Martedì 21 Novembre 2017
Arringa finale dell'avvocato Carlo Taormina. Il Collegio si è riunito per il verdetto


Processo Fiumedinisi, domani sentenza per De Luca: "Vogliono farlo fuori politicamente"

di Andrea Rifatto | 09/11/2017 | CRONACA

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Cateno De Luca in aula con i suoi legali

Slitta a domani la sentenza del processo sul cosiddetto "Sacco di Fiumedinisi”, che vede imputato per tentata concussione e abuso d'ufficio Cateno De Luca, arrestato ieri con l’accusa di essere a capo di un’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale, e altre 17 persone tra ex amministratori comunali del comune collinare, tecnici e consulenti. Dopo sette ore di udienza, alle 17 di oggi la corte della Seconda Sezione penale, presieduta da Mario Samperi e composta dai giudici Rosa Calabrò e Valeria Curatolo, ha rinviato a domani alle 13, dopo la camera di consiglio, per la lettura della sentenza che porrà fine al procedimento di primo grado. De Luca, coinvolto come sindaco di Fiumedinisi all’epoca dei fatti contestati (tra il 2004 e il 2010), è giunto accompagnato dai suoi avvocati Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi e dai carabinieri, in quanto è ristretto da ieri ai domiciliari. Insieme a lui altri 14 imputati (tre gli assenti tra cui Carmelo Satta, anche lui ai domiciliari da ieri, che ha rinunciato all’udienza) in un’aula gremita visto che oggi tutti si attendevano il verdetto finale. In apertura il presidente ha preso atto dell’inammissibilità pronunciata dalla Cassazione sull’istanza di spostamento del processo a Reggio Calabria e ha comunicato che il Collegio prima e il solo giudice Curatolo dopo avevano proposto al presidente del Tribunale di astenersi dal giudizio. Richieste tutte respinte. De Luca aveva infatti messo in discussione l'imparzialità del Collegio, anche nell’istanza di spostamento, perché indotto a ritenere che la Curatolo in particolare nutrisse risentimento nei suoi confronti. Tesi non ritenuta valida né dalla Suprema Corte e dal Tribunale di Messina. La Seconda sezione ha inoltre rigettato la richiesta di assunzione di nuovi mezzi istruttori che Taormina e Micalizzi aveva avanzato in precedenza, dando poi la parola a De Luca che ha chiesto di poter fare dichiarazioni spontanee.

“Non volevo sfuggire al processo ma abbiamo presentato la richiesta di spostamento a Reggio Calabria perché mi serviva tempo per dimostrare le mie tesi – ha detto l’ex sindaco di Fiumedinisi e S. Teresa di Riva nel suo intervento, durato poco più di un’ora, dove ha ricostruito tutta la vicenda sostenendo come gli inquirenti abbiano occultato atti importanti che smontavano l’impianto accusatorio, senza entrare dentro le vere questioni e contestando in particolare il sequestro del suo immobile e delle difese spondali del torrente Fiumedinisi, revocato dal Tribunale nel febbraio scorso. "Io non sono colpevole di concussione, come mi accusa la Procura, ma vittima di estorsione da parte di chi mi ha denunciato, perché mi hanno proposto una transazione e un avvocato non fa una transazione senza che lo sappiano i suoi clienti”. Poi accuse anche alle associazioni ambientaliste e all’ex capo del Genio civile di Messina, l’ingegnere Gaetano Sciacca, “che in Aula ha detto un mucchio di falsità che dovrà spiegare, contestando la legittimità di opere che ho fatto per salvare Fiumedinisi dalle alluvioni. Sono stato accusato per aver lavorato bene sul territorio come a S. Teresa Teresa, mentre qui a Messina non riescono a recepire nessun finanziamento” – ha aggiunto.

De Luca è un personaggio che deve essere fatto fuori politicamente perché dà fastidio – ha esordito nella sua arringa di quattro ore l’avvocato Carlo Taormina – ma non ci riusciranno. Non voglio fare discorsi complottistici ma secondo noi c'è un filo unico che dal 2011 al 2017 lega alcune azioni giudiziarie contro di lui, perché alcuni elementi fanno pensare che questo complesso di contestazioni siano indirizzate a mettere in cattiva luce De Luca per avere vantaggi politici. Gli si contesta di aver avuto attenzione per un piccolo paese di mille anime e di voler farlo diventare una piccola metropoli, facendo uscire dal degrado la comunità con un’azione politico-amministrativa basata su sane idee di sviluppo – ha proseguito Taormina puntando a smontare tutto l’impianto accusatorio – e all’Ars ha fatto una lotta alla mafia accusando prima l’ex governatore Totò Cuffaro e poi anche Raffaele Lombardo, facendo una lotta per smascherare le truffe sui bilanci della Regione. Lombardo in particolare è stato l’artefice di questa storia non solo perché preoccupato per quello che stava accadendo a Palazzo dei Normanni perché De Luca denunciava le storture del bilancio ma voleva anche di liberarsi di lui come sindaco perché stava portando avanti seri processi di metanizzazione del territorio con Fiumedinisi come comune capofila. A questa situazione, attenzionata anche dagli interessi mafiosi, era interessato anche Lombardo”. Domani l'ultimo passaggio con cui i giudici decideranno se De Luca (che ha chiesto e ottenuto di potersi recare autonomamente in Tribunale senza forze dell'ordine) e gli altri 17 imputati siano colpevoli o meno.

Più informazioni: sacco fiumedinisi  


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