Martedì 16 Gennaio 2018
Dovrà risarcire 13mila 204 euro. Già annunciato ricorso in Cassazione


Spese pazze all’Ars, Cateno De Luca condannato dalla Corte dei conti

di Redazione | 07/02/2017 | CRONACA

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Cateno De Luca

Assolto lo scorso 11 luglio dal Tribunale di Palermo dall’accusa di peculato, Cateno De Luca è stato invece condannato dalla Corte dei conti per le cosiddette “spese pazze” all’Assemblea regionale siciliana nel periodo tra il 2008 e il 2012, quando era capogruppo di Forza del Sud. La condanna di primo grado emessa lo scorso anno è divenuta definitiva e De Luca è chiamato a risarcire 13mila 204 euro: la Sezione giurisdizionale d’Appello ha infatti respinto il ricorso presentato dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Cozzo, reputando condivisibili le conclusioni cui erano giunti i giudici di primo grado sulla “sussistenza sia del danno erariale che dei comportamenti caratterizzati da colpa grave tenuti dal De Luca nella gestione del contributo unificato assegnato al gruppo”. All’ex capogruppo venivano imputate, in particolare, tre voci di “danno erariale”: 5mila 435 euro a lui rimborsati per spese di alberghi e ristoranti (2mila 580 euro) e carburante (2mila 855 euro), 5mila 958 a favore del gruppo parlamentare per alberghi e ristoranti ed altri mille 810 euro per l’acquisto di 133 agende Nazareno Gabrielli, ordinate dalla sua segreteria politica di Messina e lì consegnate in prossimità delle festività di fine d’anno 2010. “Tali peculiari circostanze – si legge nelle motivazioni – nonché il cospicuo numero di agende acquistate inducono, quindi, fondatamente a ritenere, in mancanza di specifici elementi in contrario, che le agende fossero destinate all’effettuazione, da parte del De Luca, di regalie personali, senz’alcuna concreta attinenza con le finalità istituzionali del gruppo Forza del Sud, il quale (come si desume dalla relazione della Guardia di Finanza, allegata al fascicolo processuale), all’epoca, era peraltro assai esiguo (appena sei componenti)”.

L’attuale sindaco di S. Teresa di Riva ha annunciato che presenterà ricorso per Cassazione perché ritiene di essere stato assolto in sede penale con formula piena per non aver commesso il fatto e perché ritiene che la Corte dei conti non aveva alcuna competenza sulla materia perché i gruppi parlamentari dell’Ars fino al 2013 non erano sottoposti ad alcun obbligo di rendicontazione.


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