia veramente intenzione di costruire il ponte, perche' e' un affare in perdita,( chi ne sostiene la bonta' o ha insufficienti nozioni di economia elementare, o e' in assoluta malafede, o e' complice inconsapevole di sistemi torbidi). Il grasso che cola invece e' nelle opere accessorie che tranquillamente si possono eseguire come da Tradizione consolidata- per esempio, piu' di mezzo secolo per la Salerno Reggio Calabria; a Scaletta da 5 anni ancora aspettano che si prosegua con le opere promesse; la Messina Catania e' da almeno 20 anni in pietoso e pericoloso stato di degrado. Iniziata 47 anni fa, la A20 messina Palermo, 36 anni per completarla e con qualche difettuccio in diverse gallerie. Tempi comunque migliori dei circa 100 anni che ci son voluti per eliminare, quasi tutte, le baracche del terremoto di Messina. In Sicilia la Tradizione e' stata sempre rispettata e non mi basta lo spazio per narrare delle numerose parrocchie coinvolte nella festa.

roberto maria moschella | il 06/10/2014 alle 22:52:51

......Si evidenzia che l'investimento pubblico previsto sarebbe modesto, pari a circa 1,5 miliardi di euro, e che il capitale rimanente dovrebbe arrivare da fonti private. Sappiamo che il collegamento stabile sullo stretto di Messina comporterebbe l’impiego di 40mila posti di lavoro per almeno 10 anni, dando una notevole scossa al sistema economico locale, da tempo ormai in profonda crisi. ......... Ma chi e' che evidenzia? Quali basi scientifiche hanno queste cifre? Con quale criterio contabile sono state enunciate? Mi chiedo come si possa redigere un serio e credibile business plan con tanti condizionali.

Pippo Sturiale | il 07/10/2014 alle 09:12:46

Finiamola col ponte! Bene ha spiegato Roberto: dal punto di vista economico è un'opera in perdita. Figuriamoci se i privati lavorano in perdita! Caricherebbero tutto sulle nostre spalle. Tenuto conto che, per il vento, il ponte non sarebbe agibile abbastanza frequentemente e che, quindi, il trasporto via mare non potrebbe essere smantellato, i costi per l'utenza aumenterebbero. Il tempo guadagnato, poi, sarebbe irrisorio, tenuto conto che si dovrebbe andare a Spadafora. Basterebbe migliorare la viabilità in Sicilia per avere tempi di percorrenza più brevi. ... infine è notorio che le due coste non sono ferme (si allontanano), quindi si tratta di una struttura con una fine già segnata .... non è progettata per resistere ad un terremoto pari al massimo registrato nella zona ... CUI PRODEST??!!

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