Mercoledì 20 Giugno 2018
Le storie di due ritorni raccontate a S. Teresa da Serena Raffiotta e Ketty Tamà


Morgantina e l'abbazia d'Agrò protagoniste all'evento "archeospettacolare" di Archeoclub

18/03/2018 | CULTURA E SPETTACOLI

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Raffiotta, Crisafulli, Brianni e Tamà

“Una serata… archeospettacolare”. Ha definito così Filippo Brianni, presidente di Archeoclub Area Jonica Messina, il convegno “Welcome home, arte!” organizzato da Archeoclub, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, al Palazzo della Cultura di S. Teresa di Riva. L’evento, moderato da Mariapia Crisafulli, ha avuto come momento centrale gli interventi di due protagoniste di importanti rientri in Sicilia di opere d’arte che nel corso dei secoli erano state portate all’estero. Serena Raffiotta, brillante archeologa indipendente, ha parlato di “Morgantina, la casa degli Dei”,  vasta e suggestiva area archeologica nel territorio di Aidone, città greca in grado di produrre tantissime opere  che nel corso del XX secolo, dopo la scoperta del sito, iniziarono ad essere oggetto di continui furti da parte di tombaroli. In molti casi, attraverso giri articolati, queste opere finirono in musei importanti, come il Paul Getty di Los Angeles. Lì trovarono collocazione, tra gli altri, gli argenti di Morgantina e soprattutto le statue di Demetra e la testa di Ade. La Raffiotta ha parlato proprio di come queste due opere sono tornate al museo di Aidone. In particolare, con riferimento alla testa di Ade, ha narrato come quel ritorno sia stato il frutto di un importante coincidenza tra lavoro archeologico e “destino”. Un lavoro partito da un piccolo ricciolo blu trovato a Morgantina ed evidentemente perso dai tombaroli durante il trafugamento della statua. Quel trovò posto in uno studio e una tesi di laurea della Raffiotta che venne poi pubblicata e fu casualmente scambiata con un’altra archeologa la quale studiava le statue del Paul Getty Museum. Fu a quel punto che si scoprì come il ricciolo studiato dalla Raffiotta coincideva perfettamente con la parte di barba mancante nella statua detenuta al Getty. Da lì partirono le ulteriori indagini che portarono a confermare la provenienza illecita di quella statua, la disponibilità del museo a restituirla a Morgantina, il sequestro da parte dei Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e, infine, la ricollocazione al museo di Aidone.

La seconda “favola reale” l’ha raccontata l’architetto Ketty Tamà, l’altra “sognatrice concreta” (come le ha definite la moderatrice Mariapia Crisafulli). È quella della biblioteca del monastero dei SS. Pietro e Paolo d’Agrò di Casalvecchio Siculo. La Tamà ha narrato di come sia stato possibile far tornare (con la sinergia di Lions, Comune, Archeoclub e privati) nove codici scritti a S. Pietro e finiti alla biblioteca dell’Escorial di Madrid, da dove sono stati prelevati in formato digitale e posizionati in un totem allestito dal comune casalvetino. Adesso si lavorerà ad un comitato che coinvolga il Polo museale e che possa consentire la nascita a S. Pietro di una “experience room”, in modo che questi testi, seppur in forma digitale, possano essere fruiti in modo originale ed innovativo.

Al convegno è intervenuta anche Ninuccia Foti, presidente dell’Osservatorio dei beni culturali dell’Unione dei Comuni, la quale ha anche trattato dei progetti di restauro di testi antichi in corso presso il Liceo di S. Teresa. Presenti anche gli alunni della IV B del Liceo scientifico di S. Teresa, guidati dalla professoressa Tindara Filoramo, che sta conducendo con Archeoclub un progetto di alternanza scuola-lavoro per “operatore culturale”. Sono intervenuti, tra gli altri, anche: i professori Pamela Tamà e Nino Palella e l’ex presidente di Archeoclub, Santino Mastroeni. L’Amministrazione  di S. Teresa , presente con il vicesindaco Annalisa Miano, gli assessori Giammarco Lombardo e Domenico Trimarchi, insieme alla presidente del Consiglio Domenica Sturiale e al consigliere Santino Scarcella – ha offerto un omaggio floreale alle due relatrici e la Miano ha sottolineato l’importanza delle collaborazioni tra comune e le associazioni che operano sul territorio.

In chiusura dei lavori il presidente Archeoclub Area Ionica, Filippo Brianni, ha auspicato che “questo convegno lasci come messaggio l’importanza di studiare e riportare in Sicilia le opere rubate e impedire che quelle riportate con tanta fatica vengano nuovamente fatte emigrare”. Il riferimento esplicito era alla Demetra di Aidone che, secondo una proposta dell’assessore regionale ai Beni culturali, sarebbe dovuta essere esposta a Roma o a Palermo; un’iniziativa scongiurata da una forte azione di mobilitazione, che ha coinvolto Archeoclub sia nei suoi segmenti locali che nei suoi vertici nazionale. “Una battaglia – ha concluso Brianni - che chiedeva e chiede il miglioramento delle condizioni espositive e logistiche ad Aidone anziché costosi, pericolosi e culturalmente ingiustificati trasferimenti”.


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