Mercoledì 23 Agosto 2017
Operazione della Dia nei confronti dell'imprenditore ritenuto organico ai clan


Legami tra mafia catanese e messinese, confiscati 4,8 milioni a Bucceri di Letojanni

06/03/2017 | CRONACA

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La Direzione Investigativa Antimafia di Messina, insieme con i colleghi del Centro operativo di Catania, e con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Messina, ha confiscato beni per 4,8 milioni di euro a Concetto Bucceri, detto “Cricchiolo”, imprenditore di Letojanni ritenuto organico al clan dei barcellonesi operante sul versante tirrenico della provincia di Messina e legato ai Santapaola-Picanello di Catania. Questa mattina sono state confiscate due imprese attive nel settore delle costruzioni ed opere di ingegneria civile, due fabbricati e otto terreni, utilizzati, in parte come sedi operative, 13 mezzi strumentali alle attività, una polizza vita e vari rapporti finanziari. La confisca è stata disposta dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina - su proposta formulata dal direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, a conclusione di un’attività di indagine che ha consentito di svelare come Bucceri sia riuscito, nel tempo, a schermare, attraverso la compiacenza di fidati prestanome, tra cui anche il figlio, imprese con fatturato considerevole ed operanti nel settore delle commesse pubbliche. Ciò gli ha consentito di accumulare illecitamente un patrimonio risultato essere, sulle base delle indagini finanziarie effettuate, sproporzionato rispetto ai redditi individuali ufficialmente dichiarati. Concetto Bucceri è un sorvegliato speciale con precedenti per associazione mafiosa, usura, rapina, truffa, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi e ricettazione, ed è stato coinvolto, in passato, in diverse operazioni di polizia tra le quali “Free Bank”, “Vivaio” e “Gotha” (che ha permesso, alla Dia di Messina e al Ros dei Carabinieri, di eseguire 24 ordinanze di custodia cautelare e di sequestrare preventivamente beni per 150 milioni di euro). Di Bucceri parlano anche alcuni collaboratori di giustizia come Carmelo Bisognato e Alfio Giuseppe Castro che hanno raccontato del suo ruolo di primo piano e dei forti legami tra Cosa nostra catanese e i clan del Messinese e in particolare del Barcellonese. 


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